Medici di famiglia nelle Case di comunità, firmato l’accordo: “Ci farà vedere una sanità più vicina ai cittadini”

Firmato l'accordo che impone ai medici di famiglia l'obbligo di 6 ore settimanali nelle Case di comunità, per almeno 48 settimane annue. Il compenso è di 38,72 euro l'ora. Il fine è quello di rendere la sanità più vicina e accessibile ai cittadini.

Giorgia Fazio
Ad image

È stato firmato ieri, 23 giugno, l’accordo che regola la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità. A sottoscrivere l’intesa, come riporta Ansa, è stata la Sisac, in rappresentanza delle Regioni, insieme ai sindacati Fimmg e Fmt.

Nello specifico, è stato posto l’obbligo, per i medici, di 6 ore settimanali per 48 settimane annue nelle Case di comunità, tra le 08:00 e le 20:00, con un turno di almeno 3 ore continuate. Il compenso stabilito è di 38,72 euro l’ora, sulla base di un principio di tariffazione unica su tutto il territorio nazionale.

Ora l’accordo dovrà seguire l’iter procedurale per entrare in vigore entro il 30 giugno, come previsto dal Pnrr per l’entrata in funzione delle 1.038 nuove strutture per l’assistenza territoriale. Di seguito maggiori dettagli su ciò che spetterà presto ai medici di famiglia.

Accordo sui medici di famiglia

Orazio Schillaci accordo medici di famiglia

L’accordo sottoscritto dalla Sisac, in rappresentanza delle Regioni, e dai sindacati Fimmg e Fmt è stato firmato ieri, 23 giugno, determinando importanti novità per i medici di famiglia. L’intesa, infatti, come riporta Ansa, prevede per i professionisti un obbligo di 6 ore settimanali per 48 settimane annue, all’interno delle Case di comunità, tra le 08:00 e le 20:00, con un turno di almeno 3 ore consecutive.

Il compenso per ogni ora di lavoro svolta ammonta a 38,72 euro, come imposto dalla tariffazione unica su tutto il territorio nazionale. La Conferenza delle Regioni sottolinea che toccherà alla singola Azienda sanitaria definire il fabbisogno orario della struttura, dopo aver impiegato il personale già assegnato ad attività orarie e consultato il referente dell’Aft, l’Aggregazione Funzionale Territoriale.

Solo in seguito verranno distribuite le ore rimanenti tra i medici presenti nel territorio della Casa di comunità. L’accordo, dunque, dovrà seguire il percorso procedurale per entrare in vigore entro il 30 giugno, data imposta dal Pnrr per l’entrata in funzione delle 1.038 nuove strutture per l’assistenza territoriale.

Leggi anche: Riforma dei medici di famiglia: Asl, convenzioni e tutte le possibili novità

Il ministro Schillaci sull’accordo

A esporsi sull’accordo, fa sapere Ansa, era già stato nella mattinata di ieri il ministro della Salute Orazio Schillaci: “Vogliamo fortemente che i medici di medicina generale siano all’interno delle Case di comunità, perché sono quelli che meglio conoscono i pazienti. Questo ci farà vedere una sanità più moderna e più di prossimità e vicina ai cittadini e spero che ciò porti anche a decongestionare i pronto soccorso“.

L’obiettivo è riempire le nuove strutture con un numero di medici consono, che possa fornire ai cittadini l’assistenza territoriale necessaria. Inizialmente, il decreto proposto da Schillaci era stato frenato dall’opposizione dei sindacati medici. Adesso, però, l’accordo ha sbloccato la situazione, ponendo delle basi regolamentari valide su tutto il territorio nazionale.

Il ministro, inoltre, ha pensato alla possibilità che nelle Case di comunità operino, su base volontaria e fuori dall’orario di lavoro, anche i professionisti ospedalieri, eliminando alcune incompatibilità. Il sindacato Fmt e la Fimmg si sono quindi detti favorevoli alla proposta:

In questa fase è necessario tenere insieme più esigenze: la sostenibilità del lavoro dei medici di medicina generale, la necessità del Paese di raggiungere gli obiettivi previsti dal Pnrr e il dovere di evitare la restituzione di risorse che avrebbe conseguenze pesantissime sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale e, quindi, sui cittadini.

A pagare il prezzo più alto sarebbero ancora una volta gli assistiti più fragili, più soli e più in difficoltà.

Leggi anche: Medici di famiglia, cosa cambia con le Aggregazioni Funzionali Territoriali?

Condividi
Ad image