Sono molti i falsi miti legati ai figli unici. Si crede, per esempio, che siano viziati, spesso soli o egoisti. Questi stereotipi sono spesso difficili da essere sradicati, ma la ricercatrice Amy Brown ha condotto uno studio proprio con questo fine.
Come riporta Fanpage.it, dalla ricerca è emerso che i bambini che non hanno fratelli o sorelle sono emotivamente più stabili, hanno maggiore autostima e sono più soddisfatti di sé.
La dottoressa Brown, inoltre, si è concentrata sull’analizzare le decisioni che spingono una coppia a non avere più di un figlio. La sua ricerca, dunque, pone le basi per una lettura della società coerente ai tempo attuali, oltre che rispettosa delle scelte altrui.
I falsi miti sui figli unici
I figli unici non sono né viziati né egoisti e a dirlo è la dottoressa Amy Brown, ricercatrice dell’Università di Swansea, in Galles. Il suo studio si è concentrato, come riporta Fanpage.it, sullo smontare i falsi miti che aleggiano intorno ai bambini che non hanno sorelle o fratelli.
Comunemente si pensa, infatti, che i figli unici soffrano la solitudine, siano egoisti e non sappiano condividere oggetti o momenti costruttivi con altri bambini. Secondo Brown, chi non ha sorelle o fratelli non presenza competenze sociali più deboli, al contrario ha una maggiore autostima, stabilità emotiva e soddisfazione personale.
Tra gli aspetti caratteriali più spiccati nei figli unici, inoltre, riporta Fanpage.it, compaiono creatività, leadership, curiosità e capacità di creare altri legami interpersonali, che non siano con i bambini. Chi è figlio unico, infatti, ha la possibilità di passare più tempo con gli adulti di riferimento, oltre che con tutti coloro che compongono il suo microcosmo.
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Crescere senza fratelli

Uno degli aspetti che viene maggiormente criticato in chi sceglie di avere solo un figlio è la mancanza di complicità che si crea tra fratelli e sorelle. A questa preoccupazione Amy Brown risponde in maniera alquanto secca. Non bisogna dare per scontato, infatti, che ci si spalleggerà o aiuterà sempre nei momenti di tensione con i genitori.
Una volta divenuti anziani mamma e papà, per esempio, non è detto che tutti i figli, se si hanno, se ne prenderanno cura. Brown, inoltre, ha messo in luce come tra fratelli possono sorgere legami conflittuali. Una dichiarazione della dottoressa, ripresa da Fanpage.it, è: “Quando desideriamo un secondo figlio, in realtà desideriamo un buon rapporto tra fratelli. E questo non può essere dato per scontato“.
Il consiglio della ricercatrice, perciò, è quello di non concentrarsi sulla forma delle famiglie altrui, non giudicare le loro scelte e non ingabbiarsi in pregiudizi che non hanno basi solide. Gli stereotipi sui figli unici rappresentano proprio uno di questi aspetti sociali e devono essere assolutamente debellati.
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La scelta di avere figli unici
Una parte cospicua dello studio di Amy Brown si è basato sulla raccolta di 3mila testimonianze di genitori con figli unici, con il fine di capire il motivo alla base della scelta di non avere altri bambini. Per alcuni si tratta di una scelta consapevole, perché in questo modo si raggiunge più facilmente una certa stabilità familiare.
Per altri, invece, è più una questione etica, inerente alla volontà di ridurre il proprio impatto ambientale in un mondo in cui le risorse per vivere sono sempre di meno. Ad affermarlo, come dice Fanpage.it, è uno studio comparso sulla rivista scientifica Lancet, nel 2021.
Sulla base delle testimonianze raccolte da Brown c’è anche chi avrebbe voluto una famiglia numerosa, ma a causa di problemi fisici o relativi al contesto economico-sociale della coppia non è stato possibile esaudire il desiderio. La questione su cui bisogna concentrarsi, però, ripete la ricercatrice, è che i bambini crescano circondati da amore, cura e protezione.
Non è solo la famiglia, infatti, a determinare il carattere dei piccoli, non è l’essere figli unici che comporta inevitabilmente l’essere viziati o egoisti. A incidere, infatti, è il contesto sociale in cui si cresce e si vive e, come riporta Fanpage.it e dice Amy Brown: “Concentriamoci su come far sentire i bambini connessi e protetti non su quanti fratelli hanno“.


