Vitamina D, non solo ossa forti: averne buoni livelli previene il declino cognitivo

La vitamina D è un'ottima alleata non solo per le ossa delle persone, ma anche per le funzioni cognitive. Si può assumere sia attraverso l'esposizione al sole che mangiando determinati cibi. Cosa fare in caso di carenza?

Giorgia Fazio
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Avere buoni livelli di vitamina D nel sangue non comporta solo ossa forti, ma anche un alleato per le difese dell’organismo e contro il declino cognitivo. Come fa sapere il Corriere della Sera, questo macronutriente può essere assunto sia attraverso determinati cibi, ma anche con l’esposizione al sole.

Durante il periodo estivo, dunque, ci si può ricaricare, così da fare un piacere ai propri corpi e alle proprie menti. Nel caso in cui l’organismo dovesse presentare carenze di vitamina D, inoltre, è possibile assumerla attraverso degli integratori. Questo caso, diffuso in Italia, si presenta soprattutto in età avanzata.

Vitamina D, alleate di corpo e mente

Vitamina D

Con l’estate ormai arrivata e il sole che splende durante il giorno, diventa più facile assumere una buona dose di vitamina D. Questo macronutriente, fa sapere il Corriere della Sera, è fondamentale per l’attenzione, la memoria e l’apprendimento dell’essere umano. Averne dei buoni livelli nel sangue, infatti, previene il declino cognitivo.

Si è superata, quindi, la credenza che questa vitamina faccia bene esclusivamente alle ossa, rendendole più robuste, in quanto si è appreso che interviene in maniera positiva anche sul sistema immunitario e sulle funzioni cognitive della persona.

Nonostante ancora non si sappia con esattezza in che modo essa interagisca con le aree cerebrali, la vitamina D sembrerebbe essere centrale in un processo che riguarda la membrana dei neuroni, durante il quale il macronutriente interferisce con il rilascio dei neurotrasmettitori, come serotonina o dopamina, e di conseguenza con l’efficienza dei centri di informazione.

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Rimedi al deficit di vitamina D

In Italia, però, sottolinea il Corriere della Sera, oltre la metà delle persone è carente di vitamina D, in una fascia di età che include sia bambini che anziani. Nello specifico, una ricerca pubblicata nel 2021 sul Journal of Nutrition and Metabolism ha analizzato i campioni ematici di 1.200 adulti campani, tra i 25 e i 74 anni.

Dallo studio è apparso che solo il 13 per cento presentava valori adeguati. Il motivo di tale carenza è stato rintracciato, inizialmente, in uno stile di vita trascorso principalmente tra le mura di casa. Infatti, questo macronutriente è definito anche “vitamina del sole”, proprio perché si acquisisce nel momento in cui la pelle viene esposta ai raggi ultravioletti di tipo B.

A subire soprattutto tale deficit sono le persone dopo i 65 anni, il cui organismo genera in media solo un quarto della vitamina prodotta, invece, a 20. Un altro motivo per cui si può avere una carenza è dettato dall’obesità e dal sovrappeso, siccome l’adipe tende a sequestrare la sostanza.

Oltre all’esposizione ai raggi solari, una via efficace per acquisire vitamina D è attraverso l’alimentazione. Grazie al cibo si assimila, di solito, il 10-20% del necessario. Tra gli alimenti consigliati, quindi, rientrano il tuorlo d’uovo, il pesce azzurro, il salmone, pesce spada e tonno, i latticini. A ogni modo, è sempre bene consultare un medico, fare le analisi del sangue e, eventualmente, procedere con un supplemento. 

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