La semaglutide, il farmaco iniettabile antidiabetico usato anche come soluzione anti-obesità, potrebbe portare molti più benefici di quanto si è consapevoli a oggi. Infatti, oltre a favorire il controllo del peso e migliorare il metabolismo, la semaglutide potrebbe essere un rimedio per rallentare l’invecchiamento.
Questo è quanto emerge da una recente ricerca, Semaglutide slows epigenetic aging in a randomized trial of HIV-associated lipohypertrophy, condotta da un gruppo di scienziati dell’Università della California a San Diego e pubblicata su “Nature Communication”, che prende in analisi un campione di 108 pazienti affetti da lipoipertrofia riconducibile al virus HIV.
Secondo lo studio, il farmaco sembrerebbe influire positivamente su alcuni meccanismi epigenetici del DNA, rallentando l’accumulo di “etichette” chimiche, come la metilazione del DNA, che sono associate all’invecchiamento. Queste conclusioni sono motivo di speranza per il settore della salute pubblica, al netto del fatto che l’indagine in questione sia ancora in fase embrionale e potrebbe avere prossimamente altri risvolti potenzialmente rilevanti.
I risultati dello studio

Grazie al suo effetto sull’ormone GLP-1 la semaglutide mostra efficacia sia per il diabete, regolando e controllando i livelli di glicemia, sia per l’obesità, migliorando il metabolismo e favorendo una perdita di peso fino al 15%. Inoltre, la ricerca Semaglutide slows epigenetic aging in a randomized trial of HIV-associated lipohypertrophy ha portato a nuove evidenze, seguendo 108 soggetti con lipoipertrofia.
Alla base del disturbo dei pazienti analizzati c’è l’HIV, virus che intacca proprio quest’ultimo aspetto, portando chi lo contrae ad un invecchiamento precoce. Tuttavia, la semaglutide sembrerebbe essere un valido alleato. Mettendo sotto osservazione il profilo di metilazione del DNA nel sangue periferico, e utilizzando orologi epigenetici di prima, seconda e terza generazione, i ricercatori evidenziano che il principio attivo in questione rallenta il decadimento epigenetico e porta benefici a infiammazioni e invecchiamento di cuore e cervello:
Nelle analisi aggiustate, la semaglutide ha ridotto l’invecchiamento epigenetico in diversi orologi di seconda e terza generazione.
Gli orologi basati sui sistemi hanno mostrato riduzioni parallele nelle misure di infiammazione, invecchiamento cerebrale e cardiaco, ad esempio DunedinPACE, con un tasso di decadimento ridotto di ben il 9%.
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Come la semaglutide contrasta l’invecchiamento
Le modalità con cui la semaglutide e tutti gli altri principi attivi agonisti del recettore GLP-1, contrastano l’invecchiamento sono le seguenti: grazie alla riduzione infiammatoria e al miglioramento della salute metabolica che generano, fanno sì che l’attivazione immunitaria cronica, responsabile del decadimento biologico accelerato tipo dei pazienti affetti da HIV, si affievolisca.
Inoltre, un altro fattore che contribuisce al favoreggiamento di questo fenomeno è la riduzione del grasso viscerale, quello che si concentra intorno agli organi interni e quindi aumenta il rischio di diabete di tipo 2, prevenendo di conseguenza anche il rischio di malattie cardiovascolari.
Così, l’invecchiamento tende a rallentare, ma nonostante ciò, stando agli scienziati autori della ricerca, i risultati sono ancora insufficienti per trattare il fenomeno curativo in maniera generalizzata e universale.
Sono necessari altri studi prospettici per determinare se questi agonisti del recettore GLP-1, tra i quali la semaglutide, possano essere riutilizzati anche come geroterapici. Tuttavia, questi dati rappresentano un importante passo avanti e alimentano l’entusiasmo della comunità scientifica impegnata nella ricerca sull’invecchiamento, rafforzando l’ipotesi che intervenire sui meccanismi biologici dell’età possa diventare una strategia concreta per promuovere una vita più lunga e salubre.
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