Quali sono gli usi dell’intelligenza artificiale nella medicina? Dalle diagnosi al telemonitoraggio

L'intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo della medicina: quali sono i principali ambiti d'uso?

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando anche il mondo della medicina e il campo in cui sono stati raggiunti importanti successi è quello diagnostico: grazie all’AI è possibile identificare ogni tipo di patologie, come ad esempio quelle cardiache, tumorali, polmonari.

Inoltre, molti ospedali stanno già sperimentando l’uso dell’intelligenza artificiale in molti reparti per agevolare non solo il lavoro dei medici e infermieri, ma soprattutto quello degli stessi pazienti, e sono proprio questi ultimi a trarre maggiore vantaggio dalla tecnologia sempre più avanzata. Per quale motivo, e quali sono gli altri usi dell’AI in ambito medico?

Perché l’impiego dell’intelligenza artificiale nella medicina è cruciale?

Come riporta “Libertà”, la Fondazione Gimbe e il Forum delle Società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani non mancano di sottolineare quanto in Italia la situazione della sanità continui a essere estremamente critica: mancano, infatti, 100mila posti letto, 2.900 medici di famiglia, 30mila specialisti ospedalieri e 70mila infermieri.

A fronte di questa carenza di personale, l’uso dell’intelligenza artificiale sarebbe cruciale, in quanto è in grado di elaborare dati in modo rapido ed efficace. In ambito medico, quindi, può velocizzare il lavoro dei medici, aiutandoli a monitorare i parametri vitali dei pazienti, specialmente quelli affetti da malattie croniche. Non solo elaborazione dei dati, un’altra potenzialità dell’AI sarà la previsione e l’identificazione dell’avanzamento di una malattia prima che questa possa iniziare a svilupparsi.

Come può essere usato ChatGpt in ambito medico?

Per accelerare ancor di più il lavoro del personale medico, Google, in concomitanza con l’Università di Stanford vuole dare vita a un Medical Digital Assist, ovvero un assistente digitale che raccolga le informazioni dei pazienti e la loro storia, per poi compilare le proprie cartelle cliniche.

Non solo, grazie all’AI gli interventi chirurgici saranno più precisi e sono già state costruite le prime protesi che restituiscono il movimento, come ad esempio il neurostimolatore midollare, che ha il compito di ripristinare le informazioni tra il midollo spinale e il cervello.

Inoltre, possono essere sfruttate tutte le infinite potenzialità di ChatGpt per rendere più fruibili anche per i pazienti i referti e le lettere di dimissioni, divenendo un valido aiuto per tutti i medici dell’ospedale, ma anche per gli specializzandi che fanno tirocinio in reparto.

Che cos’è e quali sono gli ambiti del telemonitoraggio?

Un altro ambito dell’intelligenza artificiale è il telemonitoraggio, ovvero il monitoraggio a distanza con l’uso di precisi dispositivi elettronici che rilevano i parametri dei pazienti come peso corporeo, glicemia nei casi in non si trovassero in prossimità dei medici che li stanno seguendo.

Il telemonitoraggio include l’uso di orologi, bracciali detti wearables, e altri dispositivi indossabili e sempre più persone saranno in grado di tenere sempre sotto controllo la propria salute in qualsiasi momento. Quindi, questo servizio può essere impiegato dai pazienti sia se risiedono nella loro abitazione sia se sono in cura presso diverse strutture residenziali. Risulta evidente che l’AI non potrà sostituire il lavoro dei medici, ma rappresenta, sempre di più, un valido aiuto nelle terapie e nelle diagnosi precoci.

Leggi anche: Sanremo e intelligenza artificiale: quanto è attendibile la classifica stilata da ChatGPT?

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Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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