Tra i 30 Big di questa 76esima edizione di Sanremo c’è anche Nayt, rapper classe ’94, che sull’Ariston porta un’analisi interiore e la ricerca della propria identità. Nella sua carriera si contano nove album, di cui tre d’Oro e due di Platino.
Dall’esordio con l’album Nayt One al brano sanremese Prima che, l’artista è riuscito a imporsi sulla scena urban italiana, grazie a una penna autentica ed esplicativa. Nei suoi brani, Nayt racchiude la verità dei tempi correnti, con un’analisi sincera dell’attualità.
Vediamo meglio chi è il rapper, che si presenta nella sua prima partecipazione a Sanremo con un background ben solido nel mondo musicale italiano.
Chi è Nayt, rapper introspettivo

Nayt, nome d’arte di William Mezzanotte, è nato il 9 novembre 1994 a Isernia, anche se è cresciuto a Roma. Come riporta SkyTg24, ha iniziato la propria carriera lontano dai social e dai talent show. A soli 14 anni, infatti, ha iniziato a fare musica e a scrivere i primi pezzi. Nel 2011 pubblica il suo primo singolo, da indipendente, No Story, a cui segue l’album Nayt One.
Negli anni, l’artista ha pubblicato nove album, di cui tre che hanno ottenuto il disco d’Oro e due quello di Platino. Il tratto distintivo della sua penna è l’introspezione, tanto da inserire Nayt nella rap conscious, forma di scrittura che punta molto sull’analisi interiore. A tal proposito, l’artista, in un’intervista ripresa da SkyTg24, a dichiarato:
Sento più il desiderio di comunicare che di categorizzare.
Il rap conscious è un’altra etichetta che ha preso piede in Italia negli ultimi anni, ma è solo un modo nato per dire che esiste anche il rap che parla seriamente di certi temi.
Ma quello in realtà c’è sempre stato.
Il rap è il genere musicale più esplicito da un punto di vista testuale, perché ha tante parole e un linguaggio molto diretto.
Quindi è uno specchio molto più fedele della società e del nostro linguaggio.
Nel rap puoi trovare la volgarità, l’introspezione, la spiritualità, i temi sociali, la politica, la letteratura e anche il materialismo e il sessismo di cui spesso si parla perché nella società si trova anche tutta roba.
Nayt tende non solo ad analizzare la propria interiorità, quindi, ma anche i tempi correnti. Il massimo esempio di ciò è racchiuso nel suo ultimo progetto, il brano Di abbattere le mura (18 donne), contenuto nell’album Lettera Q, in cui viene citato il femminicidio di Giulia Cecchettin:
Penso che le persone debbano fare quello che sentono sempre e di conseguenza anche gli artisti.
Mi interessa più la radice, la natura del mondo di cui facciamo parte, piuttosto che concentrarmi sul singolo caso.
Ci si dovrebbe concentrare sui femminicidi, sulle guerre, sui genocidi, sulla disparità economica, ci sarebbero tante cose su cui fare critica sociale, ma sappiamo quanto poco interessino alle persone questi temi.
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Nayt a Sanremo 2026
Nayt è in gara a Sanremo con il brano Prima che. Il testo, scritto dal rapper e prodotto da Zef, racconta della ricerca della propria identità, rimanendo così coerente con quella che è la caratteristica principale dell’artista. SkyTg24 ha ripreso le parole di Nayt a riguardo:
Parla della volontà, del tentativo di cercare di stare insieme agli altri e della ricerca dell’identità personale e collettiva, perché penso che ci scontriamo spesso, sempre di più, soprattutto in questo periodo storico, con un’incapacità di vedere l’altro, di avere dibattiti e confronti sani che ci permettono di crescere e di stare insieme, quindi piuttosto scegliamo di dividerci.
Nella serata delle cover, il rapper salirà sul palco dell’Ariston con Joan Thiele, che lo accompagnerà nell’esecuzione de La canzone dell’amore perduto di Fabrizio De André. Sulla scelta del brano, Nayt ha confessato:
Avevo da subito in testa Joan, che ritengo un’artista italiana incredibile, assurda.
Ero in dubbio se portare D’André o Enzo Carella con Mare sopra e sotto, anzi tendevo più per quest’ultimo.
Comunque erano due pezzi autoriali fortissimi.
Per me era importante portare nella serata delle cover qualcosa che potesse farmi esprimere anche dal punto di vista cantautorale perché sta nel mio spettro, non sono solto un rapper.
Infine, l’artista si è espresso sulla propria partecipazione al Festival, raccontando a Rolling Stone quanto ripreso da SkyTg24:
Ho iniziato giovanissimo, intanto stavo crescendo come uomo, quindi mi chiedevo spesso che cosa stessi facendo o se stessi perdendo tempo.
La paura era di non farcela, di fallire, che fosse ormai troppo tardi.
Ma poi non riuscivo a fare nient’altro che questo con la stessa passione della musica.
Penso che il percorso che mi ha portato oggi a Sanremo sia stato molto semplice e lineare, ho costruito tutto questo percorso di crescita in questi anni in un modo molto lento ma solido.
Vado nel modo più onesto possibile e lo sto affrontando con molto entusiasmo sinceramente, cercando di prepararmi al meglio sotto ogni aspetto.
Poi come il pubblico accoglierà il mio immaginario e tutto quello che porto lo scopriremo.
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