Ha inizio una settimana decisiva per la famiglia nel bosco, in cui i giudici minorili decideranno per il ricongiungimento dei Trevallion con i propri figli. Nelle ultime ore, riporta Tgcom24, il Comune di Palmoli ha comunicato l’avvio, nei prossimi giorni, dei lavori di costruzione della nuova casa della famiglia.
A dare la notizia è stato il legale della coppia anglo-australiana Catherine e Nathan, l’avvocato Simone Pillon, riaccendendo le speranze di vivere di nuovo insieme ai loro tre bambini, che da 8 mesi sono ospiti in una casa-famiglia in provincia di Chieti. Per quanto riguarda la nuova casa, il progetto dell’architetta Maria Mascarucci seguirà i princìpi della bioarchitettura.
Una nuova casa per la famiglia nel bosco

Il Comune di Palmoli, in provincia di Chieti, ha rilasciato il permesso per costruire la nuova casa di proprietà della famiglia nel bosco. I lavori dovrebbero iniziare già nei prossimi giorni, segnando un passo importante nella vicenda che da mesi coinvolge la coppia di genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion e i loro tre bambini.
Come fa sapere Tgcom24, ora spetta ai giudici minorili decidere se e come i cinque possano ricongiungersi, valutando attentamente il percorso compiuto dai genitori in quest’ultimo periodo. Alla coppia anglo-australiana erano stati contestati soprattutto lo scarso livello di istruzione dei figli, l’assenza di tutele sanitarie e le precarie condizioni in cui vivevano nel bosco di Palmoli.
A dare la notizia ufficiale del rilascio in via definitiva di costruire la nuova proprietà dei Trevallion è stato il legale della famiglia, l’avvocato Simone Pillon, il quale auspica che la decisione sul ricongiungimento possa avvenire entro il 23 luglio, giorno in cui la figlia maggiore della coppia compirà 9 anni:
È intervenuta un’altra importante notizia, il Comune di Palmoli ha comunicato il rilascio in via definitiva del permesso di costruire e, dunque, i lavori di costruzione della nuova casetta sulla proprietà della famiglia nel bosco potranno iniziare già nei prossimi giorni.
Confidiamo che il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila apprezzi le significative modifiche intervenute e i copiosi elementi allegati e accolga di conseguenza le istanze dei familiari.
La memoria della difesa sarà molto breve e farà riferimento alle precedenti istanze.
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La famiglia nel bosco oggi
Sono passati otto mesi da quando ai Trevallion è stata sospesa la responsabilità genitoriale e i loro tre bambini sono ospitati in una casa-famiglia di Vasto, in provincia di Chieti. In questo lasso di tempo alcuni aspetti della vicenda della famiglia nel bosco sono cambiati. Primo fra tutti, riporta Tgcom24, i bambini sono oggi vaccinati, hanno superato le prove di idoneità e potranno frequentare la scuola pubblica.
Per quanto riguarda Catherine e Nathan, hanno dimostrato maggiore fiducia nei confronti degli assistenti sociali e hanno dato la loro disponibilità a trasferirsi in una casa messa a disposizione gratuitamente dal Comune, in attesa dei lavori al loro casolare. Questa settimana, dunque, sarà fondamentale per conoscere le decisioni legali sul ricongiungimento dei Trevallion. A tal proposito, l’avvocato Pillon afferma:
Sono convinto che cambieranno molte cose nel processo minorile dopo questa vicenda.
Lo dico da giurista e anche da politico.
Non possiamo permetterci di continuare con meccanismi obsoleti che non sono in grado di cogliere la realtà e che rischiano di penalizzare proprio quelle persone, i bambini, che dovrebbero tutelare.
Ho ammirato la forza d’animo di Nathan e Catherine, due persone colte, preparate che sanno volere molto bene ai loro figli e sanno volersi molto bene tra loro.
Il progetto della nuova casa, sempre nel bosco, è firmato dall’architetta Maria Mascarucci ed è perfettamente in linea con le ideologie della famiglia. Si tratta di una costruzione, riporta Il Messaggero, progettata secondo i princìpi della bioarchitettura, con ampie vetrate pensate per favorire l’apporto termico invernale.
La casa sarà costruita con materiali naturali ed ecosostenibili, l’acqua arriverà dalla rete comunale, mentre un impianto fotovoltaico sfrutterà la luce solare per produrre energia. Il riscaldamento, invece, non sarà necessario perché la struttura è pensata come una casa passiva, in grado di trattenere il calore e ridurre al minimo le dispersioni. Il progetto dovrebbe essere concluso, si spera, in circa sei mesi.
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