Il Califano inedito di Leo Gassmann, la figlia Silvia, le poesie al PM con cui ritrova la libertà

Ottimo debutto per Leo Gassmann in Califano, mostrandoci lati nascosti del Califfo: dal dolore per la morte del padre al matrimonio da cui ha avuto una figlia, Silvia.

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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Prova superata per Leo Gassmann che ha interpretato il Califfo al suo debutto come attore, nel film Califano per la regia di Alessandro Angelini, una produzione di Greenboo Production, in collaborazione con Rai Fiction. E non deve essere stato affatto semplice, per un figlio e nipote d’arte, guadagnarsi la stima per la sua prima interpretazione, tra l’altro di un personaggio così complesso, amatissimo per le sue tipiche caratterizzazioni, intoccabile per i fan. Leo pur avendo una fisionomia più delicata è riuscito a incarnarlo perfettamente. È stata una grande prova attoriale.

Il biopic “Califano”, tratto dal libro Senza manette, è stato anche un grande successo di pubblico, conquistando il 22,8% di share. Califano ha ripercorso la vita del grande cantante-poeta, dai suoi 20 anni in cui ha sposato Rita Di Tommaso, sua unica moglie, dal cui matrimonio è nata Silvia, fino all’arresto avvenuto nel 1984.

In un ritmo che alterna cadute e trionfi, il film ci mostra, grazie alla bravura di Leo Gassmann, alcuni aspetti inediti del Califfo. Non solo un uomo innamorato dell’amore e delle donne, della musica e delle parole, ma anche un uomo che ha sofferto molto per la morte del padre, un uomo inquieto e malinconico, vivendo sempre, però, nel nome della libertà.

Leo Gassmann e il suo Franco Califano

Leo Gassmann si è preparato a lungo per poter interpretare Franco Califano. Fin dall’inizio del film, si noti come sia molto somigliante al Califfo nell’aspetto, riuscendo a replicare molto fedelmente il suo tono di voce e il suo accento. Ha presentato così il suo personaggio sul suo profilo Instagram:

Conoscerete la storia di un grande poeta. Sarà la conclusione di una storia lasciata a metà. Si è detto tanto sul maestro, ora è il momento della verità.

Sono onorato di aver lavorato a questo mio primo progetto con colleghi strepitosi che hanno reso il tutto ancora più indimenticabile.

Grazie agli amici di Franco che mi hanno guidato dall’inizio alla fine. Grazie Franco. Non ti dimenticherò mai.

Leo Gassmann ha saputo portare sulla scena il Franco Califano poeta, autore di alcune tra le più belle canzoni italiane come “Minuetto”, “La musica è finita”, quel Franco Califano diventato agente dei Ricchi e Poveri ― è stato coniato da lui il loro nome ― amico di Ornella Vanoni e Edoardo Vianello.

Allo stesso tempo, però, ci ha mostrato dei lati più personali, dalla sua infanzia in collegio alla morte di suo padre che lo ha condizionato per tutta la vita, dal suo primo lavoro in un’azienda di aspirapolveri ai fotoromanzi, dal Califano primo in classifica al Franco abbandonato da tutti al momento dell’arresto. Inoltre, ha reinterpretato le sue canzoni, ricordandoci la voce del Califfo, ma senza mai esagerare, dimostrando un personale e delicato omaggio.

Chi è Silvia Califano?

Nel film viene nominata spesso Silvia Califano, l’unica figlia del cantante avuta dal matrimonio con Rita Di Matteo. Come narrato nel film, Califano ha lasciato sia sua madre sia la piccola quando aveva 5 mesi, sebbene nel film si sottolinei: “Non le ho mai fatto mancare niente”.

Classe ’59, Silvia Califano, ex ballerina classica, abita a Trieste con sua figlia Francesca, dove gestisce una scuola di danza. Ha sempre avuto un rapporto conflittuale con suo padre, ma è stata proprio lei a riavvicinarsi, chiamandolo quando aveva 20 anni, come rivelato in un’intervista a “Vanity Fair”:

Lo rividi quando avevo 11 anni, a casa sua. Ero molto imbarazzata. Mi mise una mano sulla spalla, e io mi scostai.

Mia madre me ne aveva sempre parlato di lui, mi faceva vedere i suoi fotoromanzi, ogni tanto mi diceva che era uscita una sua nuova canzone.

Ma dopo il primo incontro non ci siamo più visti, finché una mattina, avevo ormai vent’anni, mi sono svegliata e ho pensato, “Devo conoscerlo”.

L’ho chiamato e mi sono presentata.

Mi ha detto, “Silvia chi?”. E ho risposto, “Tua figlia, mi piacerebbe vederti”.

Califano e “La mia libertà”

In Califano, oltre agli affetti e le storie d’amore, emerge spesso la libertà con cui il Califfo ha vissuto, e ha voluto vivere, la sua vita. Voleva essere libero da un legame che sarebbe durato per sempre, libero di infrangere le regole, libero di creare la sua musica. Questo aspetto si nota anche alla fine del film, quando viene interrogato dal PM, poiché indagato per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti, in seguito scarcerato in quanto “il fatto non sussisteva”.

Durante il colloquio esprimeva il bisogno di fare un nuovo disco: “Voglio essere il Califano migliore di sempre, e chiede un permesso per poter uscire e comporre di nuovo canzoni, questo avrebbe significato anche fare un tour. Il PM, all’inizio, si mostra restio, ma dopo aver letto alcune delle poesie di Califano inserite in un libro ― lasciato sulla sua scrivania come regalo ― cambia idea.

Leo Gassmann, nei panni di Franco Califano, ottiene quell’agognato permesso e passa dalla solitudine a un tour di 36 date. Il pubblico non lo ha mai dimenticato e canta la libertà, “La mia libertà”, lasciandoci una lezione indimenticabile: “Se sono triste canto piano, se sono in forma suono forte, Libertà che ho nelle vene, libertà che mi appartiene, libertà che è libertà”.

Leggi anche: Sarà Leo Gassmann a interpretare Franco Califano, in un film-viaggio tra i ’60 e gli ’80

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