Tra i più grandi miliardari della storia, la figura di Chuck Feeney rappresenta una meravigliosa testimonianza di generosità e altruismo. Feeney infatti non è diventato leggenda per quanto ha accumulato, bensì per quanto ha sottratto al proprio patrimonio. La sua storia è quella di un uomo che ha inventato lo shopping aeroportuale moderno per poi morire in povertà. Non si è trattato di un tracollo finanziario, ma di una scelta filosofica precisa: il Giving while living.
L’imprenditore e filantropo ha speso l’ultima parte della sua esistenza con lo scopo di distribuire la sua immensa fortuna, superiore agli 8 miliardi di dollari, a chi ne aveva bisogno, tenendo per sé solo il necessario per pagare l’affitto di un piccolo appartamento e le varie spese quotidiane.
Oggi, guardando indietro, appare chiaro come il suo impatto abbia ridefinito il concetto stesso di filantropia, ispirando giganti come Bill Gates e Warren Buffett, ma facendolo con uno stile talmente riservato da guadagnarsi, come riporta Forbes, il soprannome di “James Bond della filantropia”.
Chuck Feeney, il miliardario con l’orologio da 15 dollari

Chi era davvero Chuck Feeney? Il miliardario è nato nel New Jersey durante la Grande Depressione da una famiglia di immigrati irlandesi. Dopo aver servito come operatore radio nella Guerra di Corea e aver frequentato la Cornell University grazie ai sussidi per i veterani, è riuscito ad intuire prima di tutti il potenziale del commercio esentasse. Così, come riporta “Forbes”, nel 1960 ha fondato la Duty Free Shoppers, costruendo un impero che ha trasformato gli aeroporti di tutto il mondo in centri commerciali di lusso.
Tuttavia, mentre i conti in banca crescevano a dismisura, lo stile di vita di Chuck Feeney andava nella direzione opposta. Niente yacht, niente ville di rappresentanza, niente autista. Come riporta “Forbes”, Feeney era famoso per indossare un orologio da 15 dollari, per utilizzare sacchetti di plastica al posto delle ventiquattrore di pelle e per viaggiare rigorosamente in classe economica, anche se avrebbe potuto comprarsi l’intera compagnia aerea.
Il punto di svolta della sua vita avvenne in segreto già nel 1984, quando trasferì la totalità delle sue quote aziendali alla sua fondazione, la Atlantic Philanthropies. Per anni il mondo della finanza lo ha creduto uno degli uomini più ricchi del pianeta, senza sapere che in realtà, tecnicamente, possedeva meno di un manager di medio livello. Viveva in un appartamento in affitto a San Francisco insieme alla moglie Helga, mangiava hamburger in pub modesti e lavorava nell’ombra per svuotare le casse prima che arrivasse la sua ora.
Un lascito da 8 miliardi per aiutare gli atri
Il patrimonio di Chuck Finey, stimato intorno agli 8 miliardi di dollari, è stato diviso strategicamente ed equamente per risolvere problemi strutturali della società. Come segnala “Il Post”, i fondi dell’Atlantic Philanthropies hanno cambiato il volto di intere nazioni e settori.
Chuck Feeney ha investito quasi un miliardo di dollari nella Cornell University, creando un campus tecnologico a New York. Ha modernizzato il sistema sanitario in Vietnam, permettendo la costruzione di strutture ospedaliere all’avanguardia. Ha finanziato la lotta per l’abolizione della pena di morte negli Stati Uniti e sostenuto campagne per i diritti civili.
Forse l’intervento più delicato e meno noto è stato quello in Irlanda del Nord. Negli anni Novanta, Feeney usò le sue risorse e la sua influenza per finanziare iniziative segrete che facilitassero il processo di pace, spingendo i paramilitari ad abbandonare la lotta armata.
Feeney aveva una visione chiara: i soldi non servono dopo la morte. Criticava le fondazioni che accumulavano capitale per esistere in perpetuo. La sua doveva chiudere, e così ha fatto nel 2020, dopo aver esaurito ogni centesimo. Come riporta “Il Post”, Feeney ha spiegato così la sua fretta nel donare:
Non vedo perché rimandare quando c’è così tanto da fare ora, sostenendo le giuste cause.
Inoltre, è molto più divertente donare da vivi che da morti.
Quando se n’è andato davvero nel 2023, Feeney aveva raggiunto il suo obiettivo: i conti erano praticamente a zero. Aveva tenuto circa 2 milioni di dollari, una cifra irrisoria rispetto al capitale generato, sufficiente solo per garantire una serena vecchiaia a lui e a alla moglie.
In una società come quella odierna, in cui si continua spesso a misurare il valore delle persone in base a ciò che possiedono, la figura di Chuck Feeney si staglia come una potente contronarrazione. La sua eredità più grande, infatti, non risiede negli edifici costruiti o nelle cifre donate, ma nella dimostrazione pratica che la vera ricchezza non è quella che si accumula, ma quella che si restituisce al mondo.
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