sabato, 21 Maggio 2022

È italiana la prima stampante 3D in grado di produrre organi umani

La rivoluzionaria tecnologia sarà non solo in grado di riprodurre organi umani per i trapianti, ma potrebbe anche eliminare per sempre la necessità di test sugli animali.

Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

Una stampante 3D in grado di riprodurre organi umani perfettamente funzionanti e pronti per essere trapiantati. Questa in breve la rivoluzione messa in atto dai ricercatori della Solid World, una società biomedicale che nasce dall’Università di Pisa, una delle principali realtà italiane specializzate nella stampa 3D. 

Il team di lavoro, è stato in grado di brevettare un macchinario capace di biostampare parti di organi umani a partire da una soluzione acquosa, contenente le cellule del paziente. Gli organi così prodotti, possono essere utilizzati senza rischio di rigetto nel paziente che necessita un trapianto.

Electro Spider, questo il suo nome, è un’apparecchiatura rivoluzionaria che nel breve termine sarà in grado di di stampare per intero organi molto complessi come fegato, reni e cuore. Ad oggi, la stampante di organi 3D è in fase di test su delle componenti di organi, ma gli sviluppi sembrano positivi e la sua commercializzazione è prevista per il 2022.

Che cos’è e come funziona la stampa di organi 3D

La tecnica utilizzata per riprodurre parti di organi umani è chiamata bioprinting o biostampa in italiano ed è molto simile alla stampa 3D in cui si utilizza un modello digitale per creare un oggetto tridimensionale strato dopo strato. Al posto di plastica, metallo o polveri, la biostampa fa uso di “bioinchiostro”, una sorta di gel contenente cellule viventi.

I primi esperimenti sono partiti con la produzione di frammenti di cartilagine o pelle. Oggi la ricerca ha fatto grandi progressi e siamo in grado di produrre parti di organi vitali come polmoni, cuori e fegato. 

Tra 10 anni interi organi potranno essere realizzati in stampa 3D

Il professor Giovanni Vozzi, docente della scuola di Ingegneria all’Università di Pisa, a capo del centro di ricerca Biofabrication Lab, specializzato in bioingegneria e robotica, ha spiegato al Sole 24 Ore che la prospettiva futura è quella di “arrivare ad avere macchine che, partendo dalle cellule del paziente, siano in grado di riprogettare l’organo che va sostituito”. Ma avverte anche che non è un orizzonte così vicino:

immaginiamo che ci possano volere dieci anni, considerando anche gli studi all’estero.

Il professor Vozzi spiega anche che i risultati raggiunti finora, sono comunque di grande importanza:

 è già utile, perché con una porzione di tessuto umano si potranno fare sperimentazioni per personalizzare le cure, valutare già i risultati di una terapia, dare la giusta dose di principi attivi ad ogni paziente. La medicina personalizzata è il prossimo traguardo.

Nonostante la pandemia, la stampa di organi 3D cresce in USA, Europa e Oriente

Secondo l’ultimo rapporto di mercato 3D bioprinting, il Covid-19 ha causato, come per ogni settore, anche un rallentamento dell’industria della biostampa 3D. Molti impianti di produzione sono stati costretti a chiudere, il che ha reso ancora più pronunciato il danno economico nelle regioni colpite poiché la produzione ha influito sulle vendite e sulla domanda di elettronica di consumo, riducendo il mercato complessivo di 3D Bioprinting.

Tuttavia, con la seppur lenta ripresa economica, sta riprendendo anche l’attività del bioprinting che interessa soprattutto le regioni del Nord America, Europa, Asia Pacifico, America Latina, Medio Oriente e Africa.

Non solo organi, ma anche possibilità di eliminare i test sugli animali  

Oltre alle applicazioni umane, secondo alcuni esperti, la biostampa 3D potrebbe portare delle novità anche in altri campi.

Un’altra applicazione potenziale viene chiamata “tessuto su chip” (ovvero tessuti ed organi miniaturizzati coltivati in vitro che consentono di modellizzare fisiologia e malattie del corpo umano, ndr) e sarebbe utile per testare medicinali e per altri scopi terapeutici come le cure contro il cancro. Ciò contribuirebbe ad accelerare questo tipo di processi, riducendo la necessità di test sugli animali.

Ha spiegato Chuck Hull, Chief Technology Officer della società 3D System.

Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

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