venerdì, Settembre 25, 2020

Come valorizzare Napoli facendo l’imprenditrice quando tutti ti dicono di andare via

Valentina Cuppone
Valentina Cuppone
Valentina Cuppone, classe 1982. Caporedattore de Il Digitale. Formazione umanistica, una laurea in Lettere Moderne e una specializzazione in Comunicazione della cultura e dello spettacolo all’Università di Catania. Curiosa e appassionata di ogni cosa d’arte, si nutre di libri, mostre e spettacoli. Affascinata dal mondo della comunicazione web, il suo nuovo orizzonte di ricerca è l''innovazione.

Far sapere che qui produciamo il vero Made in Italy e che la nostra manodopera non è solo un’eccellenza, ma il futuro di una significativa rinascita“. Questo il sogno di Ornella Auzino, classe 1980. Imprenditrice napoletana che lavora come terzista nel settore della pelletteria producendo per i brand di lusso, come Gucci. Fin a qui sembra tutto abbastanza ordinario. Ma stiamo attenti. Anzitutto imprenditrice, donna del sud Italia, dove ancora persiste qualche stupido luogo comune. La sua è una storia esemplare, di ottimismo, volontà e perseveranza. Aggiungeremo di onestà e rispetto del lavoro, pensando alla realtà in cui la sua attività si inserisce. Perché riduttivo sarebbe descrivere Ornella come un’imprenditrice proprietaria di un’azienda che produce borse per conto di terzi: Ornella sfida stereotipi per sfatarli, mira alla valorizzazione di un territorio tormentato da una tale moltitudine di problemi per cui molte volte si sceglie piuttosto di andare via. E fa ancora di più. Punta al passato, alla tradizione per costruire un presente fatto di eccellenze e per porre le basi di un futuro ripulito dalla coltre di polvere accumulata sulla schiena di Napoli, città a cui viene spesso legato il luogo comune di patria della contraffazione. Leggi anche: L’imprenditoria è donna: 5 startup italiane di successo ce lo dimostrano

Un libro a cui ispirarsi, una storia di successo

Le mie borse. Come valorizzare Napoli facendo l’imprenditrice quando tutti ti dicono di andare via“. Questo il titolo del libro scritto e autoprodotto da Ornella che contiene in poche parole il senso di tutto ciò che nell’arco di più o meno vent’anni l’imprenditrice napoletana si è proposta di costruire. La produzione delle borse, la connotazione territoriale partenopea, l’ostinazione a restare in un territorio da cui tanti giovani scappano per cercare la propria affermazione in posti dove forse tutto sembra essere più semplice. Lei no. Resta a Napoli, decide di prendere in mano le sorti dell’azienda familiare e di trasformarne l’organizzazione puntando sul made in Italy, la qualità, la trasparenza. Per far conoscere il valore dell’artigianato smascherando e combattendo la contraffazione. Leggi anche: I nomadi digitali scelgono i paradisi del nostro sud

Imparare l’arte del mestiere fra le strade di Napoli

Forse il senso della vita l’ho imparato in due luoghi: nelle strade di Napoli e nella fabbrica dei miei genitori“. Spesso i grandi marchi della moda e del target di lusso si sono appoggiati alle aziende del capoluogo campano per la produzione dei loro prodotti in pelle. Perché la manifattura Made in Italy è famosa nel mondo e perché in questo territorio, nello specifico, c’è una forte tradizione in questo settore. Purtroppo il malaffare dilagante, i troppi affari illegali e la malavita, coniugati alla crisi di fine anni ’90, ha trasformato il settore, macchiandolo con la pratica scorretta della contraffazione. L’apertura al mercato globale ha portato con sé, oltre ai tanti vantaggi, anche alcuni ostacoli legati alla necessità di produrre il più possibile abbattendo i costi, alla meccanizzazione sfrenata di tanti settori, contribuendo a volte a far prevalere la logica della quantità su quella della qualità. L’azienda familiare di Ornella, come tante altre realtà italiane, ha subìto questa congiuntura negativa. Nata negli anni ’70, la Fad. Pel. era una realtà imprenditoriale cresciuta con il tempo e con il lavoro, riuscendo ad aumentare il numero di dipendenti da 10 a 35, inizialmente impegnati nella creazione delle loro produzioni, dal disegno al prodotto finito, passano poi a lavorare come terzisti. Ma mantengono la filosofia di base. Artigianato e tradizione. Produzione di eccellenze. Ed è questo che Ornella eredita nel momento in cui decide di mettersi in gioco.

