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In Italia arriva Nextdoor: il social della porta accanto per scambiarsi favori con i vicini

Finalmente la social street arriva anche da noi grazie ad un'APP. E se perdi il tuo cane sai a chi chiedere aiuto.

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«Se perdi il tuo cane, il tuo amico online può mostrarti sostegno, ma il tuo vicino di casa può aiutarti a ritrovarlo!». È il motto di Nextdoor, l’app che mette in contatto le persone dello stesso quartiere. E ora il sistema per creare un filo diretto tra gli abitanti di una stessa zona arriva anche in Italia! Un cordone virtuale, immediato, smart e collaborativo. Adesso sarà più semplice creare gruppi di vicini di casa!

Facebook porta con sé l’idea di creare community che valichino qualsiasi confine, collegando zone della terra lontane, lontanissime. Instagram fa un po’ lo stesso, con le dovute differenze. Snapchat, un’altra versione snellita della rete collettiva.

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Ecco Nextdoor, che si discosta dalle ormai famose piattaforme precedenti. Il primo social privato che approda in Italia. E lo sappiamo che fa un po’ sorridere associare l’aggettivo privato al concetto di social network.

Ma ampliando l’accezione della parola, cosa quasi d’obbligo in un’epoca in cui ormai tante interazioni sul web confondono il confine tra pubblico e il suo contrario, Nextdoor, il social della porta accanto, è davvero destinato a un uso “riservato”.
Le comunità create sono solo ed esclusivamente aperte alle persone che abitano nel vicinato. Come realizzare un parallelo luogo virtuale dove chi abita vicino collabora e fa conoscenza. Per ogni quartiere reale … il suo virtuale!

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La familiarità del tuo quartiere a portata di clic

Ormai è cosa palpabile come le nuove tecnologie della comunicazione siano riuscite a rivoluzionare anche il sistema di interazione sociale. Magari non è così evidente se siano state le innovazioni a modificare la società o se sia la società che, evolvendosi in direzioni diverse, abbia sollevato, implicitamente o meno, l’esigenza di produrre sistemi di comunicazione che potessero venire incontro a nuove aspettative. E un po’ come domandarsi se è nato prima l’uovo o la gallina.

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Il punto è che, comunque, in un modo o nell’altro, l’avvento della network society è stato in grado di favorire la costruzione di reti territorialmente disperse. Contatti ovunque. Ragnatele che si diramano in ogni luogo raggiungibile, facendo diventare veramente il mondo globale. Sul network tante cose sono possibili. Dall’immensa risonanza che ogni avvenimento riesce ad avere, alla capacità di trovare opportunità che probabilmente si perderebbero se non si avesse un universo così ampio a disposizione.

Perché coltivare la propria rete social è diventato un impegno costante o, se non altro, un’occasione in più non solo per creare amicizie ma anche per farsi conoscere, per proporsi, e chissà, magari anche per trovare un’occupazione. Ma, a volte, si sente la necessità di ritagliarsi un angolino riservato, dove solo chi ti vede ogni giorno andare a comprare il pane può entrare in contatto con te.

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La social street arriva in Italia?

Nel passato le persone vivevano in aree rurali o in borgate urbane. Spesso le comunicazioni e i trasporti non erano agevoli per cui il sistema sociale in cui ci si trovava inseriti era piccolo e coeso. Questi sono ormai tempi dimenticati. Ma, quella piacevole sensazione di sentirsi protetti e garantiti da quel numero limitato di persone che condividono con noi le stesse problematiche e vantaggi della zona in cui si vive, diventa oggi possibile scaricando un’App per Android e iOS. Sì, perché è sbarcato anche in Italia il primo social network che non mira a connettere chi vive in Sicilia con chi risiede in Canada, ma chi abita l’uno affianco all’altro. Il social della porta accanto, quel mezzo di comunicazione pratico e immediato che toglierà dall’imbarazzo qualsiasi bambino che si troverà a combattere con la propria timidezza quando la madre gli chiederà di andare dalla vicina di casa per un po’ di sale.

Come funziona Nexdoor, dialogare con il vicino non è mai stato così semplice.

Dialoghi con il tuo quartiere e approfitti dell’aiuto del vicino

Nasce dall’idea di Nirav Tolia, imprenditore texano. Creata in California nel 2011, cinque anni dopo l’app esce dall’America per arrivare tra i vicini di casa dei quartieri tedeschi, olandesi e inglesi, connettendo più di 200 mila quartieri. Ancora solo 350 sono quelli coinvolti ora in Italia, per un totale di 30 mila utenti. Si scarica l’app sul telefonino, si crea un account indicando l’indirizzo di residenza che verrà verificato. Adesso sei pronto per conoscere i tuoi vicini!
Il medium, pensato per sviluppare collegamenti solo ed esclusivamente a livello geografico, ti permetterà non solo di fare amicizia ma di effettuare eventuali compravendite, di proporre eventi, segnalare qualsiasi tipo di problema all’interno del tuo quartiere. Vi è un’apposita sezione per pubblicare richieste di aiuto qualora si perdesse il vostro cane. Inoltre, sul piano prettamente pratico, offre l’opportunità di creare pubblicità locale mirata. Che oggi, nell’epoca del marketing digitale, non è per niente cosa da poco.

Fiducia, meno preoccupazioni sulla privacy, più favori dal tuo vicinato

Navigando un po’ sulla rete abbiamo letto alcune recensioni su questo nuovo social network. Chi lo ringrazia, chi lo denigra, chi ancora non sa da che parte stare.
Le critiche maggiormente sollevate riguardano la paura di rendere visibile il proprio indirizzo. E qui, come sempre quando si parla di rete, mondo virtuale, internet e quant’altro, si entra in un terreno pieno di “sé”, “ma”, “forse”. Non tanto per l’utilità pratica del sistema, quanto per i problemi etici e di sicurezza che il semplice concetto della tecnologia porta con sé. Soliti dubbi che nascono e si pongono quando ci si trova davanti a una novità. Che spaventa perché non si conosce, perché si tentenna ad accoglierla come nuova abitudine di vita.
Ma siamo sempre là. In sé l’innovazione non crea problemi. Bisogna solo capire come utilizzarla e che valore attribuirle. E il compito non è semplice, ma ormai siamo diventati bravissimi a trovare un dialogo con essa. E la maggior parte delle volte è positivo.

di Valentina Cuppone

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