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Il latte di pecora scorre sul web

Sardegna 2.0: la campagna digitale può mostrare in anticipo le preferenze degli elettori.

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Altro che pastorizia. La Sardegna del 2019 è una delle regioni più dinamiche dal punto di vista della comunicazione digitale. A dimostrarlo, i dati di engagement della campagna elettorale in corso, che porterà i sardi, il prossimo 24 febbraio, ad eleggere il nuovo Presidente della Regione. I contendenti sono sei, ma solo su tre si concentra oltre il 90% delle attività in rete: il candidato del centrodestra, civico, sardista e autonomista Christian Solinas, quello di centrosinistra Massimo Zedda e quello del M5S Francesco Desogus. I dati invertono il luogo comune che vorrebbe maggior coinvolgimento digitale per il candidato del Movimento, il 58enne Francesco Desogus. Il profilo più visitato, commentato, condiviso è quello di Solinas, che non a caso è anche il più giovane competitor in corsa: ha 42 anni contro i 43 di Zedda. Ha impostato la campagna sul giusto mix tra piazza e Rete, persone vere e contatti telematici, con cui ha dato vita a un ecosistema digitale dalla forte impronta autorevole e personale. 
L’autorevolezza di Solinas, che a dispetto della giovane età ha un’esperienza quindicennale come amministratore locale, si riscontra nell’esposizione calibrata in video: il candidato di centrodestra compare in prima persona, in primo piano, e nell’arco di quaranta secondi affronta, analizza ed evade un singolo tema, prospettandone la soluzione. La dote della sintesi, quando si affida il ragionamento ad una clip, fa la differenza di traffico: e le prime dieci videosintesi di Solinas hanno visto tutte un moltiplicarsi crescente di visualizzazioni e condivisioni.

Le diverse strategie: questioni di immagine

Massimo Zedda ha dalla sua una articolata struttura di supporto, che va dai circuiti della sinistra bene di Cagliari agli universitari più alternativi, dai sindacalisti ai professionisti della politica. La scelta dei comunicatori di Zedda sta nell’esporlo poco al video, forse consapevoli del tono monocorde del loro candidato, che ha poca presa sull’elettore soprattutto se attutito dalla distanza. E dunque molte più foto che non video. Pochi post su Facebook, poco Instagram. Ma i testi sono prolissi e tendono quasi a compensare le scarse argomentazioni del candidato, tanto da spingere gli osservatori a immaginare facilmente che la mano di qualche spin doctor professionale sistemi le parole ad arte, nella redazione dei post. La differenza tra esposizione orale e scritta, per Zedda, è un po’ troppo stridente. Le immagini sono curate con la stessa attenzione: il candidato di centrosinistra, che è Sindaco uscente di Cagliari, non appare mai troppo elegante. È piuttosto un descamisados, con la camicia bianca d’ordinanza immancabilmente aperta, sempre senza cravatta. Se non è la posa abituale da Sindaco, è invece il frutto di una indicazione strategica chiara: puntare agli elettori più giovani e meno propensi a conferire un’autorevolezza istituzionale al proprio beniamino. Strizzare l’occhio a chi è più distaccato e meno informato sull’attualità politica, con immagini sbarazzine di facile presa.

Campagna digitale e risultato elettorale, facce della stessa medaglia

Sul tema caldo del latte di pecora, che agita queste ultime giornate di campagna elettorale, il post con cui Christian Solinas annuncia di aver chiesto e ottenuto l’impegno personale del ministro Centinaio miete centinaia di like e 133 condivisioni in poche ore, una vera cifra record. Nella campagna digitale, come succedeva una volta in quelle tradizionali, c’è sempre qualche “disturbatore”. In quella di Solinas fa spesso irruzione una giovane, Carolina, che sul proprio profilo Facebook mette in gigantografia una foto del suo beniamino, il candidato Pd Massimo Zedda. Carolina sembra avere una autentica passione per l’irrisione dell’avversario: tira ogni giorno la sua sassata digitale con una faccina che ride a commento di ogni idea, proposta, soluzione esposta da Solinas. Un atteggiamento tipico dei candidati perdenti, quando sanno di essere follower. E infatti la sensazione è che la fotografia elettorale rispetterà la proporzione della crescita digitale: Solinas primo, Zedda secondo, Desogus terzo. La Casaleggio non tira più come una volta: i Like di Desogus appaiono gonfiati un po’ ad arte, perché si osserva un gap troppo importante tra like e condivisioni. I diagrammi delle interazioni di Rete dimostrano che le interazioni sviluppate dalla coalizione di centrodestra, civica, sardista e autonomista, che ha inventato un format con codice dedicato per Instagram, Facebook e Twitter, non temono rivali.

di Aldo Mereu

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