L’osteopatia è definitivamente entrata nel Servizio Sanitario Nazionale, dopo la pubblicazione del decreto sull’equipollenza dei titoli, il 22 maggio scorso sulla Gazzetta Ufficiale. Come riporta SkyTg24, infatti, con questo passaggio si conclude un iter iniziato nel 2018, quando è stata istituita la professione.
Adesso, in Italia, la figura dell’osteopata si inserirà in un sistema regolamentato, che vede il riconoscimento ufficiale del proprio percorso formativo e professionale. Dunque, si potrà accedere agli elenchi speciali a esaurimento, previsti dalla normativa sanitaria, e si punterà all’istituzione di un albo professionale.
Vediamo nel dettaglio in che cosa consiste la normativa, come cambierà il modo in cui l’osteopatia viene intesa in Italia e, soprattutto, quali sono i requisiti e le modalità per potersi iscrivere all’albo.
L’osteopatia entra nel Sistema Sanitario Nazionale

Il 22 maggio scorso, sulla Gazzetta Ufficiale, è stata pubblicato il decreto sull’equipollenza dei titoli in osteopatia, il che rappresenta l’ultimo passo di un percorso iniziato nel 2018 con la Legge 3, la quale ha istituito la professione sanitaria di osteopata, e proseguito nel 2021 con il Dpr n. 131 che ne ha definito le competenze.
Ciò vuol dire che l’osteopatia entra a far parte del Sistema Sanitario Nazionale, quindi un quadro regolamentato che sancisce i criteri per il riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza maturata finora dai professionisti già attivi, oltre che per accedere agli elenchi speciali a esaurimento, previsti dalla normativa sanitaria.
Dunque, per gli osteopati in Italia cambia il quadro giuridico e istituzionale, in quanto il decreto dà avvio anche alla costituzione dell’albo professionale. Mauro Longobardi, presidente del Registro Osteopati d’Italia, ha accolto la notizia in maniera più che positiva. Queste le sue dichiarazioni, riprese da SkyTg24:
La pubblicazione in Gazzetta rappresenta il compimento di un percorso, il riconoscimento di una storia fatta di professionisti, la consacrazione di un impegno collettivo.
Oggi celebriamo un momento che resterà inciso nella storia della nostra professione.
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 2026 dell’ultimo decreto attuativo rappresenta molto più di un passaggio legislativo.
L’iter è giunto a conclusione con il Dpcm del marzo 2026, relativo ai criteri di riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza professionale maturata dagli osteopati già in attività.
Per alcuni può apparire come un compromesso difficile, persino doloroso, ma che rappresenta anche la scelta necessaria per difendere l’esistenza stessa dell’osteopatia come professione autonoma, riconosciuta e pienamente inserita nel sistema sanitario.
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Come cambia il percorso in osteopatia?
Uno dei punti fondamentali del decreto è l’istituzione degli elenchi speciali a esaurimento presso gli Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. A questi si potranno iscrivere gli osteopati che possiedono i requisiti previsti, così da guidare la fase transitoria verso il nuovo assetto universitario e ordinistico della professione.
Quindi, fa sapere quotidianosanità.it, potranno essere inseriti negli elenchi coloro che si sono iscritti entro il 31 agosto 2026 a un corso di formazione in osteopatia di almeno tre anni, lo hanno concluso e sono in possesso del diploma di scuola secondaria superiore o titolo equivalente. Vengono dunque distinti coloro che possiedono il titolo di osteopata conseguito al termine di un corso almeno triennale e coloro che, oltre al titolo, hanno una laurea abilitante o titolo equipollente per l’esercizio di una professione sanitaria.
I primi dovranno sostenere una formazione teorica di almeno 2.400 ore e 1.000 ore di tirocinio pratico in osteopatia nell’ambito dell’apparato muscolo-scheletrico. Per i secondi le ore di formazione diventano 1.500, mentre resta invariato il requisito circa il tirocinio pratico. L’iscrizione agli elenchi speciali non determina, però, il passaggio automatico all’albo, che invece richiede di sostenere un esame di abilitazione presso una delle Università in cui siano istituiti i corsi di laurea in Osteopatia.
Dopo aver superato l’esame, l’Università in questione rilascerà un attestato di titolo di laurea di osteopata o di equipollenza dei titoli pregressi alla laurea abilitante all’esercizio della professione sanitaria di osteopata. Quindi, l’iscritto all’elenco speciale si potrà segnare anche all’albo professionale dell’osteopata, presso l’Ordine territorialmente competente, con cancellazione dall’elenco precedente.
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