sabato, 19 Settembre 2020

Basterà un cerotto per sostituire auricolari e microfoni

Federica Tuseo
Federica Tuseohttp://ildigitale.it
Federica Tuseo. Classe 1994. Redattrice. Nomade digitale, alla costante ricerca di novità e sempre pronta a partire per girare il mondo, raccontando storie di vita vissuta. Una laurea triennale in Lingue e culture moderne ed una magistrale in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Web, startup e innovazione sono i suoi orizzonti di ricerca.

Un gruppo di ricercatori coreani ha creato dei cerotti smart che riproducono e registrano suoni e voci a fior di pelle. Sembra di parlare di un gadget alla James Bond, ma in realtà è molto più reale di quanto sembra. Questo rivoluzionario dispositivo sviluppato dai laboratori del National Institute of Science and Technology di Ulsan, in Corea del Sud, rappresenta una svolta nell’uso delle nanotecnologie e potrebbe sicuramente avere tanti usi pratici nella vita quotidiana. A differenza di altri smart device, come cuffie e auricolari bluetooth, o altoparlanti e microfoni di ultima generazione, il cerotto smart è invisibile e indossabile direttamente sulla pelle per parlare e ascoltare senza bisogno di utilizzare altri dispositivi. Leggi anche: “Donare il sangue è sempre più smart: nasce la prima app e community”

Un dispositivo incredibile, ma com’è fatto?

Nella ricerca recentemente pubblicata su Science Advanced, si legge come è composto e in che modo funziona il cerotto che, se migliorato e messo in commercio, potrebbe rendere la nostra pelle hi-tech. I ricercatori hanno creato delle nano membrane trasparenti e ultrasottili, capaci contemporaneamente di adattarsi alla pelle, quindi molto flessibili, e di trasmettere segnali audio. Le membrane sono più sottili di un tatuaggio temporaneo e contengono un minuscolo reticolo di fili d’argento, rivestiti da strati di polimeri che, grazie alla struttura ortogonale, fanno risultare l’intera struttura trasparente.

Invisibile e ultrasottile, funzionerà davvero?

La risposta è sì, ed il suo funzionamento varia in base al tipo di funzione che il cerotto svolge. Esistono infatti due tipi di attività per cui sfruttare lo smart cerotto:

  1. Altoparlante – il segnale audio proveniente da una fonte, per esempio uno stereo, fa sì che il reticolo si surriscaldi fino a 33 gradi: le variazioni della pressione nell’aria circostante vengono percepite dalle nostre orecchie come onde sonore.
  2. Microfono – le onde sonore prodotte dalla voce vengono convertite dal cerotto in segnali elettrici, poi convogliati allo smartphone o al computer per essere memorizzati e riprodotti.

Lo schema di funzionamento come speaker del cerotto smart.
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Tutti ne vorranno uno, ma a chi potrebbe realmente cambiare la vita?

Gli utilizzi di questo strumento potenzialmente sono molti, fra questi sicuramente la possibilità di sostituire cuffie, earbuds, auricolari e tutti gli accessori che oggi usiamo per ascoltare la musica. Un’altra opzione potrebbe essere quella di utilizzare questa tecnologia indossabile per il riconoscimento vocale, potendo essere applicati a oggetti preesistenti in modo semplice e veloce. Il cerotto infatti, se posto sulla gola, è in grado di percepire anche le vibrazioni delle corde vocali e di riconoscere le parole dal movimento delle stesse. I ricercatori hanno già testato la loro invenzione su quattro volontari come dispositivo di riconoscimento vocale per lo sblocco dello smartphone, con ottimi risultati. Il sistema ha indovinato la voce del proprietario nel 98% dei casi. Pensando invece ad usi più utili a risolvere delle difficoltà umane, le nano membrane potrebbero essere impiegate per realizzare apparecchi acustici ad esempio o anche speaker in grado di ridare la voce a chi l’ha persa. Anche per questo i ricercatori al momento stanno lavorando per migliorare l’accuratezza nel distinguere voci e parole. Per quanto riguarda la funzione ‘altoparlante’, il prossimo obiettivo riguarda la qualità e il volume del suono. Inoltre, affinché il cerotto possa approdare sul mercato, sarà necessario anche scegliere dei materiali alternativi che garantiscano comunque ottime performance, ma che abbiano costi di produzione più contenuti.   di Federica Tuseo  

Federica Tuseo
Federica Tuseohttp://ildigitale.it
Federica Tuseo. Classe 1994. Redattrice. Nomade digitale, alla costante ricerca di novità e sempre pronta a partire per girare il mondo, raccontando storie di vita vissuta. Una laurea triennale in Lingue e culture moderne ed una magistrale in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Web, startup e innovazione sono i suoi orizzonti di ricerca.

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