Meta ha finalmente lanciato Muse, l’agente AI personale che agisce nel concreto al posto dell’utente. Come riporta Ansa, questa nuova funzione si connette alle applicazioni e ai servizi che l’utente usa quotidianamente, dalle email fino ai pagamenti, e li utilizza come se fosse una persona reale.
Per quanto riguarda la privacy, la società assicura che l’agente non ha accesso a password o metodi di pagamento degli utenti, in quanto è richiesta una conferma da parte di quest’ultimo prima di ogni azione. Inoltre, è possibile prendere visione del registro di tutte le attività dell’AI, sia già compiute che pianificate. Ecco tutti i dettagli dell’agente presentato da Meta.
Meta lancia Muse, cos’è?

A descrivere cosa sia Muse, finalmente lanciato negli Stati Uniti da Meta, è la stessa società, che lo definisce come un “agente AI personale che, a differenza di un tradizionale assistente virtuale, non si limita a rispondere alle domande ma agisce concretamente per conto dell’utente“. Dunque, fa sapere Ansa, Muse si connette a servizi e app usate quotidianamente e compie le azioni come se fosse una persona. Spiega Meta in una nota:
A differenza di altri agenti, Muse è stato progettato per servire miliardi di persone in tutto il mondo, chiunque può utilizzarlo immediatamente senza necessità di competenze tecniche.
Per le attività che richiedono più tempo Muse continua a lavorare anche dopo che l’utente ha chiuso l’app riattivandosi quando si verifica un cambiamento o quando è necessaria un’approvazione, ad esempio prima di inviare un’email o effettuare un acquisto.
Tra gli aspetti principali di Muse, dunque, rientra la continua operatività. L’agente rimane attivo anche dopo la chiusura di un’app, gestendo attività che richiedono un tempo prolungato e riattivandosi nel momento in cui è necessaria l’approvazione dell’utente, per poter proseguire.
Attualmente Muse è stato lanciato negli Stati Uniti ed è disponibile solo per i soggetti con più di 18 anni, che possiedono iOS, Android e muse.ai. Meta promette che la funzione arriverà presto anche sugli occhiali smart e su WhatsApp. Gli utenti, infine, possono scegliere di non far utilizzare le proprie interazioni per l’addestramento dei modelli di AI di della società di Zuckerberg.
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Meta chiarisce la questione privacy
Una delle questioni che più spaventa quando si parla di intelligenza artificiale è legata alla privacy dell’utente. Nel caso di Muse, che implica una continua attività dell’agente AI anche quando non c’è una persona a controllarlo, la paura che i propri dati possano essere violati è alta. A fare chiarezza è stata la stessa società Meta, che in una nota ripresa da Ansa ha affermato:
Muse funziona in un ambiente informatico sicuro e dedicato, con un proprio browser.
Non ha accesso alle password o ai metodi di pagamento degli utenti, richiede conferma all’utente prima di eseguire operazioni sensibili e mostra un registro completo di tutte le azioni compiute e di quelle pianificate.
Inoltre, gli utenti scelgono a quali app connettere Muse e definiscono con precisione il livello di accesso concesso.
È possibile modificare i permessi di accesso o disconnettere un servizio in qualsiasi momento.
I dati sensibili degli utenti, quindi, risultano essere al sicuro stando a quanto affermato da Meta. Nel frattempo, in un contesto che vede una corsa sempre più frenetica verso l’intelligenza artificiale, OpenAI ha annunciato Images 2.5, una versione avanzata che genera immagini con “nuove funzionalità e strumenti pensati per utenti e aziende, che ogni settimana, persone e aziende creano oltre 3 miliardi di immagini con ChatGpt“.
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