Importanti novità si prospettano nella diagnosi del diabete di tipo 2. Al centro, come sottolinea “RaiNews”, c’è un modello di intelligenza artificiale in grado di identificare una persona affetta dalla malattia analizzandone la voce. La scoperta arriva dalla collaborazione tra un’azienda britannica e l’Università di Melbourne.
Il sistema è stato addestrato su 60mila campioni vocali e poi sottoposto a due cicli di test. Va sottolineato, a ogni modo, che sono ancora numerosi i falsi positivi, pari al 47%. La ricerca, invece, è stata presentata durante il congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete, a Milano. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla novità.
Un test vocale diagnosticherà il diabete?

Un possibile punto di svolta nella diagnosi del diabete di tipo 2 arriva dalla collaborazione tra la società deep tech Thymia e la RMIT University di Melbourne. È stato realizzato, come riporta “RaiNews”, un modello si intelligenza artificiale capace di identificare una persona che soffre di diabete analizzando solo il tono della sua voce. Il fine è quello di realizzare uno strumento di screening semplice, rapido e scalabile, che possa affiancarsi ai tradizionali esami del sangue.
Il modello è stato addestrato su 63.283 campioni vocali provenienti da 21.129 persone nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Ciò su cui si basa lo strumento innovativo sono quei cambiamenti vocali che ricerche precedenti sul diabete di tipo 2 avevano rintracciato maggiormente in associazione alla malattia, come raucedine, ruvidità e una diversa capacità di controllare respirazione e voce durante il parlato.
Durante la fase di validazione, quindi, ai partecipanti è stato chiesto di leggere per 20 secondi una delle favole di Esopo, registrando la voce a distanza. Nel corso della ricerca il modello è parso in grado di rilevare tali anomalie.
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Come sono stati svolti i test?
I campioni analizzati sono stati poi sottoposti a due test. A riportare i risultati ottenuti è stato “RaiNews”. Durante la prima valutazione sono stati coinvolti 7.319 adulti del Regno Unito e il sistema ha assegnato un punteggio di rischio più elevato alle persone che dichiaravano di avere il diabete nell’80% dei casi. Non ci sono state differenze di risultato fra donne e uomini o persone di diversa età.
Al contrario, è stata rilevata una performance inferiore nei partecipanti afroamericani, probabilmente per via del numero ridotto di persone con diabete presenti in questo gruppo. Il secondo test ha coinvolto 801 persone, che si erano sottoposte all’esame dell’emoglobina glicata, ovvero un indicatore che che misura la media della glicemia negli ultimi 2-3 mesi.
Il modello, nel 75% dei casi, ha assegnato un punteggio di rischio più elevato alle persone affette da diabete di tipo 2 rispetto a quelle che non ne erano affette. Il 47%, però, era composto da falsi positivi. A ogni modo, il modello ha distinto con buona affidabilità le persone a basso, medio e alto rischio di diabete sulla base dei risultati dell’esame dell’emoglobina glicata. Il sistema necessita ancora di ulteriori affinamenti, ma il ricercatore Giedre Cepukaityte ammette:
Questo approccio ha il potenziale di rivoluzionare le modalità di screening.
È possibile raccogliere un campione vocale per telefono o tramite un’app, consentendoci così di raggiungere molte più persone rispetto agli attuali percorsi che necessitano di un esame del sangue.
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