Anche il mare ha un battito: i ricercatori lo studiano per salvare gli ecosistemi marini

Un team multidisciplinare del CNR ha analizzato il "battito" del mare come strumento per monitorare la salute degli ecosistemi marini. Un approccio innovativo che apre le porte a nuove prospettive di ricerca.

Giorgia Fazio
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Un team multidisciplinare del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha analizzato il “battito” del mare, ovvero una serie di suoni del fondale che rappresentano un indicatore per monitorare la salute dell’ecosistema sottomarino. A farlo sapere è direttamente il sito ufficiale del CNR, che riporta lo studio svolto nell’ambito del progetto PRIN SEAmPhonia.

Grazie ai dati raccolti, i ricercatori hanno notato una persistenze oscillazione giorno-notte dei segnali acustici ad alta frequenza, non riconducibile ai soli fattori fisici ambientali. Pier Francesco Moretti, del team di ricerca, commenta: “Eventuali variazioni dell’indicatore segnalerebbero un cambiamento del sistema, pur rendendo necessarie ulteriori analisi per individuarne le cause specifiche“.

Il battito del mare diventa oggetto di studio

Battito del mare

I segnali acustici del fondale sottomarino sono lo specchio della salute del mare stesso. A confermarlo è uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Ecological Indicators e condotto da un team multidisciplinare del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La squadra di ricerca è stata presentata sul sito ufficiale del CNR. A comporre il team, quindi, Pier Francesco Moretti del Dipartimento del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, Angela Pomaro dell’Istituto di Scienze Marine e Silvano Buogo dell’Istituto d’Ingegneria del Mare.

Il tutto si è svolto nell’ambito del progetto PRIN SEAmPhonia, attraverso l’installazione di idrofoni, ovvero microfoni pensati proprio per registrare i suoni sott’acqua, nel corso di alcune campagne sperimentali presso la piattaforma oceanografica Acqua Alta nel Mare Adriatico, al largo di Venezia. A spiegare meglio i passi seguiti dai ricercatori è stata Angela Pomaro:

Lo studio propone un approccio innovativo basato sull’analisi del soundscape sottomarino, ovvero il messaggio sonoro generato dall’insieme dei processi fisici, biologici e antropici che caratterizzano l’ambiente marino.

La novità risiede nell’identificazione di una caratteristica integrata dell’ecosistema marino nel suo insieme attraverso l’osservazione del campo acustico, invece di analizzarne separatamente i contributi da singole sorgenti.

L’obiettivo è individuare un nuovo indicatore in grado di valutare le condizioni dell’ecosistema attraverso i segnali acustici che produce, considerando il sistema nel suo complesso e superando gli approcci tradizionali basati su singole sorgenti sonore o sulle basse frequenze associate al traffico navale.

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Quali dati sono emersi dallo studio

Nello specifico, riporta il sito “cnr.it”, dai dati raccolti presso la piattaforma oceanografica Acqua Alta, il team di ricerca ha potuto notare un’oscillazione persistente giorno-notte dei segnali acustici ad alta frequenza, non riconducibile solamente ai fattori fisici ambientali. Prosegue Pomaro:

Questo andamento potrebbe riflettere i ritmi collettivi della componente biologica dell’ecosistema, configurandosi come una sorta di ‘battito’ del mare, capace di restituire informazioni sul suo stato di salute.

In particolare, la scoperta riguarda l’oscillazione giorno-notte della pendenza spettrale alle alte frequenze, una particolare caratteristica dello spettro acustico che potrebbe riflettere il comportamento complessivo dell’ecosistema, più che quello di una singola componente biologica o fisica.

La rilevanza di tale informazione deriva dal fatto che essa emerge da una tipica caratteristica dei sistemi complessi, che fa riferimento alla legge di potenza presente nelle alte frequenze dello spettro acustico marino e collegabile al concetto di invarianza di scala. Spiega Pier Francesco Moretti:

Le oscillazioni osservate potrebbero costituire un nuovo indicatore ecologico associabile alle attività biologiche dell’ecosistema.

Questo indicatore può essere paragonato alla temperatura corporea, che fornisce una misura sintetica dello stato di salute senza descrivere ogni singolo processo biologico.

Eventuali variazioni dell’indicatore segnalerebbero cioè un cambiamento del sistema, pur rendendo necessarie ulteriori analisi per individuarne le cause specifiche.

Si evince come questo tipo di ricerca proponga un approccio basato sulla misurazione di indicatori sistemici, in grado di descrivere lo stato complessivo degli ecosistemi marini in modo continuo, non invasivo e confrontabile tra siti diversi. In conclusione, Moretti afferma:

Un indicatore indipendente dalla calibrazione degli strumenti che apre la strada a un metodo innovativo di monitoraggio degli ecosistemi marini.

A differenza degli approcci fino ad oggi impiegati, spesso basati sulle basse frequenze legate al traffico marittimo e sui livelli assoluti di intensità sonora, previsti dalla Direttiva Europea sulla strategia per l’ambiente marino (MSFD), questa metodologia consentirebbe di valutare lo stato di salute degli ecosistemi e individuarne tempestivamente i cambiamenti attraverso l’ascolto del loro paesaggio sonoro.

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