Intervento record al Policlinico Gemelli, dove sono stati spostati, in una paziente, utero e ovaie, in un altro punto dell’addome, per permetterle di sottoporsi alla radioterapia, senza che gli organi venissero irradiati. Il rischio della donna, infatti, era di incorrere nell’infertilità.
Una volta terminato il ciclo di cure oncologiche, quindi, sia l’utero che le ovaie sono state ricollocate al posto originario. L’intervento è stato eseguito da un gruppo multidisciplinare della Fondazione Policlinico universitario Gemelli Irccs di Roma.
Ginecologi oncologi, radioterapisti e chirurghi generali hanno collaborato per un’operazione all’avanguardia, robotica e mini-invasiva, che ha permesso alla paziente di non avere alcun tipo di danno ai propri organi.
Utero e ovaie spostati: l’intervento
Si è svolto presso il Policlinico Gemelli di Roma il primo intervento chirurgico di trasposizione e riposizionamento di utero e ovaie in una paziente, per consentirle di sottoporsi alle cure di radioterapia, senza rischiare l’infertilità. A sottolineare l’importanza dell’operazione, come fa sapere Il Messaggero, è stato un articolo del dottor Nicolò Bizzarri, sull’International Journal of Gynecological Cancer.
Bizzarri, inoltre, dirigente medico presso l’Uoc di Ginecologia oncologica e ricercatore all’Università Cattolica, è anche il primo operatore degli interventi di trasposizione e riposizionamento uterino. Come sottolineato sul sito ufficiale del Policlinico, inoltre, gli organi sono stati spostati più in alto, fuori dalla zona irradiata, adottando una tecnica robotica mini-invasiva, meno traumatica per la paziente.
Dopo la cura del tumore, l’utero è stato riportato nella posizione originaria. A commentare l’intervento è stata anche Anna Fagotti, direttrice della UOC di Ginecologia Oncologica del Policlinico Gemelli, professoressa ordinaria di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore:
Questo caso dimostra come le tecniche chirurgiche avanzate e la sinergia multidisciplinare possano aprire nuove possibilità di trattamento, offrendo alle giovani pazienti oncologiche non solo una prospettiva di guarigione, ma anche la possibilità di realizzare un futuro progetto di maternità con i propri organi riproduttivi.
Al momento questo intervento è stato effettuato solo su una ventina di donne in tutto il mondo e due sono riuscite a portare a termine una gravidanza.
Siamo orgogliosi di essere stati i pionieri di questa tecnica in Italia.
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Preservare la fertilità della donna

L’obiettivo principale dell’operazione, come riporta Il Messaggero, era preservare la fertilità della paziente, ponendosi come apripista nella cura del tumore, senza incorrere in danni al proprio organismo. Le terapie oncologiche, infatti, nonostante siano fondamentali per guarire, possono compromettere la fertilità.
Nello specifico, la radioterapia agisce sulle cellule tumorali in rapida divisione, così da rallentarne la crescita fino a eradicarle. Questa dinamica, però, può intercettare e danneggiare anche le cellule sane, che si trovano nei tessuti che circondano il cancro e che vengono attraversati dalle radiazioni per raggiungere il tumore.
Di conseguenza, quando il tumore si trova nelle ovaie e le radiazioni raggiungono direttamente il bacino, gli organi all’interno possono subire danneggiamenti, riducendo il numero di ovuli e compromettendone lo strato muscolare che circonda l’utero, determinando la perdita della sua capacità di allungarsi ed espandersi durante la gravidanza.
Non solo, la radioterapia può avere ripercussioni negative anche sui vasi che portano il sangue all’utero, compromettendo lo sviluppo della placenta durante la gestazione. In questo contesto, la tecnica della trasposizione uterina sarebbe un’opzione rivoluzionaria per garantire maggiore qualità alla vita delle pazienti, idonee all’intervento.
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