L’adolescenza dura fino ai 32 anni: uno studio rivela le cinque età del cervello

Uno studio ha rilevato le cinque età del cervello, che dimostrerebbero come l'adolescenza dura fino ai 32 anni, quando l'architettura cerebrale si inizia a stabilizzare.

Giorgia Fazio
Giorgia Fazio
Estremamente curiosa di questioni attuali, diritti umani e ambiente. Nel tempo libero legge testi di filosofia orientale. Se non c’è differenza non c’è relazione” è il suo mantra.
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Uno studio condotto presso l’Università di Cambridge ha rilevato che l’adolescenza dura fino ai 32 anni, e non fino a poco dopo i 20, some si è sempre creduto. I neuroscienziati coinvolti nella ricerca, infatti, fa sapere Adnkronos, hanno suddiviso il cervello in cinque aree, ognuna delle quali relative a un’età differente.

Nello specifico, è stato mappato il “cablaggio neurale” umano, distinguendo cinque grandi epoche della struttura cerebrale, che si susseguono mediamente nell’arco della vita.

Si tratterebbe di infanzia, efficienza giovanile, stabilità matura e successivi cambiamenti. Vediamo in modo più approfondito cosa hanno scoperto i ricercatori britannici.

L’adolescenza dura fino ai 32 anni

Come riporta Adnkronos, lo studio è stato condotto dall’Unità per la Cognizione e le Scienze Cerebrali (Mrc) di Cambridge ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications. Esso rivela come la struttura del cervello si sviluppa in base a quattro momenti fondamentale, che ne determinano poi le cinque età cerebrali.

Per poter arrivare a tale conclusione, i neuroscienziati hanno confrontato i cervelli di 3.802 persone, tra gli 0 e i 90 anni, sottoponendole a risonanze magnetiche a diffusione. Si tratta di una tecnica che recepisce il movimento delle molecole d’acqua, così da mappare le connessioni neurali nel tessuto cerebrale.

Il professor Duncan Astle, ricercatore di neuroinformatica dell’Università di Cambridge e autore senior della ricerca, ha affermato quanto riportato da Il Messaggero:

Guardando indietro, molti di noi sentono che le nostre vite sono state caratterizzate da fasi diverse.

A quanto pare, anche il cervello attraversa queste ere. 

Capire che il percorso strutturale del cervello non è una questione di progressione costante, ma piuttosto uno dei pochi punti di svolta principali, ci aiuterà a identificare quando e come il suo cablaggio è vulnerabile alle interruzioni.

La dottoressa Alexa Mousley, scienziata che ha guidato lo studio, ha poi aggiunto: “Questa ricerca potrebbe aiutarci a capire perché alcuni cervelli si sviluppano in modo diverso in momenti chiave della vita, che si tratti di difficoltà di apprendimento nell’infanzia, o di demenza negli anni successivi“.

Leggi anche: Cervello sano e giovane: quali sono le abitudini che lo aiutano a formare nuovi neuroni

Le 5 età del cervello

Gli scienziati dell’Università di Cambridge, dunque, hanno suddiviso la vita neurale in cinque età, che ruotano attorno a quattro “punti di svolta”. Si tratterebbe, nello specifico, dei 9 anni, i 32, i 66 e, infine, gli 83.

Ecco di seguito le cinque ere del cervello, tra le quali spicca il periodo adolescenziale dai 9 ai 32 anni. Vediamo meglio cosa hanno scoperto i ricercatori.

Infanzia, 0-9 anni

La prima età cerebrale è quella definita del “consolidamento della rete”, che va dalla nascita fino ai 9 anni di vita. Si tratta del periodo in cui nel cervello del neonato si verifica una serie di connessioni, ossia le sinapsi, in eccesso.

Durante l’età infantile, le sinapsi più attive sopravvivono a quelle meno usate e vengono eliminate attraverso il processo di whittling down. La materia grigia e quella bianca, dunque, crescono rapidamente, arrivando al massimo spessore corticale.

Il punto di svolta si verifica intorno ai 9 anni, quando il cervello è soggetto a un cambiamento radicale nella capacità cognitiva. Accanto a ciò, però, si pone una maggiore esposizione alla possibilità di sviluppare disturbi della salute mentale.

Adolescenza, 9-32 anni

La seconda era del cervello è quella dell’adolescenza, la più lunga a livello strutturale, siccome dura tre decenni. Copre gran parte della prima età adulta ed è il periodo in cui la materia bianca continua a crescere, migliorando l’organizzazione delle reti di comunicazione.

Ciò accade perché il cervello è “ben connesso da percorsi brevi” e la sua efficienza aumenta sempre più, facendo sì che migliorino di conseguenza anche le sue prestazioni cognitive. Il secondo punto di svolta, quindi, si verifica intorno ai 32 anni, durante quello che gli scienziati definiscono “punto di svolta topologico più forte” dell’intera durata della vita.

A quest’età l’architettura cerebrale si inizia a stabilizzare rispetto alle fasi precedenti e anche le regioni cerebrali diventano più compartimentate. A questo punto, diminuisce la connettività cerebrale, ritenuta finora correlata all’invecchiamento e alla degenerazione della materia bianca nel cervello.

Età adulta, 32-66 anni

Una volta superata la svolta dei 32 anni si entra nella fase adulta, la più lunga rispetto al tema della stabilità. Non si verificano, infatti, punti di svolta per circa trent’anni.

Secondo altri studi, come riporta Adnkronos, tale stabilità strutturale corrisponde a un “plateau nell’intelligenza e nella personalità”. Dall’altra parte, però, si verifica il fenomeno della “segregazione”, ossia quando le regioni cerebrali iniziano a compartimentalizzarsi lentamente.

Primo invecchiamento, 66-83 anni

Il terzo punto di svolta coincide, più o meno, con i 66 anni e avviene in maniera poco irruenta. Non si verificano, infatti, cambiamenti strutturali improvvisi, ma si assiste a una graduale riorganizzazione delle reti cerebrali, che raggiunge il culmine a metà dei sessant’anni.

Durante questa fase, la materia bianca inizia a degenerare e, di conseguenza, la connettività è ulteriormente ridotta. A dimostrazione di ciò, le persone sono più soggette a condizioni di salute rischiose per il cervello, come per esempio l’ipertensione.

Tardo invecchiamento, 83 anni in poi

L’ultima età della struttura cerebrale coincide con gli 83 anni di età. Una volta superati la connettività globale diventa locale. La connettività dell’intero cervello, quindi, diminuisce ulteriormente, fino ad arrivare a una maggiore “dipendenza da determinate regioni”.

Leggi anche: Svelato il vero meccanismo dell’emozione: “Scoperto il legame tra cuore-cervello”

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