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Lavoro è ricerca della felicità: quello che ho imparato sul nomadismo digitale

Le 6 ragioni per cui lavorare da remoto ti migliora la vita

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Il giusto connubio fra desiderio di scoperta e business, una prospettiva innovativa sul mondo del lavoro che in Italia è spesso troppo statico o legato alle ‘solite’ professioni. Parliamo dei nomadi digitali, possono essere giovani o imprenditori di mezza età, professionisti o figure junior alla ricerca di un’esperienza formativa: ciò che li accomuna è la rete, la possibilità di essere connessi ovunque si trovino, senza necessariamente vivere dietro una scrivania per poter lavorare.

La loro emigrazione, a livello di svolta esistenziale, non è poi tanto diversa da quella che fecero i nostri nonni e genitori negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta in Italia. Simile nelle motivazioni, ma diversa nelle modalità perché attuata principalmente grazie alle nuove tecnologie dai social come Facebook, per restare sempre in contatto con i nostri amici e con il mondo in generale, alle app utili per ricerche vedi Google, o chiamate vedi Whatsapp e Skype. Per non parlare dell’estrema facilità nell’organizzare un viaggio, fra spostamenti e prenotazioni, pagando tutto comodamente online.

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Valutiamo insieme i motivi per i quali in futuro molti professionisti, ma anche molte aziende, preferiranno convertirsi a questa visione del lavoro. Una prospettiva multiforme e poliedrica, che permette non pochi vantaggi:

  1. IL RITORNO NELLE PICCOLE REALTÀ

Il nomadismo digitale potrebbe rappresentare un’importante chiave strategica di crescita del territorio. Considerando la situazione italiana, questo modo di considerare vita e lavoro porterebbe ad una ripopolazione dei piccoli borghi abbandonati. Un’Italia non solo riconosciuta per città sovrappopolate come Milano o Roma, ma per la bellezza dei piccoli centri rivitalizzati da giovani lavoratori nomadi.

Questo spirito d’iniziativa nel voler rivalutare aree improduttive anima progetti come Home 4 Creativity di Roberta Caruso. Al centro di tutto c’è il ‘colving’, cioè creare residenze condivise creative per abitare e lavorare nello stesso luogo, a contatto con professionisti, in contesti rilassati e immersi nella natura. Home 4 Creativity quindi permette un’esperienza di co-living, adatta ai nomadi digitali, in residenze temporanee, da una notte a 18 mesi, attrezzate per il coworking e che offrono la possibilità di conoscere corsi, attività, territorio e le persone che lo vivono.

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  1. LIBERTÀ NELLA SCELTA DEL LUOGO

Sicuramente un punto a favore del nomadismo digitale è il poter essere viaggiatori a tempo pieno. È uno stile di vita adatto a chi è affetto dalla sindrome di wanderlust, cioè coloro che sentono l’irrefrenabile desiderio di esplorare il mondo, di vedere luoghi e culture nuove, nota anche come ‘malattia del viaggiatore’. In definitiva, si può dire che una delle ragioni che spinge il singolo fuori dalla sua comfort zone, verso mete ignote è sicuramente la libertà. Libertà di poter scegliere un luogo qualsiasi nel mondo per fare il proprio lavoro, a patto che ci sia il fondamentale wifi. Non ci sono biglietti di ritorno fissati dall’azienda, né itinerari obbligatori da seguire, tutto dipende dalla volontà individuale.

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  1. ISPIRAZIONE

La libertà di cui si parlava prima ha come diretta conseguenza e come costante, l’ispirazione. Quante volte pensiamo alla routine lavorativa statica e sempre uguale a se stessa, producendo poco e male? I nomadi digitali visitando costantemente posti nuovi, incontrando nuove persone, mangiando cibi esotici, sono sottoposti a continui impulsi creativi. Per essere efficienti nel proprio lavoro, le componenti fondamentali non sono soltanto diligenza e concentrazione, ma anche saper guardare le cose comuni da prospettive fresche e nuove. Mettersi nei panni altrui, guardare con occhi diversi, vivere la quotidianità con spirito positivo e di rinnovamento sono elementi importanti per la nascita di progetti fuori dagli schemi.

  1. PRODUTTIVITÀ

È evidente la mancata corrispondenza fra necessità di lavoro in ufficio e successo negli affari. Se prima ‘esserci’ significava tutto per la sopravvivenza di un’azienda o per la crescita di un progetto e un’assenza prolungata poteva significare anche la perdita del posto di lavoro, oggi le cose sono radicalmente cambiate. Il lavoro è soprattutto saper ‘esserci senza esser lì’, esser capaci di gestire più attività contemporaneamente e da remoto. Il multitasking, unito alle infinite possibilità fornite dalla rete, plasma una nuova realtà lavorativa, parallela a quella offline e speculare alla stessa, solo su un piano virtuale, in cui tutti siamo in contatto gli uni con gli altri a prescindere dalla distanza fisica.

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  1. ESSERE CAPO DI TE STESSO

Questo è un punto valido per chi è libero professionista, ma non solo. Ovviamente chi è un imprenditore libero da vincoli con aziende, può sviluppare progetti che più lo ispirano, a differenza di chi invece dovendo rispettare gerarchie d’impresa deve portare a termine alcuni obiettivi. Entrambi i soggetti, tuttavia, possono organizzare indipendentemente le proprie ore di lavoro, decidendo, ad esempio, di dedicare una mattinata alla cura di relazioni online con i propri partner e la serata per attività di rendicontazione o report. L’importante sarà portare a termine certi compiti rispettando le scadenze, ma senza la necessità di essere legati ad un luogo fisico prestabilito.

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  1. INCONTRARE NUOVE PERSONE

Non solo lavoro e libertà individuale, ma anche condivisione. La possibilità di vivere realtà distanti dalla propria permette di conoscere nuove persone e culture, dando la possibilità di acquisire nuovi mind settings e regalare agli altri le proprie idee. Condividere non solo nel mondo reale le proprie esperienze, ma anche avere un profilo virtuale sul quale raccontare la vita da nomade digitale. Molti millennials hanno intrapreso un percorso simultaneo lavorativo e di storytelling sui social come Instagram e YouTube. Un esempio è Dario Vignali, nomade digitale che lavora con il computer e ha eletto a ufficio il mondo intero. Blogger e imprenditore, in pochissimo ha costruito una community di circa 138mila persone su Facebook e 274mila su Instagram.

SVANTAGGI? Sì, CI SONO ASPETTI DA MIGLIORARE

Anche la nostra redazione annovera fra i suoi redattori dei nomadi digitali, quindi è possibile che questo articolo, come molti altri, sia stato scritto in treno viaggiando verso Roma, o magari su una barca a vela che solca l’Egeo. La vita di un nomade digitale sembrerebbe una vita da sogno, ma coloro che seguono questo lifestyle sanno quali sono i limiti di questa favola. Dalla necessità di luoghi con una buona connessione wifi, al sentirsi tagliati fuori dal proprio mondo e i propri affetti, ma anche sentire la mancanza di un posto da considerare come casa. Il nomadismo digitale potrebbe essere la sintesi dei pregi di due mondi, viaggio e lavoro, oppure il peggio dei due, cioè essere incapaci di concentrarsi al meglio sulle singole responsabilità? Tutto dipenderà dall’abilità personale e da una forte motivazione.

di Federica Tuseo

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