Harvard premia Giovanni per la sua app sulla sicurezza stradale: “Nata per ricordare i miei fratelli”

Dopo la scomparsa dei fratelli a causa di un incidente stradale, Giovanni Pintor ha fatto della responsabilizzazione la sua missione di vita. Quindi, ha creato un'app che segnala le strade da aggiustare, così da "proteggere" la gente. La sua idea ha colpito i professori di Harvard, che lo stanno aiutando a migliorare l'applicazione.

Giorgia Fazio
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Il premio che Giovanni Pintor ha ricevuto ad Harvard per aver sviluppato un’app sulla sicurezza stradale vale molto di più di un semplice riconoscimento. Per il 29enne di Nuoro, infatti, si tratta di portare in alto il nome dei fratelli Francesco e Matteo, morti nel 2017 a causa di un incidente in macchina.

Da quel giorno Giovanni, che era con loro sulla vettura, ha iniziato a lavorare con il fondo Onu per la sicurezza stradale e a fare di ciò il fulcro della sua vita. L’idea di responsabilizzare le persone che attraversano l’asfalto ogni giorno ha portato alla realizzazione di Nepo, app pensata proprio per segnalare le strade da aggiustare.

Il progetto del giovane, che attualmente studia negli Stati Uniti, è piaciuto ai professori di Harvard, che hanno scelto di aiutarlo nel migliorare l’applicazione. Tutto ciò Giovanni lo continua a fare sempre nel ricordo dei suoi amati fratelli.

La storia di Giovanni Pintor

È il 25 dicembre 2017 quando la vita di Giovanni Pintor, allora 20enne, cambia drasticamente. Quel giorno si trovava sulla Ford Fiesta insieme al cugino Alessandro Satta e ai fratelli Francesco, 23 anni, e Matteo, 16. I quattro erano diretti a casa della nonna, per trascorrere con la famiglia il pranzo di Natale.

All’altezza del chilometro 64 della SS 129 sarda, nel tratto di strada noto come la “curva della morte”, la macchina ha improvvisamente sbandato e, nonostante la velocità non fosse alta, l’impatto ha avuto un esito terrificante. Il guardrail che avrebbe dovuto proteggere la vettura l’ha, invece, infilzata. Francesco e Matteo sono morti sul colpo, mentre Giovanni non ha mai dimenticato quei momenti:

Era una bella giornata, eravamo tutti sobri e stavamo raggiungendo il resto della famiglia per il pranzo di Natale a Pattada.

Ho negli occhi mio cugino che guidava e quella strada fatta centinaia di volte.

Poi la sbandata all’altezza della curva.

La velocità era talmente ridotta che in quel momento il mio pensiero è stato per mia madre che si sarebbe arrabbiata per il ritardo al pranzo.

Poi il buio.

Questo è il racconto del 29enne, ripreso da Il Messaggero. Nei nove anni che sono trascorsi, Giovanni ha sempre inseguito l’obiettivo di compiere un’azione concreta nell’aumentare la sicurezza in strada. Si è, quindi, laureato a Ginevra e ha iniziato a lavorare con il fondo Onu, proprio per la sicurezza stradale, diretto da Jean Todt.

In contemporanea, il giovane ha portato avanti una battaglia in tribunale, che dura ancora adesso, insieme alla famiglia, per provare la responsabilità nella mancata manutenzione della strada e la non conformità del guardrail in quel tratto stradale. Si sono aggiunte, poi, numerose campagne di sensibilizzazione, sempre sull’argomento, che sono sfociate nel collettivo Nepo: “Nepò era come ci chiamavamo con i miei fratelli e poi cantavamo sempre insieme in cameretta“.

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L’app di Giovanni, da Nuoro ad Harvard

Giovanni app Harvard

La missione di Giovanni Pintor è proseguita anche negli Stati Uniti, dove il 29enne si è trasferito per frequentare la Magistrale. Nonostante fosse dall’altra parte del mondo, il giovane ha continuato a collaborare con il collettivo Nepo, nella realizzazione di un qualcosa di più concreto sulla sicurezza stradale.

Giovanni e i suoi compagni hanno realizzato, quindi, un’omonima app che possa coinvolgere le persone e segnalare tutte le strade da aggiustare. L’idea di base è semplice, come riporta lo stesso Giovanni a Il Messaggero:

Una app che permette a tutti di segnalare i problemi stradali come poteva essere la curva della morte a quel tempo, un modello con un navigatore integrato, una sorta di Waze, però per le strade sicure.

Così l’algoritmo, grazie alle segnalazioni degli utenti ti evidenzia le strade più sicure e allo stesso tempo quelle strade vengono indicate come da “aggiustare”.

C’è poi il possibile coinvolgimento delle assicurazioni.

Perché se c’è una lezione che ho imparato all’Onu è che se non crei capitale non crei cambiamento purtroppo.

Quindi l’idea è stata: ma se noi riusciamo a fare qualcosa che ottimizza il calcolo del rischio perché la gente riesce a evitare incidenti, perché conosce la qualità dell’infrastruttura dove sta guidando, allora potrebbe esserci anche un risparmio economico.

Chi utilizzerà Nepo aiuterà a far mettere a posto quelle strade e di conseguenza ad avere meno risarcimenti che fuoriescono dalle casse delle assicurazioni.

Se noi tutti avessimo meno incidenti stradali anche i risarcimenti delle assicurazioni sarebbero molti meno e di conseguenza anche i nostri premi.

Nepo, quindi, ha vinto un bando con i fondi del PNRR e l’app è stata sviluppata e poi lanciata. A gennaio 2026 Giovanni, studente ad Harvard, ha incontrato il professor Randy Cohen, che nell’università tiene un corso per consentire agli studenti di sviluppare le proprie start up.

Alla fine delle lezioni, si è tenuta una “gara” tra 80 alunni, a cui è stata data la possibilità di presentare i propri progetti e confrontarsi con i potenziali investitori. Giovanni ha raccontato la sua storia e l’idea di creare un sistema che responsabilizzi le persone in strada. Il progetto è, dunque, piaciuto ai professori, che si sono impegnati ad aiutare il 29enne nel miglioramento di Nepo:

Adesso stiamo cercando di migliorare l’app, il passo più importante è parlare con chi la usa e chiedergli cosa funziona, perché la usano, cosa non va bene secondo loro e quindi capire se ha senso, cioè se il meccanismo è collegato in tutte le sue parti.

Con il supporto di tutti possiamo contribuire a costruire qualcosa di utile che abbia ricadute reali nella vita di tutti.

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