Marco Morricone, figlio di Ennio: “Mio padre era un fuoriclasse, ma non si sentiva all’altezza”

Marco Morricone ricorda suo padre Ennio dall'animo nobile e silenzioso. L'umiltà era una caratteristica che lo contraddistingueva e ricorda come avesse per casa un taccuino in ogni stanza per appuntare un'idea che sarebbe diventata un capolavoro.

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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Marco Morricone, primogenito di uno dei più grandi compositori cinematografici di sempre, ha esordito così al “Corriere della Sera”, affermando che “Papà Ennio ci vietata di ascoltare musica” a lui, a sua sorella Alessandra e ai suoi fratelli Giovanni e Andrea, quest’ultimo direttore d’orchestra a sua volta. Lo ha definito meticoloso, umile, un professionista che “componeva ovunque”, ma che non riconosceva mai il suo stesso merito, scrivendo sempre la musica a penna.

Marco Morricone: “Era terribilmente curioso e profondamente creativo”

Marco Morricone ha ricordato così chi era suo padre che “non ha mai inseguito il successo”, e che prima dei suoi concerti chiedeva dietro le quinte “Ma ci sarà gente?”, quando la sala era gremita di persone. Accompagnato da sempre dalla sua migliore amica, la composizione, lo sosteneva in qualsiasi momento:

Era un uomo pieno di contraddizioni che viveva in un mondo ancora tutto da scoprire.

Profondamente creativo, ma faceva un lavoro di scienza, perché la musica è anche matematica.

Aveva un animo infantile abbinato a una quantità di studi infinita, rifiutava la melodia ma era un fuoriclasse della melodia.

Io potevo fare tutto il casino che volevo, purché non ascoltassi dischi. Siamo cresciuti in assenza di musica (compresa la sua). Che era nella sua testa. E non voleva farsi influenzare.

Si ritrovava nel suo disordine. In ogni angolo della casa aveva un taccuino con la penna per fermare una possibile idea.

Gli intoccabili lo scrisse in bagno di notte, Sacco e Vanzetti sulla spiaggia al mare, Sostiene Pereira sulla scia di un corteo che manifestava sotto casa.

Ennio Morricone e l’Oscar alla carriera

Nonostante abbia scritto le colonne sonore di quasi 500 titoli di film e serie TV, non portava quasi mai i suoi figli sul set:

Lui ci andava una volta l’anno, si vedeva tre film di seguito e stop.

Quanto ai set, lo raggiunsi a Cinecittà per C’era una volta in America , ricordo Robert De Niro che dopo il ciak, in pausa, mangiava tutto curvo.

Quel film lo girarono con la musica di papà sotto, il tema di Deborah e gli altri. Il suo studio, con premi e spartiti, era chiuso a chiave.

Papà Ennio viveva era convinto di convivere con “due anime divise” e riguardo all’Oscar che gli fu negato per Mission nel 1987:

Erano varie e contrarie a se stesse.

Ma anche nelle colonne sonore metteva piccole idee nascoste della sua formazione classica, Palestrina, Frescobaldi, Bach, Stravinskij. Mamma vigilava sul suo talento, era la prima a sentire le sue musiche e solo quando lei le approvava, col suo orecchio raffinato, ma popolare, procedeva.

Quell’anno vinse Round Midnight che, contro il regolamento, non aveva tutta musica originale.

Papà ci disse che non gli importava: in realtà gli importava eccome, era uno dei suoi tanti conflitti interiori.

Il primo dei due Oscar, quello alla carriera, fu un risarcimento.

Marco Morricone: “Papà non si sentiva all’altezza”

Ennio Morricone ha sempre avuto rispetto del suo maestro, Petrassi:

Il mondo accademico gli fu ostile per l’aspetto commerciale delle colonne sonore, riconobbe il suo talento tardivamente.

In una lettera Boris Porena gli chiese scusa e Goffredo Petrassi, suo maestro, disse che un tema come quello di Deborah non poteva essere stato scritto da un artista che non ami e studi la musica.

Il suo rapporto con Petrassi meriterebbe un film. Papà lo rispettò sempre.

Dopo che John Huston, il grande regista, per La Bibbia rinunciò a Petrassi, dicendo che aveva scritto musica troppo difficile, andò dal suo allievo, mio padre. Ci fu imbarazzo.

A Santa Cecilia papà venne nominato accademico solo a 69 anni, lui non si sentiva quasi all’altezza. A un certo punto diventò direttore d’orchestra.

Marco Morricone: “Mio padre è stato un rivoluzionario”

Negli ultimi tempi non suonava più il piano, ma è stato denominato “il Mozart del ’900”, anche se Morricone, con la sua nobiltà d’animo, sosteneva che “la risposta l’avrebbe data solo il tempo”:

L’ultima musica fu per la ricostruzione del ponte Morandi a Genova.

All’inizio disse no, poi vide sul ponte le 43 luci, una per ogni vittima, e la compose in sei ore.

Tarantino, per il quale vinse il secondo Oscar, lo definisce il Mozart del ’900. Papà diceva che la risposta l’avrebbe data il tempo.

È stato un rivoluzionario, prima di lui la colonna sonora accompagnava i film, mentre le musiche di papà vivono senza immagini.

A Larissa, in Grecia, hanno il suo culto, le strade sono tappezzate di murales col suo volto.

Io ho goduto dei suoi insegnamenti fino all’ultimo. Ma non parlava: dava l’esempio col suo comportamento. Il primo è stato l’etica e il rispetto del prossimo. Noi familiari siamo solo il corollario del suo genio.

Leggi anche: Geniale fino alla fine. Morricone scrive il suo necrologio: “Non voglio disturbare”

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