Si è svolto a Verona un intervento record che ha visto come protagonista una donna di 74 anni. La paziente, infatti, è arrivata in pronto soccorso presentando insufficienza respiratoria e una notevole limitazione nei movimenti quotidiani.
L’aspetto più sorprendente, però, era una distensione evidente dell’addome, che ha portato i medici ad approfondire la situazione. Dagli esami è emerso che la donna aveva una cisti ovarica di 50 kg, che stava premendo sugli organi interni e bloccando la circolazione negli arti inferiori.
Di conseguenza, è stata portata in sala operatoria, dove la massa è stata asportata senza problemi. Dopo un mese di ricovero, la 74enne ha ripreso le funzioni compromesse dalla cisti. Vediamo meglio come i chirurghi hanno gestito l’operazione.
Intervento a Verona su cisti di 50 kg
Come riporta Fanpage.it, si è svolto presso l’ospedale di Borgo Trento, a Verona, un intervento record su una paziente di 74 anni. La donna si è presentata in pronto soccorso con un’enorme distensione addominale, associata a insufficienza respiratoria e insufficienza renale. La paziente, inoltre, aveva difficoltà nel compiere movimenti e le normali attività quotidiane.
Gli specialisti, dunque, hanno proseguito con gli accertamenti diagnostici, da cui è emersa la diagnosi. La 74enne presentava una cisti ovarica di 50 kg. Un caso estremamente raro nel mondo della medicina. Più nello specifico, i medici hanno rilevato una neoformazione di imponenti dimensioni, estesasi a tutto l’addome.
La massa presentava sia componenti di liquido che di tessuto solido ed era arrivata a comprimere gli organi addominali e il diaframma. Inoltre, nella paziente era impedita la circolazione del sangue agli arti inferiori. Proprio per questo motivo erano compromessi i movimenti quotidiani. La donna, dunque, è stata ricoverata immediatamente, presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia.
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Come si è svolta l’operazione

Quello compiuto a Verona è stato un intervento record per via delle dimensioni della massa da rimuovere. L’operazione, infatti, è stata suddivisa in varie fasi, compiute tutte nello stesso intervento. Per prima cosa, i medici hanno ridotto il volume della cisti, aspirando il liquido al suo interno, così da salvaguardare gli organi interni e ridurre i rischi legati alla decompressione improvvisa della cavità addominale.
Sottolinea Fanpage.it che i chirurghi dell’esofago e dello stomaco hanno poi separato la massa dagli organi addominali, in modo graduale, prima di asportare completamente la cisti. Infine, si è proceduto con una isterectomia totale, ossia l’asportazione dell’utero e del secondo ovaio, nonostante questo non fosse stato toccato dalla massa.
Successivamente, la paziente è stata ricoverata presso la terapia intensiva, con continuo monitoraggio dei parametri vitali. In un secondo momento è stata trasferita nel reparto di degenza dell’ospedale. In un mese la paziente ha riacquisito le funzionalità e la mobilità compromesse dalla cisti. Il dottor Valentino Bergamini, direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia, ha dichiarato sull’intervento:
Il successo dell’intervento è stato possibile grazie alla sinergia tra ginecologi, chirurghi generali, anestesisti, intensivisti e personale infermieristico altamente qualificato, in un contesto organizzativo adeguato alla gestione di pazienti ad alto rischio.
Questo modello rappresenta oggi lo standard necessario per affrontare casi rari e complessi, trasformandoli in percorsi di cura efficaci e sicuri.
Allo stesso tempo, questo caso ci ricorda quanto sia fondamentale investire nella prevenzione: molte patologie ginecologiche possono evolvere in modo silente per lungo tempo.
La diagnosi precoce, attraverso controlli periodici, consente di intervenire in fasi iniziali con trattamenti meno invasivi e migliori prospettive prognostiche.
La prevenzione rimane quindi uno degli strumenti più potenti per tutelare la salute della donna e ridurre la necessità di interventi così complessi.
Il dottor Stefano Scarperi, invece, ha sottolineato: “Casi di tali dimensioni sono estremamente rari nella pratica clinica contemporanea e richiedono una elevata expertise chirurgica, organizzazione multidisciplinare e strutture adeguate alla gestione di pazienti ad alto rischio. Questo intervento rappresenta un importante risultato per la sanità veronese e conferma il ruolo dell’Azienda ospedaliera di Verona quale centro di riferimento. L’invito che faccio è alla prevenzione in ambito ginecologico, poiché rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tutelare la salute della donna nel tempo“.
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