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L’asilo nel bosco: a Pianoro i bambini imparano giocando all’aria aperta

La natura è piena di tesori che non si possono trovare dentro un’aula. Grazie all'iniziativa delle maestre Maddalena ed Erica, i bambini imparano giocando e sono più curiosi e creativi.

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È dal 2017 che a Pianoro, in provincia di Bologna, le maestre Maddalena ed Erica accolgono bambini in una scuola materna molto speciale. È un asilo nel bosco, dove i piccoli crescono e imparano rapportandosi quotidianamente con la natura.

Una scuola nel bosco non ha limiti strutturali: non ci sono né porte né pareti. Il tetto sopra la testa è il cielo e le aule angoli di mondo. Per questo il bosco rappresenta un ambiente ideale per lo sviluppo di tutta la personalità del bambino: offre stimoli che esercitano l’intelligenza e i sensi, il movimento e le attività che sperimentano preparano il corpo in un ambiente salutare e, in un contesto in cui hanno la libertà di esplorare e di interpretare, la loro autostima cresce notevolmente. Il rapporto con la natura ha effetti benefici su corpo, mente e spirito dell’essere umano. E i piccoli in un asilo di questo tipo godono a pieno di tale opportunità.

La migliore letteratura scientifica al riguardo ritiene che:

“I bambini che frequentano l’asilo nel bosco sono molto creativi e curiosi, prestano una maggiore attenzione e si concentrano di più, rispettano di più le regole e risolvono i conflitti in modo pacifico, si esprimono in maniera più precisa e argomentano meglio le proprie opinioni”.

Principi pedagogici e strumenti didattici dell’Asilo nel Bosco.

I bambini sono costantemente ispirati dalla curiosità per il mondo reale. La natura è la loro scatola dei giochi e le insegnanti che li seguono stimolano l’apprendimento spontaneo. In questo tipo di scuola i bambini fanno esperienza diretta. Ciò vuol dire che sono le loro azioni ad insegnargli qualcosa. Imparano a comprendere, apprendono facendo. Nessun altro ambiente educativo offre altrettante possibilità.

Un approccio dinamico dell’apprendimento

La scuola nel bosco è basata principalmente sul processo dell’apprendimento, piuttosto che sul suo contenuto, ovvero, si concentra più sul come che sul cosa. Questo significa che non ci sono vere attività strutturate, ma giorno per giorno i bambini, insieme alle educatrici, scelgono come usare il tempo. A Pianoro infatti, nell’appuntamento fisso della mattina, tutti insieme in cerchio, si decidono i giochi e le attività da svolgere nella giornata. Zaino in spalla i bambini escono nel bosco e godono del tempo.

Alla base c’è l’idea che ogni bambino abbia bisogno di sperimentare una certa cosa per poterla apprendere e interiorizzare. Nella nostra società avviene spesso il contrario.

Silvia Vegetti Finzi, psicologa e accademica italiana, che nel corso della carriera si è concentrata sullo studio della psicologia infantile e dello sviluppo scrive:

Educazione in natura: nuove conoscenze all’Asilo nel Bosco.

“Nell’educazione dei bambini si accentua maggiormente la comunicazione astratta, simbolica, mediata, mentre il contatto diretto, sensibile e concreto con le cose che ci circondano e che costituiscono le nostre esperienze vengono invece tralasciati. È necessario ritrovare quel rapporto diretto che nasce dal fare e non solo dal guardare”.

L’osservazione diretta è forse l’elemento fondante di una scuola nel bosco. La scoperta e lo stupore che deriva dal non sapere cosa si incontrerà passo dopo passo crea una mente aperta. Vivere con curiosità e attenzione stimola la voglia di fare domande, conoscere e approfondire. Stando tutto il giorno all’aperto, imparano a relazionarsi con il mondo circostante e con gli altri. Comprendono la realtà in cui vivono: gli alberi, le piante, gli animali, il passaggio delle stagioni. E imparano il valore dello stare insieme in un contesto libero, quindi l’importanza della collaborazione. Ha detto la maestra Maddalena in un’intervista per il giornale GreenMe:

“Mi colpiscono molto gli episodi di collaborazione; per spostare un sasso pesante, per trovare un modo efficace di attraversare un ruscello, per aprire lo zainetto. Una cosa che stiamo notando molto in questo primo periodo di attività poi è la scoperta dei propri limiti”.

