Pubblicata la classifica delle migliori università europee, la “Qs World University Rankings: Europe 2026”, che raggruppa gli atenei del continente e li inserisce in una lista, in base ai punteggi ottenuti su determinati indicatori di valutazione.
Come riporta SkyTg24, la Penisola è il quarto Paese più rappresentato d’Europa, con 65 università, anche se di queste solo 4 risultano essere tra le prime cento posizioni. Se da una parte la collocazione italiana nella classifica è alta, dall’altra i nostri atenei hanno perso circa 100mila laureati, negli ultimi dieci anni.
Il motivo, secondo il presidente di Qs, Nunzio Quacquarelli, risiede nel sistema universitario italiano, “che invia i talenti all’estero con più successo di quanto ne attiri“. Vediamo, quindi, quali sono gli atenei migliori in Europa e qual è la situazione in Italia.
Le migliori università europee
La classifica “Qs World University Rankings: Europe 2026” raggruppa, ogni anno, le migliori università europee, sulla base di specifici indicatori. Vengono valutati, dunque,
- Citazioni per articolo
- Studenti in mobilità in entrata
- Reputazione dei datori di lavoro
- Risultati occupazionali
- Reputazione accademica
- Pubblicazioni per Dipartimento
- Sostenibilità
- Proporzione di docenti stranieri
- Paesi di provenienza degli studenti internazionali
- Rete internazionale della ricerca
- Rapporto tra docenti e studenti
Nella lista del 2026 ci sono, nello specifico, 958 atenei di 42 Paesi. Al primo posto, incoronata come miglior università europea del 2026, Oxford, che ha conquistato due posizioni rispetto allo scorso anno. Al secondo posto, invece, come riporta SkyTg24, l’Eth di Zurigo, prima nella classifica del 2025.
Sceso dal secondo al terzo posto l’Imperial College di Londra, a pari merito con l’Ucl. L’Università di Cambridge al quinto posto. Osservando nel complesso la classifica, primo Paese in quanto università presenti è il Regno Unito, con sette atenei tra le prime 10 posizioni dell’elenco generale, ma anche per reputazione accademica e presso i datori di lavoro.
Segue, poi, la Germania, leader per le risorse didattiche e le dimensioni delle classi, con 12 atenei tra i primi 50 per rapporto docenti/studenti. La Francia, invece, primeggia nella ricerca, rientrando nella top 10 per numero di articoli scientifici per ricercatore. Infine, la Spagna presenta cinque università tra le prime 100. In testa l’Universitat de Barcelona, sessantesima.
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Le università italiane in Europa

L’Italia si pone in quarta posizione come Paese più rappresentato nella classifica. Sono 65, infatti, le università presenti, dopo i 129 atenei britannici, i 107 turchi e i 102 tedeschi. Ponendo l’accento sulle prime cento posizioni, sono 4 le università della Penisola presenti. A ottenere il punteggio più alto è il Politecnico di Milano, 45esimo.
L’Alma Mater Studiorum di Bologna esce dalla top 50 e dal 48esimo scende al 59esimo posto. La Sapienza di Roma è il terzo ateneo italiano in classifica, che appare in 77esima posizione. Infine, l’Università di Padova passa dall’87esimo al 92esimo posto. Rispetto allo scorso anno, sono 51 gli atenei sempre presenti, 14 dei quali hanno ottenuto posizioni migliori in classifica.
Tra queste l’Università di Roma Tor Vergata, che è riuscita a ottenere uno spazio nella top 150, raggiungendo proprio questa posizione e salendo di 17 gradini. L’Università di Catania, poi, ha presentato il risultato più significativo, con un miglioramento di 56 posizioni e un 301esimo posto.
L’ateneo di Genova, infine, ha scalato la classifica di 20 punti e si è posizionata 204esima. Per quanto riguarda le new entry italiane, la Penisola ha aggiunto in classifica 14 università, due di queste tra le prime 500 in Europa. Si cita, dunque, l’ateneo di Cagliari e del Lazio Meridionale, al 491esimo posto.
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I laureati in Italia
La classifica delle migliori università in Europa ha fatto scaturire una riflessione secondaria, sul tasso di studenti in Italia. Quest’ultima, infatti, si pone come uno dei maggiori esportatori di studenti nel continente, non riuscendo però ad attrarne.
In dieci anni, infatti, l’Italia ha perso quasi 100mila laureati tra i 25 e i 35 anni. A dare una spiegazione di quello che è il quadro attuale è il fondatore e presidente di Qs, Nunzio Quacquarelli. Queste le sue parole, riprese da SkyTg24:
L’Italia è uno dei motori della ricerca in Europa, con un’intensa produzione accademica.
Nel contempo sta rafforzando la sua impronta accademica a livello globale, offrendo uno dei più alti numeri di programmi di insegnamento in inglese in Europa, mentre il Politecnico di Milano ha fatto passi da gigante lo scorso anno entrando nella top 100 della classifica mondiale delle università Qs.
Tuttavia, questo successo rivela un paradosso significativo.
L’Italia è tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, secondo lo scambio studentesco in uscita, con più università nella top 5 e nella top 50 di questo indicatore rispetto a qualsiasi altro Paese.
Nel frattempo, nessuna università italiana compare nella top 100 per la proporzione di docenti e studenti internazionali, a dimostrazione di un sistema che invia i talenti all’estero con più successo di quanto ne attiri.
Questo squilibrio riflette un più ampio allarme demografico ed economico: l’Italia ha perso quasi 100.000 laureati di età compresa tra i 25 e i 35 anni nell’ultimo decennio, una tendenza che, secondo il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, unita al calo dei tassi di natalità, potrebbe rappresentare una minaccia diretta alla produttività e alla crescita .
Per l’Italia, la sfida consiste nel trasformare il successo accademico in posti di lavoro, innovazione e fidelizzazione dei talenti.

