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Facebook sta invecchiando: gli adolescenti preferiscono Snapchat

Vita, crescita e morte di un social network: vi ricordate Myspace?

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Già a febbraio uno studio di eMarketer affermava che Facebook stesse perdendo quote sostanziose di giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni più velocemente di quanto previsto. Nel Regno Unito, secondo The Guardian, ragazzi della Generazione Z migravano e migrano verso Snapchat. E lo fanno forse per fuggire dalla presenza degli adulti sulla piattaforma di Zuckerberg o forse perché attirati da social che sfruttano in modo prevalente la potenza dell’immagine. Come Snapchat, appunto. Ci vorrebbe uno studio di sociologia dei media digitali per capirne a fondo le motivazioni, ma fatto sta che Facebook continua sì ad aggiungere utenti ma di fasce di età più adulte.

Nascono, crescono, invecchiano…. anche i social media

Regola di vita. Qualsiasi cosa nasce, cresce e si evolve. E i social media non sono tagliati fuori da questa legge. Così come l’ormai quasi dimenticato, e per alcuni preistoria, Myspace. Nato nel 2003, primo social network site mainstream che rintracciava nella passione per la musica il collante della sua community, Myspace diventa popolarissimo tra gli adolescenti di allora perché liberava la possibilità di creare una propria immagine, vera o presunta. Ma nel 2004 nasce Facebook. Prima pensato per connettere gli studenti universitari americani, poi aperto a tutti. Diventa in poco tempo lo spazio pubblico digitale più frequentato in assoluto. E lo è davvero, forse almeno fino alla questione Cambridge Analytica. Ai problemi riguardanti la privacy. Al pasticcio non ben chiaro delle ingerenze russe nelle elezioni americane. Alla difficile gestione delle fake news.

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Facebook cambia i connotati

Il luogo per connettersi con il resto del mondo più diffuso negli ultimi vent’anni accusa il colpo e forse in parte si trasforma.

Acquista altre realtà come Instagram e WhatsApp. Cambia la sua compagine sociale accogliendo in misura maggiore utenti di età superiore ai trentacinque anni. Facebook per la prima volta nella sua vita comincia a sentire qualche acciacco della vecchiaia. Forse per timore di avere invasa la propria privacy, forse per la diffusione enorme di sistemi di connessione mobile, come gli smartphone, che facilitano la connessione veloce e pratica ad altre piattaforme, comincia a essere abbandonato da un’importante fetta di utenti. Quelli più giovani. Probabilmente solo perché, insieme al fondatore del social media, sono cresciuti anche i suoi abitanti.

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Nel Regno Unito e oltre oceano vince Snapchat

L’app per stories e filtri per le foto. Nel 2018 Snapchat raccoglierà circa 1,9 milioni di utenti tra i 12 e i 24 anni. È questa la novità. Non che Facebook perda quota così, improvvisamente. No. Solo che l’età media dei propri frequentatori sale, arrivando a perdere circa 2 milioni di utenti nella fascia di età inferiore ai 24 anni. E non tutti migrano su Instagram, che è comunque gruppo Zuckerberg. Ma sempre più adolescenti si rivolgono all’app che è un misto tra social network e servizio di messaggistica. L’app senza fronzoli o contenuti verbali invadenti. Dove l’intento è solo quello di coltivare le relazioni personali. Il rapporto uno a uno. Senza ingerenze di nessun tipo. Basata sulla teoria del non accumulo, dato che i messaggi hanno una vita di 24 ore, Snapchat offre un servizio più immediato e pone come valore assolutamente fondamentale l’immagine e la sua trasformazione. Per divertimento o per renderla più comunicativa. E cosa può cercare di meglio un ragazzino di 15 anni se non la possibilità di condividere le emozioni del momento con i propri amici senza badare ad altro? E magari senza trovare i propri genitori sulla stessa piattaforma. Insomma siamo o no nell’era dell’immagine, dove i video, le foto, le storie visuali hanno la meglio sui contenuti scritti? L’immediatezza del visivo a volte, e in certi contesti, batte ancora l’attenzione necessaria a leggere anche poche righe. Per concentrazione, per tempo a disposizione, forse solo e semplicemente per noia.

E in Italia?

Il nostro paese resta un po’ ancorato alle “tradizioni” anche in materia di social media. E un po’ lento risulta anche il cambiamento nei confronti dei mezzi utilizzati per coltivare il proprio network. Così nello studio Global Digital 2018, indagine condotta da We are social in collaborazione con Hootsuite, che si rifà ai dati raccolti nel 2017, (ma non sembra che la situazione nel Bel Paese sia cambiata), per gli internauti italiani vale ancora una posizione Facebook-centrica. Anche se, e non può essere cosa irrilevante, YouTube ha una percentuale più alta di frequentatori. Non risulta strano se pensiamo al successo quasi invadente di video e influencer in Italia negli ultimi decenni.

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E se ci pensiamo bene è il ripetersi di una storia già vissuta. Media che prendono il posto di altri. Alcuni invecchiano altri nascono. La comunicazione, l’informazione e l’intrattenimento sono diventati di massa con la radio e la televisione. Soprattutto  con quest’ultima. Vedere ed essere visti ha un potere che non è nato né con i mass né con i social media ma che fa parte della nostra natura umana. E forse per questo le nuove trovate digitali rappresentano spesso la promessa di un successo strepitoso.

 

di Valentina Cuppone

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