Inizia il conto alla rovescia per il rientro a scuola, ma a che punto sono i bambini con i compiti delle vacanze? E poi, sono davvero pronti a tornare in classe o hanno qualche insicurezza? Abbandonare le abitudini estive per riacquisire la vecchia routine, inserirsi in un contesto in cui ci sono tanti bimbi, dover fare i conti con alcune paure, sono tutti aspetti che possono emergere sul finire delle vacanze.
Gli adulti, quindi, devono prendere in considerazione le domande che i piccoli possono farsi, oltre che accompagnarli nello svolgimento dei compiti, per evitare di correre negli ultimi giorni prima del rientro in classe. Ansa ha chiesto all’insegnante Teresa Ruggiero di dare dei consigli per vivere questo momento nel modo più sereno possibile.
SOS compiti delle vacanze

Come fa sapere Ansa, saranno oltre due milioni e mezzo i bambini italiani, dai 6 ai 10 anni, a frequentare l’anno scolastico 2026/27. La fine di agosto è il segno che le vacanze stanno giungendo al termine e la campanella ritornerà presto a suonare. In un contesto del genere, è possibile che i piccoli non abbiano ancora terminato i compiti estivi.
Teresa Ruggiero, insegnante di scuola primaria a Roma, afferma come i manuali dati ai bambini altro non sono altro che una guida per mantenersi sempre attivi mentalmente. Quindi, anche leggere o far fare loro le parole crociate potrebbe avere lo stesso effetto positivo. Sottolinea Ruggiero:
I compiti per le vacanze spesso sono suggeriti dagli insegnanti su esplicita richiesta degli stessi genitori che preferiscono avere dei manuali di riferimento per il ripasso delle materie per i figli, ma durante le vacanze basterebbe farli leggere, anche libri a loro scelta, fumetti e perfino la settimana enigmistica per piccoli.
I bambini non sono bravi lettori e capita spesso che non leggano in modo scorrevole anche da grandicelli.
E per quanto riguarda la corsa gli ultimi giorni di vacanze per portare a termine tutti i compiti, l’insegnante specifica che non è un bene aumentare possibili ansie nei bimbi:
I compiti estivi per le primarie di solito sono suggeriti, non imposti, perciò niente corse che aumentano l’ansia.
Il lavoro estivo, in particolare nelle ultime settimane che precedono il primo giorno di scuola, dovrebbe essere un modo per allenarsi a riprendere confidenza con i ritmi scolastici, ma soprattutto con la scrittura e la lettura.
Come?
Creando uno spazio ‘lento’.
Perciò niente full immersion, i compiti non vanno demonizzati anche se siamo agli sgoccioli, mai associarli a punizioni o fare patti pur di farglieli fare di corsa.
È bene invece cambiare prospettiva dandosi delle priorità e dedicando un tempo ‘lento’ e un luogo adeguato per dedicarsi alla lettura e alla scrittura, che sono essi stessi atti fatti con calma.
Si può dedicare ai manuali assegnati del tempo preciso ogni mattina, magari prima di andare al mare o a giocare con gli amici, oppure il primo pomeriggio ed è necessaria una buona dose di concentrazione perciò è bene creare anche un luogo idoneo, tranquillo, senza distrazioni e piacevole per i bambini.
Il tempo potrebbe anche coincidere con quello che i genitori dedicano alla gestione e alla sistemazione di pratiche al computer, se non sono ancora rientrati in ufficio.
Se si riesce a creare uno spazio familiare lento e ricco per concentrarsi insieme in queste ultime settimane sarà un ottimo esempio positivo privo di preoccupazioni.
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L’ansia di tornare a scuola
Un altro aspetto da prendere in considerazione quando si avvicina il rientro a scuola è l’ansia che può sorgere nei bambini, sapendo di dover tornare in contesti affollati oppure entrare a far parte di una nuova classe, in cui non si conosce nessuno. Tiziana Ruggiero ha spiegato ad Ansa:
La questione dell’ansia genitoriale nel lasciare i loro bambini a scuola pensando di ‘gettarli nell’arena’ è sempre più comune.
È necessaria invece una maggiore fiducia nell’istituzione scolastica, nei propri figli e nei docenti che gestiscono e monitorano i ragazzi quando si va verso reali conflitti o casi di bullismo.
Invece accade sempre più spesso che i genitori entrino a gamba tesa nelle dinamiche relazionali tra il loro bambino e gli altri alunni, per difenderlo da eventuali delusioni o conflitti.
Così però non si aiuta a crescere il proprio figlio.
I bambini sono in grado di fare amicizia da soli, seppure in tempi diversi, e di gestire il rapporto con i compagni.
Il confronto non è mai negativo, è formativo e li aiuta a smussare angoli e trovare soluzioni , idem i conflitti se non sfociano in atti di bullismo che vanno riconosciuti e, sì, affrontati insieme a insegnanti e genitori.
Infine, l’insegnante consiglia di far fare ai piccoli delle attività extrascolastiche sempre all’interno del plesso, in modo da costruire dei legami con altri compagni. Queste le parole di Ruggiero:
Spesso le scuole statali italiane collaborano con associazioni e gruppi di esperti per le attività pomeridiane e sono senza dubbio occasioni preziose per aumentare la socializzazione dei bambini anche quando ai genitori paiono attività meno performanti di quelle offerte da centri privati.
Qualora non ci fossero si possono consultare parrocchie o gruppi scout per far stare i propri figli con altri ragazzi piuttosto che a casa da soli.
Le opportunità all’interno di queste comunità possono consentire ai bambini di incontrare altri bambini che probabilmente hanno i loro stessi interessi, portandoli così a trovare il loro gruppo di pari magari nel loro stesso quartiere di residenza.
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