La scienza rassicura le mamme: il lavoro non ostacola la crescita dei figli

Che il tempo passato dalle mamme a lavoro possa avere ripercussioni negative sulla crescita dei figli è uno stereotipo radicato nel tempo. Uno studio recente ha, però, rivisto 40 anni di letteratura scientifica a riguardo, decostruendo tutte le idee che collegano occupazione femminile ed educazione dei bambini.

Giorgia Fazio
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Quello che l’assenza delle mamme da casa per questioni lavorative possa avere delle ripercussioni negative sui figli è uno dei luoghi comuni più radicati, oggi come nel passato. Uno studio pubblicato sulla rivista Science, e ripreso da SkyTg24, decostruisce questo pensiero, presentando dei dati scientifici.

Nello specifico, lo studio, dal titolo Maternal Work and Children’s Development: A Review, ha analizzato e revisionato oltre quarant’anni di letteratura scientifica, per scardinare il senso di colpa che può sorgere in una donna nel momento in cui sta troppe ore lontano dal figlio.

Vediamo meglio, adesso, cosa dice la ricerca, condotta da Maria Lo Bue, dell’Università di Trieste, Elizaveta Perova, della Banca Mondiale, e Sarah Reynolds, dell’Università della California di Berkeley.

Mamme lavoratrici ed educazione dei figli

Mamme lavoratrici

Per molte mamme passare troppo tempo fuori casa per via del lavoro può essere accostato a un profondo senso di colpa nei confronti dei propri figli. Lo studio Maternal Work and Children’s Development: A Review, pubblicato sulla rivista Science, ha analizzato proprio l’argomento, decostruendo anni e anni di stereotipi e convenzioni sociali.

Maria Lo Bue dell’Università di Trieste, Elizaveta Perova della Banca Mondiale e Sarah Reynolds dell’Università della California di Berkeley, come fa sapere SkyTg24, hanno riscritto la letteratura scientifica in merito, che si è articolata per quarant’anni, restituendo evidenze empiriche di come l’assenza delle mamme da casa per questioni lavorative non abbia ripercussioni sulla crescita dei figli.

Nello specifico, le ricercatrici si sono concentrate su una documentazione compresa tra il 1980 e il 2023 e hanno selezionato 61 lavori scientifici caratterizzati da metodologie particolarmente rigorose, in grado di individuare relazioni causali tra occupazione femminile e sviluppo infantile. Quindi, sono state prese in considerazione 884 stime statistiche inerenti ai vari aspetti della crescita del bambino, quali rendimento scolastico, sviluppo cognitivo, salute fisica, benessere psicologico e competenze socio-emotive.

La ricerca ha evidenziato, in maniera sorprendente, che nell’87% dei casi gli effetti dell’assenza delle mamme da casa per questioni lavorative è pari a 0. Di conseguenza, lo studio afferma come non ci sia una correlazione tra l’occupazione delle madri e lo sviluppo dei bambini.

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Lo stereotipo sulle mamme lavoratrici

Lo stereotipo che avere delle mamme lavoratrici possa determinare una carenza educativa e affettiva nei bambini è radicato nel tempo. Questa idea, però, è alimentata più da convinzioni sociali e culturali che da evidenze scientifiche. Lo studio Maternal Work and Children’s Development: A Review, dunque, ridimensiona tale aspetto, ponendo l’attenzione anche sull’età dei figli.

Sono nulle, infatti, le ripercussioni durante la prima infanzia, negli anni della scuola primaria e secondaria e anche nel corso dell’adolescenza. Ciò sottolinea come il connubio lavoro-cura familiare sia, in realtà, troppo semplicistico e che ci sono altri elementi che compromettono la crescita dei piccoli. Tra quelli emersi dallo studio, fa sapere SkyTg24, rientra il contesto socio-economico fragile in cui può trovarsi una famiglia.

In questi casi, l’occupazione delle mamme ha effetti positivi più frequenti, siccome avere un lavoro stabile aumenta le disponibilità economiche familiari, riduce le condizioni di vulnerabilità e permette maggiori investimenti nell’istruzione e nel benessere dei bambini. Risultati ancora migliori si hanno se il lavoro permette di conciliare la vita professionale con quella personale, offrendo per esempio orari flessibili.

Ecco, allora, che la domanda da porgersi non è se sia giusto che le mamme abbiano un impiego, ma quali siano la qualità del lavoro e il contesto sociale in cui vivono le famiglie. Avere un’occupazione precaria e restrittiva, infatti, può essere di difficile gestione indipendentemente dal genere del genitore. Ciò che consiglia la ricerca è, a questo punto, di non concentrarsi sull’introduzione di politiche che incentivino le madri a stare in casa, piuttosto si optasse per investimenti in servizi per l’infanzia, congedi parentali equilibrati, lavoro flessibile e strumenti di conciliazione che permettano ai genitori di combinare i vari aspetti della propria vita.

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