La missione spaziale Artemis II ha ufficialmente battuto il record di massima distanza dalla Terra mai raggiunta prima. I quattro membri dell’equipaggio, gli statunitensi Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen, si sono spinti nello spazio profondo superando la fatidica soglia dei 400.171,4323 chilometri, secondo quanto riportato dalla NASA.
La navicella Orion è riuscita a infrangere il limite storico stabilito ben 56 anni fa, nel 1970, dall’equipaggio della missione Apollo 13, Jim Lovell, Fred Haise e Jack Swigert. A differenza dell’Apollo 13, in cui il record fu un effetto collaterale di un’emergenza che costrinse l’equipaggio a un cambio di traiettoria vitale, per l’Artemis II questa distanza è il culmine di un piano di volo spettacolare. L’Amministratore Jared Isaacman sul profilo X della NASA ha annunciato il traguardo con enorme orgoglio:
Artemis II ha raggiunto la sua massima distanza dalla Terra.
Sul lato oscuro della Luna, a 252.756 miglia di distanza, Reid, Victor, Christina e Jeremy hanno ormai raggiunto una distanza dalla Terra maggiore di qualsiasi altro essere umano nella storia e ora iniziano il viaggio di ritorno a casa.
Prima di partire, hanno detto di sperare che questa missione venga dimenticata, ma sarà ricordata come il momento in cui le persone hanno iniziato a credere che l’America possa ancora una volta compiere l’impossibile e cambiare il mondo.
La fase lunare di Artemis II e la scoperta del lato nascosto

La conquista di questo storico record è avvenuta in una fase orbitale cruciale, fatta di precisione matematica. Secondo quanto riporta “SkyTg24”, la navicella Orion è entrata regolarmente nella cosiddetta ‘sfera di influenza lunare’, ovvero la regione spaziale in cui l’attrazione gravitazionale della Luna risulta superiore a quella della Terra. Questa posizione privilegiata ha permesso alla NASA di diffondere nuove immagini dettagliate che mostrano l’emisfero lunare non visibile dal nostro pianeta.
La documentazione fotografica evidenzia il Mare Orientale, un bacino di impatto di quasi 965 chilometri di diametro, situato tra il lato visibile e quello nascosto. Le immagini offrono una visione completa di questa struttura, la cui metà sinistra resta sempre nascosta dalla Terra a causa della rotazione sincrona della Luna, come spiega la NASA: “La metà sinistra del Mare Orientale non è visibile dalla Terra, ma questa immagine ci offre una visione completa del cratere“. Questi dati sono considerati fondamentali per mappare le zone di allunaggio delle prossime missioni.
Artemis II, il viaggio di ritorno e le manovre di ammaraggio

Durante la fase di sorvolo l’equipaggio a bordo della navicella Orion ha assistito a un’eclissi solare totale. Tra le 02:35 e le 03:32 il Sole è stato completamente oscurato dal disco lunare. Alle 03:20 si è conclusa la fase di massimo avvicinamento alla superficie della Luna, finestra temporale che ha permesso alla NASA di diffondere nuove immagini dettagliate che mostrano l’emisfero lunare non visibile dal nostro Pianeta e raccogliere dati scientifici previsti dal piano di volo.
Concluso il passaggio ravvicinato, la missione Artemis II è entrata nella fase di rientro. La capsula Orion sta ora viaggiando verso la Terra sfruttando l’energia cinetica accumulata tramite la manovra di fionda gravitazionale, senza necessità di propulsione primaria. Secondo quanto riporta “Focus.it”, l’ammaraggio è programmato per venerdì prossimo al largo di San Diego, California.
La procedura finale prevede l’ingresso in atmosfera per testare la tenuta dello scudo termico, seguito dall’apertura dei paracadute per la frenata finale prima del recupero da parte delle squadre navali della Marina statunitense. Le dichiarazioni dell’Amministratore Jared Isaacman sul profilo X della NASA:
Congratulazioni a questo incredibile equipaggio e a tutto il team della NASA, ai nostri partner internazionali e commerciali, ma questa missione non sarà finita finché non saranno al sicuro con i paracadute, ammarando nell’Oceano Pacifico.
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