Si è concluso definitivamente ieri, 6 gennaio, il Giubileo della Speranza, inaugurato il 24 dicembre 2024 da Papa Francesco. A determinare la fine dell’anno giubilare, però, è stato Leone XIV, con la chiusura dell’ultima Porta Santa, quella della Basilica di san Pietro.
La cerimonia è coincisa con la Messa per la Solennità dell’Epifania, fa sapere Vatican News. Un momento di preghiera, raccoglimento e comunione quello vissuto dal Pontefice insieme ai 10mila fedeli giunti a San Pietro.
Presenti anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la figlia Laura, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il segretario del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, Alfredo Mantovano.
Cerimonia di chiusura del Giubileo
Si è tenuta ieri, 6 gennaio 2026, alle ore 9:40, presso la Basilica di San Pietro, la cerimonia ufficiale di chiusura del Giubileo della Speranza. Papa Leone XIV, che ha accolto il testimone lasciatogli da Francesco di condurre la Chiesa in un anno così storico, ha quindi serrato il portone bronzeo della Basilica.
Prevost, dunque, prima di accingersi a pronunciare la Messa per la Solennità dell’Epifania, ha letto la monizione nell’atrio di San Pietro, circondato dai vescovi e dai canonici. Queste le parole del Pontefice, riprese da Vatican News:
Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi.
E proprio riferendosi alla Porta Santa, Prevost ha ricordato come essa abbia “conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova. […] Queste persone hanno accettato la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare“.
Di seguito, la chiusura effettiva della Porta Santa e l’inizio della celebrazione, sulle note dell’Adeste fideles, intonato dalla Schola cantorum. Nel corso della Messa, poi, un diacono ha cantato il Vangelo dell’Epifania e sono state annunciate le date delle prossime solennità liturgiche.
La Quaresima inizierà il 18 febbraio, Pasqua si celebrerà il 5 aprile, l’Ascensione del Signore il 14 maggio, la Pentecoste il 24 maggio, la prima Domenica di Avvento, infine, cadrà il 29 novembre.
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La Messa di chiusura del Giubileo

La chiusura della Porta Santa di San Pietro è stato un momento solenne, di profonda preghiera, che ha riunito 10mila fedeli, 5.800 nella Basilica per assistere alla Messa. Tra loro il Presidente Mattarella con la figlia Laura, il sindaco di Roma Gualtieri, Il presidente della Regione Lazio Rocca e il segretario del Consiglio dei ministri Mantovano.
Durante l’omelia, quindi, Papa Leone XIV ha ricordato il significato e l’importanza dell’Epifania del Signore, “consapevoli che in sua presenza nulla rimane come prima“. Ecco le parole di Prevost, riprese da Vatican News:
Questo è l’inizio della speranza. Dio si rivela e nulla può restare fermo.
Finisce un certo tipo di tranquillità, quella che fa ripetere ai malinconici: “Non c’è niente di nuovo sotto il sole“.
Inizia qualcosa da cui dipendono il presente e il futuro.
A questo punto, un invito alla pace, sempre presente nei discorsi del Santo Padre, che questa volta ha tracciato il parallelismo con la fragilità di Gesù Bambino, quella stessa che è in ogni individuo e deve essere protetta:
Dio mette in questione l’ordine esistente, è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù.
Non fa rumore, ma il suo Regno germoglia già ovunque nel mondo.
Come in passato, anche oggi esso subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Ne sono prova i tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti.
Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino.
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La fine della Messa
A celebrare la Messa, insieme a Papa Leone XIV, sull’altare erano presenti anche i cardinali Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio, il vice-decano, Leonardo Sandri, il segretario di Stato, Pietro Parolin, Marc Ouellet, prefetto emerito del Dicastero per i Vescovi e predecessore proprio di Prevost.
Quest’ultimo, al termine della celebrazione, si è recato davanti alla statua di Gesù Bambino, presente nella Basilica di San Pietro, per venerarla e pregare. Lo stesso è avvenuto innanzi alla rappresentazione della Madonna della Speranza.
In conclusione, il saluto tra i fedeli, i quali hanno poi raggiunto i restanti in Piazza, per assistere all’Angelus dalla Loggia delle Benedizioni. Ciò che resta di tale celebrazione è l’auspicio di Papa Leone, per “una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne“.


