- L’intervista ad Alessandro Profili, founder di uno store a soli 14 anni
- 1. Gestire uno store a livello pratico e artistico da giovanissimo è una sfida importante. Come affronti questa doppia responsabilità?
- 2. Quali sono i riferimenti che definiscono l’immaginario di Moonrock?
- 3. Nel tuo percorso personale compaiono la passione per i graffiti e la boxe. Ritroviamo questi mondi anche nei tuoi capi?
- 4. Come si articola la tua offerta di abbigliamento tra capi pronti e pezzi unici?
- 5. Guardando alla scena musicale, con chi sogni di collaborare?
- 6. Se dovessi dare un consiglio a un quattordicenne che vuole intraprendere la tua stessa strada, cosa gli diresti?
- 7. Cresciuto a contatto con l’innovazione, che opinione hai del rapporto tra intelligenza artificiale e processo creativo?
- 8. Che messaggio vuoi trasmettere a chi sceglie i tuoi capi, e qual è la soddisfazione più grande che ti ha regalato moonrock?
Fondare un proprio brand a soli 14 anni non è un’impresa da poco, soprattutto quando si sceglie di gestire in prima persona sia la direzione artistica che la vita pratica di uno store. È il percorso intrapreso da Alessandro Profili, classe 2007, e ideatore di Moonrock, che ha saputo trasformare un background fatto di pittura e cultura urbana in un progetto stilistico dal forte carattere. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare le radici del brand, il valore della gavetta e il suo parere sul futuro della moda.
L’intervista ad Alessandro Profili, founder di uno store a soli 14 anni

1. Gestire uno store a livello pratico e artistico da giovanissimo è una sfida importante. Come affronti questa doppia responsabilità?
È un impegno notevole, ma fondamentale per mantenere viva la visione del progetto. In negozio non sono solo: collaboro con un amico, anche lui fondatore di un brand di abbigliamento nato inizialmente con i cappelli. La sua presenza mi dà un supporto prezioso nella gestione quotidiana dello store. A livello artistico ognuno mantiene la propria identità, ma spesso realizziamo pezzi unici a quattro mani. Condividere gli spazi e il lavoro rende tutto più stimolante.
2. Quali sono i riferimenti che definiscono l’immaginario di Moonrock?
C’è una forte influenza legata al mondo gotico e a realtà come Chrome Hearts, in particolare per la cura di toppe e lavorazioni. Al contempo guardo molto all’immaginario horror, protagonista della capsule che presenteremo per Halloween. È un’estetica decisa, che ricerca un impatto visivo netto e senza compromessi.
3. Nel tuo percorso personale compaiono la passione per i graffiti e la boxe. Ritroviamo questi mondi anche nei tuoi capi?
Nella boxe il legame si concretizza attraverso delle collaborazioni, ad esempio ho realizzato outfit personalizzati per alcuni incontri del pugile Manuel Parrini. Il mondo dei graffiti, invece, attraversa direttamente le collezioni. Spesso usiamo bombolette o aerografo sui capi. Tra i lavori a cui sono più legato c’è una felpa aerografata realizzata per il rapper Dante.
4. Come si articola la tua offerta di abbigliamento tra capi pronti e pezzi unici?

Abbiamo diverse fasce: c’è il merchandising pronto alla vendita, con prezzi accessibili che vanno dai 25 ai 150 euro, e poi una linea più esclusiva di capi custom o fatti da zero su ordinazione, ad esempio con inserti in pelle su giacche Balmain o Levi’s.
5. Guardando alla scena musicale, con chi sogni di collaborare?
In Italia mi piacerebbe collaborare con Noyz Narcos: per chi è cresciuto a Roma rappresenta un punto di riferimento autentico. Allargando i confini, il sogno assoluto resta quello di vestire Kanye West.
6. Se dovessi dare un consiglio a un quattordicenne che vuole intraprendere la tua stessa strada, cosa gli diresti?
Il primo consiglio è studiare e fare pratica prima di lanciarsi. Io stesso ho iniziato dipingendo quadri a nove anni, per poi capire che volevo orientarmi sulla moda, ma non sapevo da dove cominciare. Mi sono formato all’Accademia del Lusso, studiando cartamodelli, confezione, cucito e grafica. Anche imparare subito ad utilizzare programmi come Illustrator è fondamentale per concretizzare le proprie idee. La creatività ha sempre bisogno di una tecnica solida per esprimersi al meglio.
7. Cresciuto a contatto con l’innovazione, che opinione hai del rapporto tra intelligenza artificiale e processo creativo?
Credo sia uno strumento estremamente utile se adoperato con criterio e consapevolezza. Aiuta a ottimizzare i tempi di lavoro e ad ampliare le possibilità espressive, permettendo anche a chi ha meno basi tecniche di esplorare la propria visione. Non deve sostituire l’intero processo né rimpiazzare il concept umano: la scintilla iniziale deve essere valida e interessante, altrimenti è tutto inutile. Usata come supporto per affinare e velocizzare il lavoro, l’IA è senz’altro un’alleata preziosa.
8. Che messaggio vuoi trasmettere a chi sceglie i tuoi capi, e qual è la soddisfazione più grande che ti ha regalato moonrock?
L’invito a essere sé stessi senza condizionamenti. I pezzi che creo sono audaci, ricchi di colore e con grafiche impattanti, a volte provocatorie. Indossarli significa scegliere di distinguersi, con la libertà di fregarsene del giudizio altrui. Per quanto riguarda invece la soddisfazione più grande, senza dubbi posso dirti che ricevere messaggi da persone sconosciute che mi scrivono per dirmi che ciò che faccio è per loro fonte di ispirazione. È qualcosa che ripaga di ogni fatica.
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