Perché Leone XIV ha indetto un concistoro straordinario e qual è il futuro della Chiesa dopo il giubileo

Al via la riunione straordinaria in Vaticano. Il Pontefice traccia la rotta per il terzo millennio: "Niente agende personali, siamo una comunità di fede, non un team di esperti".

Alessio Petrocco
Alessio Petrocco
Estremamente determinato e attento al mondo dell’attualità. Il giornalismo è per lui la voce che trasforma i fatti in storie e le storie in conoscenza.
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Nella giornata di mercoledì 7 gennaio, Papa Leone XIV ha aperto ufficialmente il Concistoro straordinario in Vaticano. L’evento, concluso con l’omelia di questa mattina, ha visto riuniti i cardinali di tutto il mondo per una sessione di lavori cruciale. L’obiettivo è quello di definire il futuro della Chiesa attraverso il confronto diretto e non tramite la produzione di documenti scritti.

Il Pontefice ha chiesto ai porporati di mettere da parte le strategie politiche e di comportarsi come una vera comunità di fede, aiutandolo concretamente nel difficile compito di governare la Chiesa universale in un momento storico complesso. A un anno e mezzo dalla sua elezione, Leone XIV vuole accelerare sulla sinodalità, trasformandola da concetto teorico a metodo di lavoro pratico.

Ed è da questa volontà che nasce la riunione straordinaria indetta dal Papa, secondo il quale la sinodalità rappresenta il cammino che Dio chiede alla Chiesa del terzo millennio. I concistori infatti sono riunioni ufficiali in cui il Santo Padre e i cardinali discutono di temi cruciali per la Chiesa, come riforme interne, questioni diplomatiche e amministrative, o decisioni su canonizzazioni e nomine di nuovi cardinali.

Il discorso del Papa e l’apertura del Concistoro

Un concistoro può essere ordinario o straordinario. Come riporta SkyTg24, agli ordinari partecipano solamente i Cardinali presenti a Roma, mentre gli straordinari come questo coinvolgono tutti i Cardinali del mondo, e sono motivati da questioni particolarmente importanti. Inoltre, un concistoro straordinario si svolge a porte chiuse, senza la presenza di telecamere e occhi indiscreti.

Leone XIV dunque ha subito dettato la linea operativa nell’Aula del Sinodo, spiegando che questo incontro non deve servire a scrivere l’ennesimo trattato teologico, ma a cementare l’amicizia e la collaborazione tra i vertici della Chiesa. Il Papa è convinto che solo mostrando un fronte unito la Chiesa possa tornare a essere rilevante. Ha usato concetti forti, parlando di “attrazione” e condannando le divisioni che disperdono le energie. Le sue parole, riportate da Vatican News:

Non dobbiamo arrivare a un testo, ma portare avanti una conversazione che mi aiuti nel mio servizio per la missione della Chiesa tutta.

L’unità attrae, la divisione disperde, mi pare che lo riscontri anche la fisica, sia nel micro che nel macrocosmo.

Siamo chiamati prima di tutto a conoscerci e a dialogare per poter lavorare insieme al servizio della Chiesa.

Il secondo giorno del Concistoro

Questa mattina, durante la messa nella Basilica di San Pietro, il tono si è fatto ancora più pastorale e netto. Il Pontefice ha messo in guardia i cardinali da un rischio molto attuale: quello di sentirsi dei semplici tecnici, dei consulenti o dei manager di una multinazionale. Il Concistoro, ha ribadito Leone XIV, non è un consiglio di amministrazione e non è il luogo adatto per portare avanti interessi di gruppo o quelle che ha definito “agende” personali.

Secondo il Papa, il mondo esterno ha “fame di bene e di pace”, e la Chiesa non può rispondere con logiche di potere. I cardinali devono “fermarsi” (dal latino consistere, da cui Concistoro) per discernere cosa è giusto. Come riporta ancora Vatican News, Papa Leone ha dichiarato:

Il nostro Collegio, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede.

Sempre, però, in ogni luogo e circostanza, potremo aiutarci reciprocamente, e in particolare aiutare il Papa, a trovare i “cinque pani e due pesci” che la Provvidenza non fa mai mancare là dove i suoi figli chiedono aiuto.

Si è chiusa così l’omelia del Papa, e dalle sue parole è apparso evidente il netto cambio di passo rispetto al passato. Leone XIV vuole cardinali presenti, partecipi e soprattutto “disarmati” dalle logiche politiche. La strada è tracciata: ascolto reciproco e servizio concreto, in quanto per governare la complessità del mondo moderno, serve il contributo di tutti, nessuno escluso.

Leggi anche: Papa Leone convoca il suo primo Concistoro: “Lavoriamo per crescere insieme”

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