Francesca e Sofia sopravvissute a Crans-Montana: “Stiamo provando a tornare alla normalità”

Dopo mesi passati in ospedale, Francesca Nota e Sofia Donadio hanno raccontato com'è la loro vita dopo Crans-Montana. Le ragazze sono già tornate a scuola e stanno riassaporando un po' di normalità.

Giorgia Fazio
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Francesca Nota e Sofia Donadio stanno riprendendo in mano la loro vita dopo la tragedia di cui sono state protagoniste nella notte tra il 31 dicembre e l’1 gennaio scorsi, a Crans-Montana. Le due ragazze sono tra i 115 feriti di quella sera e, dopo mesi di ricovero in ospedale, sono tornate ad assaporare un po’ di normalità.

Poche settimane fa è suonata anche per loro la campanella, del liceo delle Scienze umane Virgilio di Milano. È ancora un’alternanza tra scuola, medicazioni e quotidianità, ma Francesca e Sofia, compagne di classe e migliori amiche, hanno grandi aspettative per il futuro. Ecco tutto quello che hanno raccontato nel programma “Verissimo”, le cui dichiarazioni sono state riprese da “Il Giorno”.

Francesca e Sofia, il ritorno a scuola dopo Crans

Francesca Nota e Sofia Donadio sono due dei numerosi feriti del rogo al Constellation. Dopo lunghi mesi di interventi chirurgici e terapie, hanno raccontato com’è adesso la loro vita, durante un’intervista nel programma di Silvia Toffanin “Verissimo”. Nelle parole delle ragazze, compagne di classe e migliori amiche, si sente tutta la speranza che due adolescenti riservano nel futuro.

Tra i ricordi di quella tragica sera, la degenza in ospedale e il ritorno a piccoli passi alla normalità, Francesca e Sofia, mano nella mano, hanno analizzato la loto vita, incentrata adesso a ritrovare la serenità che spetta loro. La prima boccata d’aria fresca, paradossalmente, per le due è stato il rientro a scuola. Entrambe, come riporta “Il Giorno”, frequentano la classe quarta D del liceo delle Scienze umane Virgilio di Milano.

Insieme a loro, in classe e la sera del rogo, anche altri due sopravvissuti, Leonardo Bove e Kean Talingdan. Circa un mese fa, tutti e quattro hanno varcato di nuovo il portone della scuola, dove hanno ritrovato i propri amici e la quotidianità della mattina, scandita dalle lezioni. Francesca ha commentato: “È stato bellissimo, ci siamo ritrovate fianco a fianco sui banchi come se il tempo si fosse fermato. Siamo state accolte da un grosso applauso“.

E alla domanda di Toffanin sui ragazzi svizzeri che frequentavano istituti nel Paese, bocciati perché impossibilitati a seguire le lezioni per via delle ferite riportate la notte della tragedia, la giovane ha affermato: “Non è qualcosa che è dipeso da loro. È un’ingiustizia, siamo cresciuti e abbiamo imparato molto di più in questo periodo“.

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Il ricordo di quella sera

Francesca e Sofia

Da gennaio, Francesca, Sofia e i numerosi giovani rimasti feriti durante il rogo hanno passato i mesi tra interventi, medicazioni e terapie. Le ragazze, in particolare, erano ricoverate in stanze adiacenti, separate solo da un vetro, con la speranza presto di poter essere di nuovo vicine. Francesca ha raccontato a Toffanin quanto ripreso da “Il Giorno”:

Sono tornata a casa ad agosto, sono stata l’ultima paziente dimessa.

Ho subìto più di 50 interventi e medicazioni sotto sedazione per non sentire il dolore.

Faccio fisioterapia quattro volte alla settimana e gli infermieri del Niguarda vengono a casa mia per curarmi le ferite.

Anche Sofia: “Continuo a seguire terapie per la voce e fisioterapia alle mani“. Ripensando alla sera della tragedia, le ragazze hanno ricordi sfocati, che si interrompono sulle scale per uscire dal locale in fiamme. Entrambe, per via del fumo, sono svenute sui gradini, ma Sofia ha raccontato:

Qualcuno mi è venuto a chiamare.

Poi c’era gente davanti a me, ho fatto le scale a quattro zampe.

Ma sono svenuta per il fumo.

Quando mi sono svegliata mi guardavo le mani, tremavo per il freddo e chiedevo acqua e dove fosse Francesca, mentre sentivo mio fratello urlare il mio nome.

Ringrazio la turista francese, Louise, un angelo che si è presa cura di me.

È proprio in questo momento che è stata condivisa una lettera che Louise, ancora in contatto con la famiglia Donadio, ha indirizzato alla giovane: “Non dimenticherò mai il nostro incontro così intenso e drammatico… Non ti conoscevo ma la vita ci ha fatte incontrare in un momento in cui avevi bisogno di me. A volte la vita ci mette dove dobbiamo essere senza che ne comprendiamo il motivo. Ti ricorderò per sempre“.

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La famiglia e il futuro

Durante il racconto, le emozioni hanno fatto da scenario. A Francesca e Sofia sono stati fatti vedere dei video delle loro famiglie, che da entrambe hanno imparato molto in questi mesi e il cui dono più prezioso è averle nelle loro vite. Ecco il video dei genitori di Francesca, trascritto da “Il Giorno”:

Nostra figlia ci ha insegnato la pazienza di stare chiusa in un ospedale per sette mesi e mezzo, ci ha spiegato come si sopporta il dolore e ci ha fatto capire quanto è importante la vita.

È sempre la stessa Francesca, simpatica e sorridente.

Le auguriamo di andare avanti con questa forza e questo coraggio.

Per Sofia il videomessaggio è stato dei fratelli Mattia e Alice, orgogliosi di lei: “Ritrovarla è stato il momento più bello della mia vita. Ho veramente avuto paura di perderla“. E su quello che si aspetta dal futuro, la ragazza chiede di riacquisire sempre più la normalità:

Le cose più banali, quello che facevamo prima: le nostre uscite la sera, preparaci insieme, dormire insieme.

Cose che prima facevamo ad occhi chiusi e che oggi facciamo con più difficoltà, ma proviamo a tornare alla normalità.

Dello stesso parere anche Francesca, che ha aggiunto: “La mia vita non ha senso senza Sofia, lei è unica“.

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