domenica, Gennaio 16, 2022

Primo giorno di scuola: tre suicidi di adolescenti a Milano. Perché non se ne parla?

Lunedì 13 settembre è stato un tragico primo giorno di scuola a Milano. Tre casi di suicidio: due ragazzini 15enni sono morti e una 12enne è in fin di vita.

Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

Suicidi di adolescenti. Lunedì 13 settembre è stato il primo giorno di scuola per la maggior parte degli adolescenti italiani. Ma quello che doveva essere un giorno felice si è trasformato in un incubo.

A Milano si sono verificati tre suicidi: due 15enni sono morti mentre una 12enne è in fin di vita. I ragazzi non si conoscevano tra di loro e sembra che si sia trattato di un gesto volontario, anche se la Procura dei minori del tribunale di Milano ha aperto un’indagine per istigazione al suicidio a carico di ignoti.

Suicidi di adolescenti, tre casi in uno stesso giorno

suicidio di adolescenti

Lunedì 13 settembre si sono verificati tre suicidi di adolescenti a Milano. Il primo episodio si è verificato a Bollate intorno alle 7 del mattino. Una ragazzina di 15 anni si è lanciata nel vuoto dal settimo piano. Inutili i soccorsi che una volta arrivati hanno potuto constatare la morte dell’adolescente.

Un’ora dopo in zona Cenisio una ragazzina 12enne è precipitata da un quarto piano di un palazzo milanese. Ora è in gravi condizioni, ricoverata presso il reparto di Rianimazione all’ospedale Niguarda.

Nel pomeriggio invece in zona Comasina un ragazzo cinese 15enne si è lanciato dal 15esimo piano di un palazzo ed è morto sul colpo. Nell’appartamento del ragazzo, secondo quanto riportato dal quotidiano Il Giorno, è stato trovato un bigliettino che farebbe riferimento a qualche gioco di sfida lanciato in rete. Al momento però non sono state rivelate altre informazioni al riguardo.

Suicidi di adolescenti: perché non se ne parla?

Da tempo gli operatori di servizi che si occupano di neuropsichiatria infantile stanno sollevando il problema legato al pericolo crescente di possibili suicidi tra gli adolescenti. Eppure tre suicidi in uno stesso giorno non hanno mosso né la stampa e tanto meno la classe politica, troppo impegnata nelle proprie battaglie ideologiche.

Secondo i dati diffusi dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, i tentativi di suicidi tra gli adolescenti sono raddoppiati a causa della pandemia. Basti pensare che le consulenze neuropsichiatriche relative a pensieri e tentavi di suicidio ad aprile 2020 hanno raggiunto il 61% rispetto al 36% dell’anno precedente.

Mentre in base ai dati diffusi dall’Osservatorio Suicidi della Fondazione BRF – Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze solo nel mese di maggio si sono verificati ben 84 suicidi, e in particolare tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, il suicidio rappresenterebbe la seconda causa di morte. In aumento anche gli episodi di autolesionismo.

Cosa si può fare per prevenire i suicidi di adolescenti?

Prima di tutto occorre rendersi consapevole che c’è un problema e non aver paura di affrontare questo discorso, sia da parte della classe politica che della stampa. L’informazione è importante in questo senso.

Una volta che ci si è resi conto del problema si possono avviare delle pratiche sia individuali, da parte della famiglia, che sociali con l’istituzione di appositi servizi.

Proprio l’ospedale romano Bambino Gesù il 10 settembre, in occasione della giornata mondiale della prevenzione del suicidio in età evolutiva, ha avviato un servizio dedicato ai ragazzi.

Nel piccolo i genitori possono ad esempio, attraverso l’osservazione dei comportamenti dei propri figli, rendersi conto di disagi e sofferenze prevenendo gesti estremi. Michela Gatta, direttrice dell’Unità operativa di Neuropsichiatra infantile dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, in un’intervista ad agensir.it ha spiegato cosa può fare un genitore:

Bisogna cercare di cogliere l’eventualità di una sofferenza di fronte a cambiamenti affettivo-comportamentali, soprattutto chiusura e ritiro; verbalizzazioni di autosvalutazione e negativismo estremi; demotivazione e disinvestimento da attività, oggetti, persone care su cui solitamente si investe emotivamente.

Leggi anche: Per Zaki udienza lampo e processo aggiornato al 28 settembre: “Io detenuto troppo a lungo”

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Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

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