Il piccolo Romeo è nato il 24 dicembre scorso, senza una parte di esofago. Due giorni dopo, a Santo Stefano, il team del professor Dòmini, del Sant’Orsola di Bologna, ha operato il piccolo in toracoscopia, ovvero una pratica chirurgica mini-invasiva.
I medici, come riporta Repubblica, hanno praticato tre piccoli fori sul fianco del neonato, così da non lasciare troppi segni evidenti e, soprattutto, permettendogli di ritornare presto a casa, a conoscere tutta la sua famiglia.
Il motivo dell’operazione è stata un’atresia esofagea che, spiega Dòmini, è stata compiuta per la prima volta in toracoscopia, con esito positivo: “Può capitare che si inizi in maniera mini-invasiva e che si sia poi costretti a cambiare e passare a un’operazione a cielo aperto“.
Romeo nato senza parte d’esofago
Il piccolo Romeo è nato il 24 dicembre scorso con l’atresia esofagea, una condizione che comporta l’assenza di una parte dell’esofago. Il neonato, quindi, è stato operato a soli due giorni, presso il reparto pediatrico dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. A spiegare in che modo è stato condotto l’intervento e in cosa consiste la patologia del piccolo è stato il professor Marcello Dòmini, a capo del team medico:
Sono bambini che nascono senza un pezzo di esofago.
La particolarità di questo caso è che siamo riusciti a operarlo in toracoscopia, quindi praticando solo tre fori poco più grandi di una penna, uno per la telecamera e due per fare passare queste bacchette che ci consentono di operare.
È lo stesso principio della laparoscopia, solo che invece di gonfiare l’addome si insuffla il torace, facendo collassare un polmone, per avere più spazio di manovra.
Dopodiché, si pratica una sutura per ricucire i due pezzi di esofago e permettere a questi bambini di deglutire normalmente.
In Italia, riporta La Repubblica, si contano circa 50 casi all’anno, di cui solo tre interventi, finora, sono andati a buon fine nel capoluogo emiliano. Dòmini, infatti, ha specificato: “Può capitare che si inizi in maniera mini-invasiva e che si sia poi costretti a cambiare e passare a un’operazione a cielo aperto, in una maniera molto più impattante, soprattutto per un neonato“.
Leggi anche: Spostati utero e ovaie della paziente per fare la radioterapia: record al Gemelli
L’intervento all’esofago durante le Feste

L’intervento al piccolo Romeo ha avuto esito positivo. A raccontarlo è stato lo stesso Dòmini, il quale ha dichiarato, come fa sapere Repubblica: “Quando abbiamo fatto la radiografia di controllo e abbiamo visto che non c’erano perdite o restringimenti, io e il mio aiuto Michele Libri ci siamo abbracciati, è stato un momento molto commuovente per tutti noi“.
Una commozione ancora più profonda se si considera il periodo in cui si è svolta l’operazione. La magia del Natale, infatti, ha reso la storia di Romeo un vero e proprio miracolo. Ha proseguito il medico:
Il 25 dicembre ho portato il panettone agli infermieri in reparto e ho parlato coi genitori, e il 26 quando abbiamo fatto l’intervento sono venuti in sala tutti quelli che non erano in ferie, la storia di Romeo ci ha coinvolto molto, tutti quanti.
Io vengo dagli sport di squadra e penso che l’intervento chirurgico sia sempre un lavoro di equipe, inizia da quando l’Oss porta il bambino in sala operatoria e prova a farlo sorridere e prosegue quando lo strumentista ti passa i ferri giusti senza neanche che tu debba chiederli, perché è talmente concentrato che sa già quello che ti serve.
Un vero e proprio lavoro di squadra, quindi, quello svolto al Sant’Orsola, che ha avvicinato non solo nella collaborazione medica, ma anche nel lato umano. Tutto il team, infatti, ha mostrato grande apprensione verso la storia del piccolo Romeo.
Leggi anche: Pacemaker senza fili impiantato a una bimba di 10 anni: “Il giorno dopo già correva”
Come sta il piccolo Romeo?
Il piccolo Romeo è stato dimesso dall’ospedale due giorni dopo l’operazione ed è tornato a casa, dove ad aspettarlo c’era la sorellina Anita, di 4 anni. A poco più di un mese dalla nascita, la mamma Claudia Zanirato ha raccontato a Repubblica:
Adesso si attacca al seno normalmente, prende il mio latte, sta in braccio, dorme, fa tutto quello che deve fare un neonato, anche quando lo sfioro dietro dove ha i cerotti non si lamenta a vederlo così non direi mai che ha passato tutto quello che ha passato.
La 34enne ha poi proseguito, sottolineando cosa hanno provato lei e il marito nel sapere le condizioni di salute del loro piccolo, prima che nascesse:
Ci siamo spaventati molto questa cosa ci è stata diagnosticata alla nascita e non prima, quindi per noi è stato uno choc.
Io ho partorito all’ospedale Maggiore, all’inizio sembrava che Romeo avesse bevuto del liquido amniotico, aveva molta saliva che non andava giù, hanno provato ad aspirargliela, poi ci hanno trasferito subito in rianimazione al Sant’Orsola.
Quando ti dicono che tuo figlio ha una malformazione fai fatica, all’inizio, sono parole forti per delle persone normali.
Però l’intervento dovrebbe essere stato risolutivo, quindi speriamo che vada tutto bene per Romeo e anche per noi.
Io non avevo mai sentito in vita mia il nome di questa cosa, tuttora a volte me lo scordo: atresia esofagea.
Ovviamente è un intervento non così semplice.
E so che in un futuro potrebbe avere delle complicanze.
Ma speriamo di poter fare una vita normale.

