Svolta nella chirurgia ricostruttiva dopo la novità presentata dal Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma. Dopo un tumore al seno, infatti, una paziente si è sottoposta alla ricostruzione mammaria senza protesi ed è stata dimessa in 24 ore.
La novità risiede nei tempi di degenza nettamente minori, che dai 4-7 giorni canonici sono diventati uno solo. Si tratta, fa sapere Repubblica, del protocollo Eras, articolato in tre fasi. Dai primi interventi è stato dimostrato che non solo ci sono riscontri positivi sulla qualità della vita delle pazienti, ma anche sul loro umore.
Valerio Cervelli, direttore dell’Unità di Chirurgia Plastica del Policlinico Tor Vergata, ha commentato: “Consente di ridurre l’impatto emotivo dell’intervento, permettendo alla paziente di recuperare più rapidamente la propria autonomia e la serenità“.
Ricostruzione mammaria dopo tumore
Dopo un tumore al seno, per le pazienti si aprono due possibilità. La prima, come riporta Repubblica, riguarda la ricostruzione mammaria con delle protesi. La seconda, invece, prevede un intervento con il proprio tessuto, molto più complesso e impegnativo. Proprio per questo motivo solo il 2-3% delle donne sceglie questa opzione.
Presso il Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma, però, è stato dimostrato come questa tecnica possa essere meno invasiva per le pazienti, garantendo dimissioni in 24 ore, piuttosto che nei canonici 4-7 giorni. La ricerca è stata condotta su 143 ricostruzioni microchirurgiche autologhe con lembo Diep, eseguite su 127 pazienti tra gennaio 2023 e luglio 2025.
Quindi, sono stati messi a confronto i dati ottenuti prima e dopo l’introduzione del nuovo protocollo Eras, che prevede una riorganizzazione strutturata del percorso chirurgico, basata su traguardi precisi e articolata in tre fasi. Benedetto Longo, dell’Unità di Chirurgia Plastica del PTV, direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva e coordinatore dello studio pubblicato sul Journal of Plastic, Reconstructive & Aesthetic Surgery (Jpras), ha commentato quanto riporta Repubblica:
Oggi una paziente sottoposta a ricostruzione mammaria con tecnica Diep (Deep Inferior Epigastric Perforator) può alzarsi poche ore dopo l’intervento e tornare a casa già il giorno successivo, con un recupero rapido e in piena sicurezza.
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Come funziona l’intervento

Secondo il protocollo Eras, prima della ricostruzione mammaria bisogna seguire tre fasi chiave. Si inizia con un colloquio approfondito, in cui alla paziente viene presentato ciò che deve aspettarsi. Viene, quindi, valutato il rischio tromboembolico e viene posto l’obiettivo di una breve degenza. Successivamente, l’intervento si basa sull’uso di una checklist procedurale sistematica, sul coinvolgimento di anestesisti dedicati e sul mantenimento della temperatura corporea.
Come riporta Repubblica, è fondamentale la tecnica dell’emodiluizione, che migliora la circolazione nel nuovo seno e minimizza il ricorso agli oppioidi. In questo modo, dunque, i tempi chirurgici si riducono di circa il 25%. Infine, nella fase post-operatoria, a differenza delle procedure tradizionali, viene chiesto alle pazienti di iniziare a mangiare e a camminare già la mattina successiva all’intervento. Dai primi interventi si è notato come questo tipo di approccio abbia dimezzato del 51% i tempi di degenza.
Si è passati, infatti, da una media di quasi 4 giorni a meno di 1,8 giorni, mentre circa una paziente su tre è stata dimessa entro le prime 24 ore. L’Indice di Massa Corporea è l’unico fattore indipendente associato a una degenza più lunga, poiché ogni aumento unitario del BMI ha comportato un incremento del 3,18% della durata del ricovero. Si può intuire, dunque, che le dimissioni ultraprecoci sono sicure e riproducibili, anche se, come sottolinea Repubblica, devono essere rispettati dei requisiti.
Per poter rientrare a casa, la paziente deve poter camminare autonomamente, tollerare l’assunzione di cibo e liquidi per via orale, controllare il dolore con analgesici orali, essere in grado di monitorare da sola le condizioni del lembo ricostruito e saper gestire i drenaggi. Valerio Cervelli, direttore dell’Unità di Chirurgia Plastica del Policlinico Tor Vergata, ha commentato infine:
L’adozione dei protocolli Eras consente di ridurre l’impatto emotivo dell’intervento, permettendo alla paziente di recuperare più rapidamente la propria autonomia e la serenità.
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