La foto d’infanzia che ispirò il suo lavoro

Negli anni degli studi universitari, un giorno per caso Ornella trova una foto che ritrae lei e il fratello nascosti sotto un grosso rotolone di fodera. I due bambini erano soliti trascorrere il tempo nell’azienda dei genitori. Per loro era quotidianità. E per quanto durante gli anni dell’adolescenza Ornella rifiuti la possibilità di prendersi cura dell’impresa, quella foto le fa capire che la sua vita è indissolubilmente legata alla pelletteria. Per quello che questi prodotti hanno rappresentato per Napoli e per quello che potrebbero tornare a rappresentare per la sua terra.

Parola d’ordine: innovazione

Così nel 2008 decide di entrare in azienda e capire cosa stesse distruggendo tutto ciò che i suoi genitori avevano costruito negli anni. Trasforma la strategia imprenditoriale basandola su una perfetta commistione tra il know-how della tradizione, il lavoro degli artigiani e il supporto delle macchine. Una specie di bottega di medioevale memoria dove si continui a trasmettere l’importanza delle maestrie artigianali. Nel 2011 fonda RICA, impresa specializzata nella manifattura dei prodotti di lusso e nello sviluppo delle piccole produzioni. In seguito, nasce Le mie borse srls che ha l’ambizione di sostenere le startup nascenti nel mondo della pelletteria napoletana e di incoraggiare l’avviamento di una scuola che sia in grado di tramandare la tradizione manifatturiera riportando al vertice l’artigianato partenopeo. La peculiarità dell’azienda è dunque anche la divulgazione della conoscenza. Per trasmettere un mestiere e per tutelare le ricchezze e le risorse di un territorio. Valorizzare la propria terra sfruttando ciò che di buono decenni di padronanze artigianali hanno creato.

Ornella dà vita al brand Auzino

Ma Ornella fa di più. In un’epoca dove vige incontrastata la comunicazione digitale, la millennial napoletana sfrutta le risorse del web. Utilizza i social, le piattaforme di creazione di contenuti come Youtube, i blog, per diffondere e far diventare virale la sua filosofia. Un modo di affrontare l’impresa che non è legato meramente alla produzione ma che si nutre profondamente del dialogo tra committente e produttore ma anche tra lei e l’eventuale pubblico. E sì, Ornella ci mette letteralmente la faccia. Video, contenuti verbali, per diramare il più possibile l’idea d’eccellenza basata sull’originalità, la qualità, il rispetto del lavoro. Una strategia di vendita non solo dei servizi che offre la sua azienda, ma di valorizzazione di un territorio e di una tradizione. Siamo in Italia, un paese potenzialmente invidiabile per l’enorme concentrazione di bellezze naturali, artistiche, prodotti enogastronomici. E chi più ne ha più ne metta. Un paese talmente ricco di risorse da non riuscire a comprendere le motivazioni di tante fughe. Non vuole essere un appunto politico né tanto meno una ricerca di colpe. Solo che da sole, queste ricchezze, non producono valore. Ci vogliono gli uomini, le idee, il coraggio. Vuole essere probabilmente “solo” un augurio affinché siano più numerosi i progetti imprenditoriali come quelli di Ornella. di Valentina Cuppone

Valentina Cuppone
Valentina Cuppone
Valentina Cuppone, classe 1982. Caporedattore de Il Digitale. Formazione umanistica, una laurea in Lettere Moderne e una specializzazione in Comunicazione della cultura e dello spettacolo all’Università di Catania. Curiosa e appassionata di ogni cosa d’arte, si nutre di libri, mostre e spettacoli. Affascinata dal mondo della comunicazione web, il suo nuovo orizzonte di ricerca è l''innovazione.

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