Bambini di età differenti, dai 2 ai 6 anni, giocano insieme anche se hanno abilità diverse. Ma non è solo l’età a fare la differenza. Spesso anche i contesti da cui provengono i bambini sono molto diversi tra loro. Ciò diventa una risorsa quando il più piccolo vuole emulare il compagno più grande ed è stimolato a superare i propri limiti. E lo è anche quando il compagno più grande aiuta quello più piccolo ad affrontare un ostacolo. I bambini collaborano, stringono legami profondi e imparano a prendersi cura di sé stessi e dei loro amici. Ciò si riflette in modo molto positivo sulle loro capacità sociali.

La riconsiderazione dell’educazione dei nostri bambini è un atto fondamentale

Esistono già numerose scuole nel bosco e negli ultimi anni questi ‘contesti alternativi’ sono sempre più ben visti e partecipati dalle famiglie. Sebbene ci siano degli obiettivi pedagogici che si possono ritenere comuni in ogni spazio ed in ogni tempo, ce ne sono alcuni che hanno più o meno importanza a seconda del luogo e del momento storico che si vive.

Uno scorcio del paesaggio di Pianoro.

Sui luoghi

Nelle scuole di campagna, dove i bambini sia nelle aule che a casa hanno ampi spazi da percorrere ed esplorare, si può forse ritenere che l’educazione sia ancora stimolata dall’ambiente circostante. Mentre in città, dove mancano ampi spazi di movimento, porre attenzione alla strutturazione degli ambienti è una priorità assoluta. Le città, spesso, sono progettate in maniera tale da relegare spazi verdi in minuscoli fazzoletti di terra circondati da strade trafficate e palazzi altissimi, che poco hanno a che vedere con gli ambienti naturali. Gradualmente scompaiono luoghi di aggregazione spontanei come il cortile, la piazza o il parco. Ciò costringe i bambini in luoghi privati che, seppur accoglienti, non possono compensare quanto è stato perso in termini di rapporto diretto con la realtà e con l’ambiente naturale.

Sui tempi

Qualcuno per scelta, altri per necessità, ad oggi molti nuclei familiari sono composti da genitori che trascorrono meno tempo a casa. Sempre più bambini sono iscritti al tempo pieno e vivono a scuola metà della propria giornata. Come per gli adulti, anche per i bambini lo stile di vita è cambiato nel corso dei decenni.

Per molto tempo si è considerata la famiglia come il luogo dove educare i propri figli, cioè fornire loro gli strumenti morali ed etici per affrontare la vita. Mentre la scuola come il luogo dell’istruzione, cioè dove vengono fornite conoscenze tecnico-pratiche. Così la famiglia è il luogo delle coccole e della tolleranza, e la scuola è lo spazio formale dove si insegnano l’ordine e la disciplina. Questa distinzione tra scuola e famiglia non sembra più pertinente oggi.

Educazione in natura: un piccolo esploratore durante l’ora di scienze.

Per questo la riconsiderazione dell’educazione e della socializzazione dei nostri bambini diventa un atto fondamentale.

E in questo contesto un asilo nel bosco sembra un’alternativa educativa concreta, una riconsiderazione effettiva del ruolo della scuola, che riporta i fanciulli in un contesto normalizzato, in spazi aperti, liberi e puliti. Un luogo dove si sperimentano cose semplici. Osservare la natura, le sue immagini, i suoni e i colori, i fiori e i frutti, il contatto con gli animali o il gioco nel fango sono di per sé attività entusiasmanti per un bambino.

Oggi più che mai ci viene chiesto di essere responsabili nei confronti del nostro Pianeta, di rispettare la Natura e compiere scelte sostenibili per il benessere dell’ambiente. Come possono, un domani, diventare cittadini responsabili dei bambini che della Natura sono destinati a conoscere poco o nulla?

di Elza Coculo

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