Addio a Emma Bonino: una vita spesa a difendere i diritti dei più fragili

Si è spenta a 78 anni Emma Bonino, leader di +Europa e da sempre una delle voci politiche principali dei diritti umani. L'insegnamento più grande che lascia è la possibilità di condurre battaglie non violente, nel rispetto degli ultimi.

Giorgia Fazio
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Si è spenta oggi, 11 settembre, a 78 anni, Emma Bonino, la leader di +Europa che si è sempre battuta per i diritti degli ultimi. A dare la notizia della scomparsa è stato il partito, che in una nota ha scritto: “Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai”.

Bonino, che dieci anni fa aveva annunciato un tumore al polmone, era stata ricoverata nei giorni scorsi al Santo Spirito, a causa di alcuni problemi respiratori. L’ex ministra lascia un’eredità fatta di battaglie per la liberalizzazione dell’aborto, contro le mutilazioni genitali femminili e molto altro, sempre dalla parte di chi ha bisogno. Una vita spesa per dare voce ai più fragili.

Chi era Emma Bonino

Emma Bonino

Emma Bonino è nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. Dopo aver conseguito il diploma classico si è laureata in Lingue e letterature straniere alla Bocconi di Milano, presentando una tesi su Malcolm X. Già da piccola, Bonino ha dimostrato ampia propensione e curiosità verso i diritti umani.

Ecco, allora, che nel 1975 si è iscritta al Partito Radicale e si è messa in primo piano per la campagna di liberalizzazione dell’aborto. Come fa sapere RaiNews, ha fondato il Cisa, Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, e si è autodenunciata di autoprocurato aborto, un atto di disobbedienza civile al tempo, intento ad accelerare il dibattito sulla legge 194.

L’anno seguente Emma Bonino è stata eletta per la prima volta alla Camera, dando inizio alla propria carriera attiva in politica. Ha ricoperto, dunque, i ruoli di deputata, parlamentare europea, senatrice, vicepresidente del Senato. Tra il 1995 e il 1999 è stata commissaria europea, interessandosi in particolare all’ufficio umanitario.

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Emma Bonino, una vita nel nome dei diritti umani

Durante la carriera politica, Emma Bonino ha visitato zone di guerra, dalla Bosnia all’Afghanistan, ha portato in tribunale le campagne contro i crimini di guerra dell’ex Jugoslavia e del Ruanda, oltre che per la nascita della Corte penale internazionale. Nel 2006, sottolinea RaiNews, sotto il Governo Prodi, è stata eletta ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee, divenendo la prima radicale in un esecutivo italiano.

Nel 2013, invece, Enrico Letta le ha affidato gli Affari esteri. Non solo, Bonino è stata promotrice della moratoria Onu sulla pena di morte, fondatrice di Non c’è pace senza giustizia contro le mutilazioni genitali femminili, si è esposta contro la fame nel mondo e per i diritti civili, portando la sua voce oltre i confini nazionali.

Lo sguardo dell’ex ministra è sempre stato rivolto verso l’Europa, tanto da essere tra le fondatrici, nel 2017, del partito +Europa, con cui è tornata in Senato l’anno seguente e di cui ne è diventata presidente nel 2024. Bonino è sempre stata una figura riconoscibile nel mondo della politica, fermamente laica e radicale, capace di creare un legame anche con chi aveva idee distanti dalle sue.

Le battaglie hanno fatto parte anche della sua vita più privata. Dieci anni fa, durante una diretta di Radio Radicale, Bonino aveva annunciato di essere stata colpita da un tumore al polmone ma, nonostante le condizioni di salute non sempre favorevoli, non ha mai smesso di portare avanti i propri impegni sociali. Emma Bonino si è spenta questa mattina, dopo un breve ricovero presso il Santo Spirto di Roma. Tra gli insegnamenti principali che lascia c’è la possibilità di condurre battaglie non violente, sempre nel rispetto dei più deboli e fragili.

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