Papa Leone e l’importanza di dialogare con i giovani: “Sotto la corazza si cela il desiderio di essere amati”

Anche Papa Leone si è espresso sulla questione del disagio giovanile, invitando le istituzioni all'ascolto e al dialogo. Dietro alla corazza dei giovani c'è solo il desiderio di essere amati e accolti, sostiene il Pontefice.

Giorgia Fazio
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Anche Papa Leone XIV ha deciso di esporsi sul tema del disagio giovanile, che negli ultimi giorni è emerso a gran voce in tutta Italia. Il Pontefice ha scelto di affrontare l’argomento durante l’incontro con gli operatori pastorali che si occupano dell’educazione sottolineando, come ha fatto già il Presidente Mattarella, l’importanza dell’ascolto.

In particolare, è necessario che gli adulti facciano sentire ragazze e ragazzi importanti, che credano in loro e che sanciscano un “patto di fiducia“, consapevoli della condizione di “disagio esistenziale” che i giovani stanno vivendo attualmente. Ecco tutto quello che ha dichiarato il Santo Padre, le cui parole sono state riprese da “Ansa”.

L’intervento di Papa Leone sui giovani

Papa Leone XIV

Nel corso del Congresso Internazionale sulla Pastorale Scolastica e Universitaria, Papa Leone XIV si è rivolto a coloro che si occupano di educazione, riflettendo sulle relazioni da stringere con i giovani. È innegabile che le nuove generazioni stiano attualmente attraversando un momento di grande incertezza e dubbi sul futuro, ed è proprio per questo che invita gli adulti all’ascolto e alla comprensione. Questo il discorso del Pontefice ripreso da “Ansa”:

Non serve la repressione ma un patto di fiducia con le giovani generazioni spesso vittime di un disagio esistenziale, con famiglie ferite, solitudini digitali, sentimento di inadeguatezza o di timore davanti a un futuro che appare incerto.

Il coraggio nasce da un patto di fiducia: dall’esperienza di qualcuno che crede in te prima che tu creda in te stesso.

La chiave di tutto, per il Santo Padre, risiede nell’amore. Afferma, infatti: “Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati“. Ed è per tale ragione che chiede che le istituzioni, tra cui la Chiesa, non si limitino a imporre misure contingenti, piuttosto creino un dialogo con i giovani.

Sostiene il cappellano del Beccaria, don Claudio Burgio: “Sostituire la logica educativa con una visione puramente repressiva allineando il trattamento dei minori a quello degli adulti non migliorerà nulla. Un reato in età minorile spesso rimane un’invocazione d’aiuto“.

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Come agire contro il disagio diffuso dei giovani

A esporsi sul tema del disagio giovanile e delle misure prese contro gli atti che si sono consumati di recente nelle piazze italiane sono stati anche i Gesuiti italiani. La loro posizione è stata riportata da “Ansa”:

Fermare la violenza in atto è necessario, ma non si può rispondere al malessere diffuso con altra violenza, moltiplicando i silenzi politici o inasprendo gli interventi repressivi attraverso ripetuti decreti che promettono mediaticamente la sicurezza, rinunciando a ragionare nel dibattito pubblico sulle cause del disagio sociale e sulle azioni possibili per darvi risposte.

Dello stesso avviso anche padre Giuseppe Riggio, direttore della rivista Aggiornamenti Sociali: “I vandalismi vanno condannati ma dovremmo chiederci quanto sia credibile farlo, visto che spesso prevale la giustificazione del ricorso alla forza, infischiandosene di leggi e limiti al proprio potere“.

Si aggiunge il commento del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che nei giorni scorsi aveva dichiarato: “Dobbiamo dare delle risposte e le risposte sono senso, speranza, futuro, integrazione, passione per il domani, dare i modi per costruire il domani. Questo è il vero modo con cui si contrasta la violenza: l’interesse, l’attenzione per cui fai parte di un corpo e non devi distruggere ma devi costruire“.

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