Ricette mediche per le “prime visite”, da febbraio nuove scadenze: tutte le novità

A febbraio novità per la validità delle ricette mediche. Gli attuali 180 giorni, infatti, saranno ridotti a seconda delle urgenze. Il provvedimento è stato varato dalla Giunta Rocca.

Giorgia Fazio
Giorgia Fazio
Estremamente curiosa di questioni attuali, diritti umani e ambiente. Nel tempo libero legge testi di filosofia orientale. Se non c’è differenza non c’è relazione” è il suo mantra.
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Novità in vista per la validità delle ricette mediche per visite ed esami diagnostici, erogate dal Centro unico di prenotazione della Regione. Come fa sapere Il Messaggero, infatti, il provvedimento varato dalla Giunta Rocca entrerà in vigore il prossimo 1 febbraio.

La novità riguarderà la prescrizione delle prime visite specialistiche o i primi esami diagnostici, presso strutture pubbliche o strutture private accreditate. Dunque, dai 180 giorni di validità di una ricetta, a febbraio si passerà a 130 massimo.

Ciò serve per evitare le ripercussioni che i ritardi di medici o pazienti possono avere sulle liste d’attesa. Vediamo meglio in cosa consiste il provvedimento, quali sono gli obiettivi e cosa cambia per le prescrizioni brevi.

Nuove scadenze per le ricette mediche

Dal prossimo 1 febbraio le prescrizioni mediche vedranno abbreviata la propria validità. Il provvedimento è stato varato dalla Giunta Rocca, che ha proposto cambiamenti nella validità delle ricette erogate dal Centro unico di prenotazione della Regione.

Come riporta Il Messaggero, la novità riguarda le prescrizioni per visite specialistiche o esami diagnostici, con la specificità delle cosiddette “prime visite”. Ciò vuol dire che deve essere la prima volta che il paziente richiede il controllo da parte dello specialista.

Escluse dal provvedimento, quindi, le ricette mediche per i farmaci. A essere modificata sarà la data di scadenza delle prescrizioni, che dagli attuali 180 giorni, per qualsiasi tipo di urgenza, passerà a 10 minimo o 130 massimo.

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Come calcolare la scadenza delle ricette

Dall’1 febbraio prossimo, dunque, saranno introdotte nuove scadenze per le ricette mediche. Come bisognerà calcolarle, però? Innanzitutto, bisogna affrontare la questione delle “classi di urgenza” di tali prescrizioni.

Le classi, spiega Il Messaggero, indicano l’urgenza con la quale, secondo il medico, il paziente necessita di svolgere la visita o l’esame richiesto. Ne esistono di quattro tipi. La prima, la più urgente, è indicata dalla sigla “U” e viene prescritta quando è necessaria una visita specialistica entro 72 ore dalla ricetta stessa.

Attualmente, come precedentemente detto, questa prescrizione vale 180 giorni, mentre dall’1 febbraio verranno ridotti a 10. La seconda classe è relativa alle prescrizioni brevi, con la sigla “B”. In questo caso, l’esame clinico deve essere svolto entro 10 giorni dalla ricetta. I 180 giorni di validità diventeranno 20.

Terza classe è definita differita e ha la sigla “D”. La visita deve essere erogata entro 30 giorni dalla prescrizione e l’esame entro 60. Da febbraio, la ricetta non sarà più valida 180 giorni ma 40 per le visite, 70 per gli esami. Infine, le programmabili, con la sigla “P”, che necessitano di un esame entro 120 giorni, avranno una validità di 130 e non più 180 giorni.

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L’obiettivo del provvedimento

L’obiettivo del provvedimento proposto dalla Giunta Rocca è quello di ridurre la possibilità che le ricette vengano erogate in modo non corretto e che medici o pazienti non siano tempestivi nella prenotazione degli esami, comportando ripercussioni sulle liste d’attesa.

Il Messaggero ha riportato quanto si legge sul provvedimento della Regione. Ecco il testo, in cui viene spiegato il modo in cui dovrà essere utilizzata la prescrizione:

La prescrizione, pertanto, deve essere utilizzata procedendo alla prenotazione della prestazione entro i termini di validità.

Ciò implica che il cittadino dispone di un intervallo di tempo massimo, decorrente dalla data di emissione della prescrizione, trascorso il quale la prescrizione non è più utilizzabile per accedere alla prenotazione.

La prescrizione utilizzata per la prenotazione mantiene la sua validità amministrativa fino al momento dell’effettiva erogazione della visita o dell’esame prenotato.

Pertanto, un appuntamento che sia stato regolarmente fissato presso la struttura erogatrice, anche se la data di erogazione cade oltre il termine di validità temporale della prescrizione rimane valido e vincolante per la struttura sanitaria.

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