Una piccola di appena 40 giorni di vita è stata ricoverata presso il Policlinico di Milano, a causa di un rarissimo tumore al fegato. A sollevare i sospetti nei genitori che qualcosa non stesse andando per il verso giusto è stata una febbre, a cui sono seguiti gli esami del caso e la diagnosi, seppure incerta.
A Jasmine, nome di fantasia, è stata infatti trovata una massa, dalla natura ignota, rimossa con un intervento di quattro ore. La piccola paziente, dal peso inferiore ai 5 chili, come fa sapere il Corriere di Milano, si è trovata così a lottare tra la vita e la morte, dopo essere venuta al mondo solo da poche settimane.
Grazie all’esperienza e alla professionalità di un team multidisciplinare di specialisti, alla bambina è stata asportata completamente la massa. Adesso, i genitori possono tirare un sospiro di sollievo, nella prospettiva di un futuro splendido per la propria piccola.
Neonata operata per tumore al fegato
Non è strano che una bimba appena nata possa avere la febbre, ma quella di Jasmine, nome di fantasia, ha insospettito i suoi genitori. Ecco, quindi, l’arrivo presso il Policlinico di Milano e l’inizio di un iter medico che ha avuto un esito straordinario.
Le ricerche, infatti, hanno evidenziato nella neonata una massa importante al fegato, non solo di difficile identificazione della sua natura, ma anche di complessa gestione, vista la tenerissima età della paziente. Ciò che i medici si sono trovati davanti è stata una lesione che comprometteva una porzione significativa del lobo sinistro del fegato di Jasmine.
Come riporta il Corriere di Milano, si tratta di un caso rarissimo nelle persone, ancora di più nei bimbi appena nati. Poiché gli esami e la biopsia compiuti non hanno identificato la natura della massa, i medici hanno ritenuto necessario procedere con l’intervento, nonostante potesse essere rischioso.
Cristiano Quintini, direttore della Chirurgia generale e dei trapianti di fegato, ha spiegato: “In casi come questo non sempre si riesce ad arrivare a una diagnosi prima dell’intervento, e alcune procedure possono essere più rischiose della chirurgia stessa“.
Leggi anche: Molinette, intervento su 32enne con cuore e fegato invertiti: “Reso possibile l’impossibile”
La scelta di operare il tumore

Alla luce di ciò, il team medico multidisciplinare, composto da chirurghi, pediatri e anestesisti, ha deciso di procedere con l’intervento. Molte sono state le incertezze, dovute soprattutto agli equilibri fisiologici fragili della piccola paziente.
Ernesto Leva, direttore della Chirurgia pediatrica, ha sottolineato: “Operare una neonata di quaranta giorni significa muoversi su equilibri molto delicati, in cui ogni scelta pesa. La decisione è arrivata dopo un confronto collegiale, valutando rischi e benefici“. L’operazione è durata circa quattro ore, a dimostrazione della complessità dell’intervento, e la massa è stata asportata completamente.
La piccola Jasmine, adesso, sta bene e le cure post-operatorie sono proseguite per il meglio. Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano, ha ribadito: “Questa storia rappresenta molto bene il senso più profondo del nostro lavoro: mettere insieme competenze diverse per affrontare anche le situazioni più delicate, soprattutto quando riguardano i pazienti più fragili“.
Leggi anche: Primo trapianto di fegato in Europa eseguito da un robot: “Un grande traguardo”
La rarità di questo caso
Uno degli elementi più complessi che ha caratterizzato la storia clinica della piccola Jasmine riguarda la difficoltà di trattare patologie così rare in pazienti neonati. Nello specifico, i tumori epatici nei primi mesi di vita non sempre sono frequenti e, quando diagnosticati, presentano numerose incertezze sulla loro natura.
Accanto a ciò si pone il ruolo delle strutture ad alta specializzazione, in quanto casi del genere necessitano esperienza e collaborazione tra specialisti differenti. A ogni modo, la storia della piccola Jasmine si è conclusa al meglio, dando a una coppia di genitori inizialmente angosciati una prospettiva sorridente per la propria bambina.
Questo caso, dunque, dimostra non solo la prontezza e la professionalità del team medico-chirurgico del Policlinico di Milano, ma anche l’umanità che caratterizza tutti gli specialisti che ne fanno parte.

