Quattro giovani, tutti di età inferiore ai 35 anni, con una lesione midollare completa che impediva loro di muovere le gambe, sono tornati a camminare grazie a una nuova tecnica di neurostimolazione sperimentata in Italia. Lo studio è stato condotto, come fa sapere SkyTg24, grazie alla collaborazione fra Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
I risultati ottenuti sono stati ottimi. Un paziente, infatti, ha percorso 132 metri in 42 minuti di cammino continuo e tutti sono riusciti a muoversi superando curve, pendenze e superfici esterne irregolari. A guidare il gruppo di ricerca sono stati il dottor Pietro Mortini, dell’Irccs ospedale San Raffaele e professore ordinario di Neurochirurgia all’Università Vita-Salute San Raffaele, e il dottor Silvestro Micera, professore di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna.
Lo studio sui giovani con lesione midollare

È stato svolto presso il laboratorio di neuroprotesi modulari impiantabili, nell’Irccs ospedale San Raffaele, e pubblicato sulla rivista Med (Cell Press) lo studio italiano che ha dato una seconda possibilità a quattro giovani, di età inferiore ai 35 anni. Come riporta SkyTg24, i partecipanti presentavano una lesione midollare traumatica cronica tra T4 e T7, classificata A o B secondo la classificazione internazionale Ais e funzionalmente completa dal punto di vista motorio.
I giovani, dunque, non riuscivano più a contrarre volontariamente i muscoli degli arti inferiori. Sulla base della ricerca, i quattro soggetti sono stati sottoposti a uno stimolatore midollare, che si attiva attraverso piccoli movimenti volontari del tronco. Dopo quattro mesi di intensa riabilitazione, i giovani sono riusciti a controllare lo stimolatore fino a mantenere la posizione eretta e a camminare in modo autonomo con un deambulatore.
Muovendo il tronco in modo lieve, poi, hanno potuto controllare i movimenti, come estendere una gamba così che potesse sostenere il peso del corpo e fletterla per compiere un passo in avanti. Ciò che ha differenziato questo studio dai precedenti è l’osservazione condotta durante la fase di stimolazione, che ha dimostrato come al variare dell’intensità percepita dalle strutture nervose, la risposta degli arti inferiori passa dall’estensione del ginocchio alla flessione di anca, ginocchio e caviglia.
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La scoperta dei ricercatori
I ricercatori, come sottolinea SkyTg24, hanno proseguito uno studio sulla neurostimolazione midollare avviato nel 2023. Questa volta è stato scoperto che la stimolazione dal ginocchio alla caviglia può essere innescata dal paziente stesso attraverso una lieve estensione volontaria del tronco. Si tratta del principio “trunk-mediated control” (Tmc), o controllo mediato dal tronco.
L’idea è che il movimento del busto modifichi temporaneamente i rapporti anatomici tra le strutture nervose e gli elettrodi, variando l’effetto della stimolazione. Nessun partecipante, nel corso della ricerca, ha recuperato la contrazione volontaria dei muscoli delle gambe, dimostrando come il movimento degli arti inferiori è stato generato dalla stimolazione. A tal proposito, il dottor Silvestro Micera ha affermato:
Dal punto di vista neuroingegneristico, il dato rilevante è che il corpo stesso diventa parte dell’interfaccia di controllo.
Non abbiamo bisogno di decodificare un segnale cerebrale o di aggiungere sensori esterni: sfruttiamo l’interazione tra un movimento residuo volontario, la biomeccanica del corpo e la stimolazione del sistema nervoso per generare il comando necessario al passo.
È un principio semplice, ma proprio questa semplicità potrebbe renderlo particolarmente interessante dal punto di vista traslazionale.
Ciò che va sottolineato è che, seppure siano stati ottenuti dei risultati positivi, sono dati ancora troppo esigui per poter generalizzare e pensare che il trattamento sia già una terapia disponibile per i pazienti. Chiariscono gli esperti: “Lo studio rappresenta quindi una dimostrazione iniziale della fattibilità e del potenziale della strategia, che dovrà essere ulteriormente verificata“.
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