La missione spaziale Artemis II si è conclusa nella notte tra il 10 e l’11 aprile scorsi, con l’ammaraggio della navicella Orion nel Pacifico. Dopo i controlli medici di routine e aver riabbracciato i familiari, i quattro astronauti hanno incontrato i propri colleghi al Johnson Space Center.
Sono bastati dieci giorni nello Spazio ai professionisti per scrivere la storia della scienza mondiale e porre un tassello in più nell’organizzazione delle missioni successive. Sono già in programma, infatti, Artemis III e IV, che si concretizzeranno nell’allunaggio del 2028.
Le fotografie e le scoperte che sono emerse dall’esplorazione spaziale sono andate a confermare i progetti in fase di lavorazione, oltre che a regalare un’immagine emozionante dello Spazio. Ecco tutto quello che hanno raccontato gli astronauti sul loro “viaggio”.
Artemis II, una missione storica
Dopo la straordinaria missione spaziale Artemis II, i quattro astronauti coinvolti, ovvero Christina Koch, Victor Glover, Reid Wiseman e Jeremy Hansen, hanno raccontato la propria esperienza ai colleghi presenti nella sede della Nasa Johnson Space Center.
Ad accoglierli è stato, come riporta il Corriere della Sera, l’amministratore della Nasa Jared Isaacman, che ha introdotto gli astronauti così: “L’attesa è finita. Dopo una breve interruzione di cinquantatré anni, lo spettacolo continua“.
Ad assistere all’evento direttori di volo, manager dei programmi, ufficiali militari, politici, l’intero corpo astronautico della Nasa in tuta blu, veterani in pensione, a dimostrazione di come Artemis II abbia rappresentato un evento incredibile nella storia. Di seguito le dichiarazioni principali dei professionisti sull’esperienza vissuta.
La Terra vista dallo Spazio

Tra i punti su cui i quattro astronauti si sono soffermati durante la missione Artemis II rientra lo spettacolo della Terra vista dallo Spazio. Una cornice suggestiva, che induce contemporaneamente a riflettere sulla distanza percorsa. Reid Wiseman, come riporta il Corriere della Sera, ha definito quei momenti così:
Non è stato per niente facile.
Prima del lancio sembra il sogno più grande, qui sulla Terra.
E quando sei là fuori, vuoi solo tornare dai tuoi familiari e dai tuoi amici.
È qualcosa di speciale essere umano, ed è qualcosa di speciale stare sul pianeta Terra.
Anche Christina Koch ha parlato delle sue sensazioni: “Onestamente, ciò che mi ha colpita non era solo la Terra, era tutto il nero intorno. La Terra era come una scialuppa di salvataggio, che galleggia indisturbata nell’Universo“.
Jeremy Hansen, invece, si è lasciato andare a un’immagine collettiva, che non include solo i protagonisti di questa spedizione ma tutti coloro che fanno parte del settore: “Quando guardate qui davanti a voi, non state guardando noi. Noi siamo uno specchio che vi riflette. E se ciò che vedete vi piace, allora guardate più in profondità. Questo siete voi“.
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Le missioni successive
Wiseman, Glover, Koch e Hansen sono stati i primi esseri umani a volare sulla Luna dopo la missione Apollo 17, che ha determinato la conclusione della prima fase di esplorazione della NASA nel 1972. L’indagine di Artemis II, dunque, ha avuto un’importanza ingente per l’Agenzia, che sta già preparando una terza e una quarta missione.
Nello specifico, fa sapere Repubblica, Artemis III partirà il prossimo anno e vedrà coinvolto un nuovo equipaggio, pronto a esercitarsi nell’attracco della capsula con un modulo lunare in orbita attorno alla Terra. Tutto ciò è fondamentale per l’allunaggio di Artemis IV, previsto per il 2028.
Due astronauti, infatti, proveranno a raggiungere il Polo Sud lunare. Dalle informazioni reperite grazie al “viaggio” di Wiseman, Glover, Koch e Hansen, sembrerebbero esserci tutte le condizioni favorevoli per proseguire con l’organizzazione delle missioni successive.
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Le scoperte di Artemis II
Durante la missione, gli astronauti sono riusciti a collezionare informazioni preziose per il mondo scientifico. Nello specifico, hanno fotografato un lato nascosto della Luna, mai visto da occhi umani, hanno potuto assistere a un’eclissi solare totale dallo Spazio e hanno scattato l’immagine della Terra che tramonta oltre il bordo grigio del satellite.
A sottolineare le scoperte è stato soprattutto Isaacman, il quale ha dichiarato, come riporta Repubblica, che sull’area scolorita nello scudo termico di Orion “non sono state osservate condizioni inaspettate“, sia nelle immagini subacquee dopo l’ammaraggio, sia nella revisione della navetta fatta a bordo della nave.
L’amministratore della Nasa ha poi aggiunto: “Ritengo che, quando le immagini saranno disponibili, sarà netta la differenza tra le prestazioni dello scudo termico di Artemis I e Artemis II“.

