Mattarella elogia l’Italia nel discorso di fine anno: “La Repubblica siamo tutti noi”

Il Presidente Mattarella, nel discorso di fine 2025, ha ricordato come quest'anno ricorre l'80esimo anniversario della Repubblica italiana. Il suo, quindi, è stato un elogio al Paese, ricordando chi e cosa hanno contribuito a determinarne la grandezza.

Giorgia Fazio
Giorgia Fazio
Estremamente curiosa di questioni attuali, diritti umani e ambiente. Nel tempo libero legge testi di filosofia orientale. Se non c’è differenza non c’è relazione” è il suo mantra.
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Il 2025 si è ormai concluso e a dire addio al vecchio anno e a salutare il nuovo è stato il tradizionale discorso di Mattarella. Il Presidente della Repubblica, infatti, il 31 dicembre scorso, ha fatto un bilancio di quello che è stato il 2025 ma, soprattutto, ha preannunciato ciò che accadrà in questo 2026.

In particolare, quest’anno ricorrono gli 80 anni dalla nascita della Repubblica italiana, omaggiata dal Capo dello Stato con un album di parole, che ha attraversato tutti i decenni, a partire dal 1946.

Un appello alla pace e al raggiungimento della parità di genere, un invito ai giovani a disegnare un futuro migliore sostenendo le proprie idee, il ricordo di chi ha dato la vita per la Repubblica. Questo e molto altro nelle parole del Presidente.

L’elogio della Repubblica di Mattarella

Il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ha avuto due temi principali. Innanzitutto, Mattarella si è espresso sulla pace, ricordando i tragici eventi e le condizioni disumane in cui vivono adulti e bambini sia in Ucraina che a Gaza. Ecco quanto detto dal Presidente e riportato da Rai News:

La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace.

Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte.

La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio.

Dopo gli auguri di buon anno a Papa Leone XIV, che tra le altre cose sta facendo della pace il punto focale del proprio Pontificato, Mattarella ha ricordato che in questo 2026 ricorrono gli 80 anni della Repubblica italiana.

Di conseguenza, il Capo dello Stato ha ripercorso in maniera puntuale quanto accaduto nel corso del tempo: Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato“. Il pensiero iniziale, dunque, è andato al primo voto delle donne e alla questione sulla parità di genere:

Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne.

Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.

La Costituzione italiana ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni.

La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia.

Leggi anche: Festa dell’Unità Nazionale, Mattarella: “Un pensiero a chi rese l’Italia libera”

80 anni di storia, nomi e successi

Il Presidente Mattarella, quindi, si è soffermato sui temi che maggiormente hanno toccato la vita degli italiani negli anni, quali il lavoro, la casa, la famiglia e l’informazione pubblica. A tal proposito ha sottolineato: Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato – e rimane – il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica“.

Poi, il ricordo di chi ha lottato per la Repubblica italiana, le vittime del terrorismo, prime fra tutti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nomi indimenticabili della storia nazionale. Queste le parole del Capo di Stato, riprese da Rai News:

Le stragi.

Il terrorismo. 

Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. 

Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine.

Tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento.

Verrà definita la notte della Repubblica.

Ma l’Italia prevale. 

Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore.

E lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica.

Due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia.

Protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro esempio continua a ispirare – non soltanto in Italia – le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità.

Anni di tensioni, di grandi mutamenti che ci hanno accompagnato nel passaggio al nuovo secolo.

Al nuovo millennio.

I cambiamenti sono profondi: dal linguaggio, agli stili di vita, alla moneta.

Infine, il riconoscimento all’Italia di essere uno dei primi Paesi al mondo per quanto riguarda la manifattura, la cucina, l’arte. Una storia di impegno e successo, che Mattarella invita a perseguire:

La Repubblica è un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato.

Perché la Repubblica siamo noi.

Ciascuno di noi.

Leggi anche: Papa Leone in Quirinale da Mattarella: qual è il loro piano per la pace?

Il messaggio di Mattarella ai giovani

Nel corso del discorso di fine anno, Mattarella ha evidenziato come il punto di forza della Repubblica italiana sia stata e sia ancora “la coesione sociale nella libertà e democrazia. Quindi, guardare al passato e alla grande storia che ha attraversato il Paese può aiutare ad affrontare al meglio il futuro.

È proprio a questo proposito che il Presidente si è rivolto ai giovani, ponendosi dalla loro parte. Un invito, il suo, a non lasciarsi sopraffare da chi giudica la nuova generazione priva di idee, ma uno sprone a continuare a lottare per il futuro, seguendo l’esempio di chi ha dato vita alla Repubblica 80 anni fa:

Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista. 

Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia.

Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. 

Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi.

Siate esigenti, coraggiosi.

Scegliete il vostro futuro. 

Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna.

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