A Cannes vanno in scena i diritti sociali, Cate Blanchett: “Amerei un festival con il 75% di film girati da donne”

Alla 79esima edizione del Festival di Cannes sono centrali i diritti sociali e l'analisi di sé. A parlare non sono solo i film ma i protagonisti del mondo cinematografico, come Cate Blanchett che ha riflettuto sul ruolo delle donne nel cinema.

Giorgia Fazio
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Le battaglie per la libertà e i diritti fanno da protagoniste alla 79esima edizione del Festival di Cannes, come sottolinea Ansa. Numerosi sono, infatti, i film che parlano di un’analisi introspettiva di sé o della società che ci circonda, più o meno realistica.

Ecco, quindi, che sono stati presentati Moulin, Garance, Hope. Accanto a questi titoli, diverse star si sono esposte sulla questione femminile nel cinema, la disparità di genere o la situazione geopolitica nel mondo. Cate Blanchett e Javier Bardem, per esempio, non hanno mai smesso di schierarsi affianco di cause sociali, nonostante si possano verificare ripercussioni sulle loro carriere.

Analisi di sé e della società al Festival di Cannes

Sono numerosi i temi della 79esima edizione del Festival di Cannes, ma tutti sono accomunati da una forte propensione verso il sociale, che sia una lotta per i diritti della collettività o un’introspezione negli angoli più remoti del proprio sé. Come fa sapere Ansa, infatti, tra i film presentati in questi giorni c’è Moulin, dell’ungherese László Nemes.

Ambientato nel 1943, racconta la storia del soldato Jean Moulin, interpretato da Gilles Lellouche, eroe della Resistenza francese. A tal proposito, il regista ha spiegato: Che cosa significa resistere? Come si lotta per i propri valori fino al punto di morire per essi?. Ecco, quindi, che prende vita la descrizione delle vicende del tempo, tra arresti e torture, con un impeccabile iperrealismo. La stessa intensità è stata ripresa da Jeanne Herry per Garance.

Una magistrale Adele Exharcopoulos interpreta, per l’appunto, Garance, attrice 36enne alle prese con la dipendenza dall’alcool. Si tratta di una storia di cadute profonde e di rinascita, grazie all’amore, alla durezza della vita e alla consapevolezza che ci sono sempre tempo e modo per reinventarsi.

Un’altra analisi della realtà, che in questo caso è alquanto fantascientifica, è quella di Hope, del regista sudcoreano Na Hong-Jin. A recitare nel survival sci-fi sono Hwang Jung-min, Zo In-sung, Jung Ho-yeon, Taylor Russell, Cameron Britton, Alicia Vikander e Michael Fassbender, intenti a difendere il proprio villaggio da una creatura misteriosa. I protagonisti da cacciatori diventano prede, ma nessuno mai cade realmente nelle grinfie degli extraterrestri.

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Blanchett e Bardem paladini dei diritti a Cannes

Cate Blanchett Cannes

Tra i nomi che più si sono esposti sui temi sociali durante questa 79esima edizione del Festival di Cannes ci sono Cate Blanchett e Javier Bardem. L’attrice, riporta Ansa, durante l’incontro con il pubblico nel corso della serie Rendez Vous, ha parlato della sua esperienza lavorativa, soprattutto in relazione ai rapporti con grandi registi e artisti.

Nello specifico, Blanchett ha affrontato il tema del movimento femminile, della disparità di genere e del modo in cui vivono il cinema le donne che ci lavorano. Ecco le sue dichiarazioni, riprese da Repubblica:

È triste parlare del MeToo definendolo ‘un periodo’, è stato soffocato molto rapidamente perché faceva paura.

Oggi ci sono molte persone con una certa visibilità che possono parlare in relativa sicurezza e dire: ‘Questo è successo anche a me‘, ma la cosiddetta persona comune che denuncia perché viene messa a tacere?

È emerso uno strato sistemico di abusi, non solo in questo settore, ma in tutti i settori, e se non si identifica un problema, non lo si può risolvere.

Sui set cinematografici, che io continuo a frequentare, ci sono sempre 10 donne e 75 uomini.

Adoro gli uomini ma entrare in un ambiente di lavoro omogeneo diventa noioso per tutti, e penso che abbia un effetto poi sul lavoro.

Poi l’attrice, che sostiene i registi rifugiati e tutti coloro che raccontano storie di sfollamento, ha riflettuto su quanto i festival diventino in questi casi un faro su tali argomenti:

È triste che i festival cinematografici diventino improvvisamente l’unico luogo in cui si possa parlare di guerre, conflitti, genocidi, come se questi problemi potessero essere risolti qui, ma è molto importante continuare a parlarne.

Vorrei solo che nei vari question – time dei parlamenti di tutto il mondo fossero un po’ più onesti nell’affrontare questi temi e un po’ più orientati alle soluzioni.

I festival stanno diventando sempre più… siamo come orsi polari su piattaforme di ghiaccio, ecco quelle piattaforme di ghiaccio sono i festival.

Io amerei un festival con il 75% di film girati da donne e persone di colore, ma sono sicura che se succedesse la gente urlerebbe ‘ma che succede?

Però non sarebbe straordinario?

I festival sono posti importanti non solo per i cineasti ma soprattutto per gli spettatori.

Come Blanchett, a essere portavoce di diritti e questioni sociali è anche Javier Bardem. L’attore non si è mai tirato indietro dal dire il proprio punto di vista sulla questione a Gaza, nonostante la paura di poter avere delle ripercussioni negative sul suo lavoro. A tal proposito ha dichiarato quanto riportato da Ansa:

Bisogna pur agire nonostante la paura.

La cosa importante è potersi guardare allo specchio ed essere a proprio agio con la propria etica.

E per me è sempre stato così, perché mia madre mi ha insegnato a essere in questo modo.

Non c’è un piano B.

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