La musica è una medicina per l’anima per adulti e neonati. Questi ultimi, però, possono trarne anche un valido apprendimento. Secondo lo studio Word and Meters: Neutral Evidence for a Connection Between Individual Differences in Statistical Learning and Rhythmic Ability in Infancy, pubblicato sulla rivista “Developmental Science”, c’è una connessione che lega il ritmo musicale al linguaggio.
La ricerca dell’Università di Utrecht ha rivelato che la musica aiuta i neonati a parlare prima, riuscendo a stimolare il loro cervello a riconoscere frasi sin dai primi mesi. L’analisi, quindi, sottolinea che riescono a captare il ritmo nelle canzoni e a riconoscere i suoni, facilitando l’apprendimento di nuove parole.
La musica come scorciatoia per imparare a parlare
Lo studio nederlandese si è concentrato su 44 neonati, tra i 6 e i 9 mesi. Gli esperti hanno osservato come il loro cervello reagisse ai suoni, utilizzando l’elettroencefalogramma per registrare l’attività cerebrale. Ma come si è svolta l’indagine? La prima autrice dello studio, Iris van der Wulp, ha spiegato sulla rivista “Developmental Science” che i neonati hanno ascoltato due tipi di stimoli, indossando una cuffia con piccoli elettrodi sulla testa:
- il primo era una lingua artificiale, senza pause, una sequenza di sillabe ripetute come se fossero parole
- il secondo si limitava a semplici ritmi musicali ed è stato analizzato quanto l’attività cerebrale dei piccoli si sincronizzasse con gli stimoli indotti.
I risultati dello studio hanno rivelato una correlazione tra l’entrainement neurale che collega l’apprendimento statistico (SL) e l’anticipazione ritmica (RA) nei neonati, indipendentemente dall’età. Il linguaggio, quindi, non è percepito dal bambino come una sequenza ordinata di parole, ma un flusso continuo di suoni. Il cervello deve riconoscere le pause e le ripetizioni e dividere quel flusso in fonemi di senso compiuto.
Le parole di Iris van der Wulp a conclusione dell’indagine, riportate da “Fanpage.it”: “I bambini che sincronizzavano con precisione le proprie onde cerebrali al ritmo musicale facevano lo stesso con le ‘parole’ della lingua artificiale“.
I vantaggi del ritmo musicale che aiuta lo sviluppo linguistico

Musica e parole, quindi, hanno gli stessi meccanismi di elaborazione nel cervello dei neonati, e allenare il loro udito al ritmo musicale li aiuta a individuare tutte le strutture del linguaggio. Come riportato da “Fanpage.it”, una ricerca del 2024 della Vanderbilt University Medical Center, aveva già dimostrato che i bambini con meno senso del ritmo hanno spesso maggiori difficoltà nello sviluppo del lessico.
È indubbio, quindi, che ci sia una stretta connessione tra le capacità musicali e lo sviluppo del linguaggio. I bambini non nascono già portati a riconoscere gli stimoli della musica. Ciò che determina la riuscita dell’evento sta nell’ambiente familiare e nella costanza degli stimoli.
Tutti quelli che che vengono coinvolti attivamente dai genitori in canzoncine, o anche ascolti di sigle dei cartoni animati ad esempio, sviluppano delle competenze maggiori. Un aspetto fondamentale, ribadito anche dagli esperti sulla rivista “Parents”, è che per ottenere questi risultati non serve fare troppe pressioni sul bambino, basta la costanza dello stimolo. Bisogna valorizzare le interazioni spontanee.
Le parole di Jordyn Kovelenski Gorman, logopedista pediatrica del Kennedy Krieger Institute, come riporta “Fanpage.it”:
Ciò che vorrei davvero che i genitori capissero da questa esperienza non è ‘Devo iniziare a dare lezioni di musica formali al mio bambino di sei mesi’, ma piuttosto ‘Le cose quotidiane che faccio già contano davvero’.
Non devi cantare intonato.
Devi solo essere disposto a cantare, battere le mani, saltare e fare lo sciocco con il tuo bambino.
Secondo l’esperta, quindi, basta avere la voglia di mettersi in gioco. Attraverso queste semplici azioni quotidiane costanti, il semplice gioco con il proprio bambino si può trasformare in un forte strumento di crescita cognitiva.
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