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Non crediamo agli asini che volano, ma ai taxi sì

Arriva Uber Air a rivoluzionare il trasporto urbano e dire addio al traffico. Il primo test è nel 2020.

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L’app che mette insieme autisti e passeggeri guarda in alto: il Ride-sharing di Uber punta sugli Evtol, droni giganti a richiesta per gli spostamenti in città. Il traffico automobilistico che inquina, aliena e stressa era tra le ferite citate in Johnny Stecchino nel 1991, in quella sorta di satirico elenco delle piaghe create dall’uomo da cui non si riesce a venirne a capo. A ventisette anni di distanza c’è chi invece una soluzione l’ha sperimentata. E poi il futuro. Cosa più delle flying car ha rappresentato nell’immaginario comune l’idea di progresso? Pensiamo a Blade Runner, dove nel 1982 Riddley Scott immaginava un XXI secolo in cui sopra le nostre teste avremmo visto volare le macchine. Il futuro non era poi così imprevedibile. Cos’hanno in comune questi due film? Nulla. Hanno solo prematuramente anticipato evoluzioni future e posto inconsciamente un problema.

Obiettivi: tecnologia e rispetto per l’ambiente

Innovazione tecnologica, rispetto per l’ambiente, decongestione del traffico urbano e, perché no, ottimizzazione dei tempi e dei costi sono le cifre distintive del progetto UberAir presentato a Los Angeles all’Uber Elevate Summit l’8 e il 9 maggio.

“Per molti di noi, il traffico cittadino è meno tempo con la famiglia, meno tempo al lavoro per far crescere le nostre economie, più soldi spesi per il carburante e un netto aumento dei nostri livelli di stress: uno studio dell’American Journal of Preventative Medicine, ad esempio, ha scoperto che i pendolari che compiono più di 10 miglia hanno avuto maggiori probabilità di pressione sanguigna elevata”.

Così si legge nel resoconto di presentazione del progetto UberAir che si propone entro il 2023 di trasformare il sistema di trasporto urbano. L’obiettivo è quello di creare una piattaforma fluida e convergente attraverso cui richiedere il servizio taxi.

Stop al traffico con il taxi volante

La novità? Il punto di forza sarà lo spostamento aereo. Un’app, Uber Elevate Network, multimodale e on-demand che usi il trasporto a terra probabilmente solo per portare l’utente allo skyport più vicino. Il resto del tragitto lo si compie volando. Ciò comporterà una maggiore rapidità, riduzione della congestione della mobilità urbana, diminuzione dell’inquinamento. Inoltre con l’aumentare della domanda del servizio si prevede una netta riduzione dei costi che impatterà in maniera positiva sia nella creazione delle infrastrutture utili che del servizio vero e proprio. Insomma, i benefici sembrerebbero molti e molto vantaggiosi.
Dove far decollare e atterrare i droni? Stando a quanto si legge nel paper, anche a questa domanda si risponde con ottimismo e benefici previsti: “Lo sviluppo infrastrutturale per supportare una rete VTOL urbana avrà probabilmente notevoli vantaggi in termini di costi rispetto ad approcci infrastrutturali pesanti come strade, ferrovie, ponti e gallerie”. È stato infatti proposto di costruire gli skyports in posizioni strategiche per gestire al meglio sia l’inquinamento acustico che il coordinamento delle azioni di volo. La proposta più allettate sembrerebbe quella di convertire spazi preesistenti, come piani rialzati dei parcheggi, eliporti esistenti, terreni non utilizzati nei pressi degli svincoli autostradali

Il decollo verticale non crea pericoli, in più gli eVtol sono elettrici e incapaci di inquinare

La proposta da parte dell’azienda statunitense prevede l’utilizzo di eVTOL, acronimo per Elettric Vertical Takeoff and Landing, droni giganti che atterrano e decollano verticalmente, con guida automatica, un’autosufficienza energetica di 100 km circa, voleranno a una velocità tra 240-320 km orari a un’altezza di circa 1000 piedi. La produzione di questi mezzi sarà affidata ai costruttori Embraer, Pipistrel e Karem Aircraft. Antenati degli eVTOL sono gli elicotteri, troppo rumorosi, inefficienti, inquinanti e costosi per diventare taxi e sostenere dunque un uso a larga scala. A differenza di questi, gli VTOL sono elettrici per ridurre l’inquinamento, decisamente meno rumorosi per cui è possibile il loro uso in città. Utilizzano inoltre la tecnologia dell’autonomia al fine di ridurre in modo significativo l’errore dell’operatore, garantendo così la sicurezza del servizio.

Il traffico urbano sarà silenzioso, veloce e pulito

Alcuni punti sono stati posti come criticità da risolvere per lo sviluppo del trasporto aereo urbano su richiesta. La NASA e la FAA, che collaborano con Uber per la programmazione e la sperimentazione del progetto, durante una serie di workshop sulla mobilità on demand hanno identificato alcuni ostacoli al servizio VTOL. Si va dall’acquisizione della certificazione utile, alla gestione del traffico aereo, dalla creazione delle infrastrutture necessarie, al costo e alla convenienza, per arrivare a toccare le caratteristiche dei velivoli. Sarà necessario rendere efficiente il veicolo, aumentarne prestazioni, affidabilità e sicurezza, ridurre il rumore e le emissioni. La NASA si occuperà nello specifico dello sviluppo di un progetto per la gestione del traffico aereo senza equipaggio e a bassa quota.

Il primo test per i taxi del cielo è nel 2020

Il 2020 è la data prevista per effettuare il test e si punta a rendere i voli disponibili entro il 2023. Le sperimentazioni coinvolgono Dallas e Los Angeles ma si cerca una terza città partner, che risponda a determinate caratteristiche infrastrutturali e metereologiche, fuori dagli USA. L’obiettivo è quello di essere pronti con una squadra di taxi del cielo per le olimpiadi di Los Angeles del 2028.

Quello che fino a qualche decennio fa era considerato fantascienza sta diventando realtà. In origine erano le locomotive a vapore… Ora saranno gli eVTOL! Aspettiamo con il naso rivolto all’insù.

di Valentina Cuppone

 

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2 Comments

  1. […] già parlato in passato di car sharing, pool sharing, e addirittura di beach umbrella sharing, perciò non potevamo non introdurre un […]

  2. […] Leggi anche: Non crediamo agli asini che volano, ma ai taxi sì […]

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