Gestire la celiachia è una situazione spesso complessa, che lo diventa ancora di più durante il periodo della gravidanza. Ecco, quindi, che il Policlinico di Milano ha lanciato un progetto guidato dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda-Milano, incentrato proprio sulla giusta dieta da seguire nei nove mesi interessati.
Come riporta Il Corriere della Sera, è importante porre l’attenzione sull’alimentazione durante la gravidanza, ma anche il periodo dell’allattamento, per fare in modo che il bambino riceva tutti i nutrienti necessari.
Il programma del Policlinico di Milano, quindi, segue la donna fin dal momento pre-concezionale, cioè quando si sta valutando l’ipotesi di una gravidanza, per poi continuare nei mesi della gestazione e dell’allattamento.
Celiachia in gravidanza, un progetto per gestirla
Il Policlinico di Milano ha avviato un progetto che ha a cuore la salute nutrizionale della donna, in particolare rispetto a come gestire la celiachia, durante il periodo della gravidanza e nei mesi dell’allattamento.
Proprio per evitare l’adozione di un regime alimentare scorretto privo di glutine, che possa provocare alterazioni nutrizionali nella mamma e nel feto, è nato un progetto internazionale, guidato dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda-Milano, Centro di riferimento per la Prevenzione e la Diagnosi della Malattia Celiaca e Clinica Mangiagalli.
Al centro c’è la volontà di seguire le donne in questo percorso. Possono, dunque, prendere parte al progetto coloro a cui sono state diagnosticate, come riporta Il Corriere della Sera, malattie infiammatorie croniche intestinali, celiachia, patologie gastrointestinali su base autoimmunitaria.
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Una dieta per la celiachia in gravidanza

Durante i nove mesi di gravidanza bisogna adottare una dieta sana ed equilibrata, che tiene conto delle eventuali variazioni del fabbisogno nutrizionale. Per evitare scompensi sia nella mamma che nel feto, quindi, bisogna monitorare l’assunzione dei principali macronutrienti.
Ferro, calcio, acido folico, omega 3, perciò, devono essere tenuti sotto controllo dal momento del concepimento fino a quello dell’allattamento, per non incorrere in carenze nutrizionali, se si seguono diete come quelle per il trattamento della celiachia. A tal proposito, come fa sapere Il Corriere della Sera, la dottoressa Irene Cetin, direttrice della Clinica Ostetrica del Policlinico di Milano, sottolinea:
La dieta senza glutine deve essere ottimizzata già nelle fasi pre-concezionali, per consentire il corretto sviluppo embrionale e la placentazione, riducendo i livelli di infiammazione che aumentano il rischio di patologie della gravidanza, senza aumentare quindi i livelli di acidi grassi saturi e di zuccheri.
Il dottor Luca Elli, responsabile del Centro per la prevenzione e la diagnosi della celiachia al Policlinico di Milano, invece, ha ribadito come la celiachia non implica solo l’eliminazione del glutine dalla propria dieta, ma anche l’adozione di uno stile di vita equilibrato e adatto a ogni donna:
Ecco perché la dieta senza glutine deve essere individualizzata sulle esigenze cliniche e personali del paziente, tener conto di eventuali rischi dietetici individuali e delle fasi di vita di maggior fabbisogno, come appunto il percorso verso la maternità.
La corretta gestione di una dieta senza glutine nutrizionalmente equilibrata e rigorosa, durante la gravidanza di una donna celiaca, rappresenta ancora oggi una grande sfida.
Il progetto del Policlinico di Milano, infatti, propone una consulenza pre-concezionale con la paziente, per avere un quadro generale delle future necessità nutrizionali in gravidanza. In questo modo, le donne celiache acquisiscono maggiori informazioni e consapevolezza sulle scelte alimentari da compiere.
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Bambini e celiachia
Il dottor Luca Elli, inoltre, come si può leggere sul sito ufficiale del Policlinico di Milano, ha rilasciato alcune dichiarazioni sull’eventualità che i bambini ereditino la celiachia dai genitori. Ecco le sue parole:
Nei figli con un papà o una mamma celiaca vi è il rischio maggiore di sviluppare questa patologia.
Nonostante questo, non vi è la certezza che il bimbo diventi celiaco.
Infatti, quasi 1 bimbo su 5 presenta questa predisposizione genetica, ma ciò non vuol dire che tutti la sviluppino.
Nelle ricerche che stiamo effettuando assieme a gruppi internazionali stiamo studiando il microbiota, ovvero quell’insieme di “batteri buoni” trasmesso dalle mamme ai figli nei primi mesi di vita.
Il nostro obiettivo è capire se la trasmissione di questi batteri tra madre e figlio possa far sviluppare in alcuni di questi bimbi la celiachia.
Ciò a cui si punta, quindi, attraverso il progetto in sé, ma anche con tutta la campagna di divulgazione che la struttura sta portando avanti, è aumentare la consapevolezza nelle pazienti, rispetto all’intolleranza al glutine.

