Una bimba di un anno è stata operata al Bambino Gesù di Roma a causa di un tumore arrivato fino a uno dei nervi della colonna vertebrale. I medici, come fa sapere Repubblica, hanno visualizzato prima l’intervento, attraverso delle ricostruzioni 3D, così da agire nel modo più preciso possibile in sala operatoria.
La premura degli specialisti, infatti, era evitare di compromettere il movimento della gamba toccata dal neuroblastoma. Il dottor Giorgio Persano ha affermato: “L’obiettivo era rimuovere completamente la malattia preservando al tempo stesso le strutture nervose più importanti“.
Tumore asportato grazie a pianificazione 3D

Un intervento di estrema tecnologia e precisione è stato svolto presso l’ospedale Bambino Gesù di Roma. La paziente, una bambina di poco più di un anno, è stata sottoposta all’asportazione di una massa tumorale che si era estesa nel canale vertebrale, ovvero lo spazio all’interno delle vertebre in cui si trovano il midollo spinale e le radici nervose.
L’aspetto particolare di questo neuroblastoma, sottolinea Repubblica, era la compromissione di uno dei nervi che controllano il movimento della gamba. L’obiettivo dei chirurghi, quindi, era intervenire sulla massa, senza danneggiare la funzione. In un primo momento, gli specialisti hanno pianificato l’operazione con simulazioni tridimensionali e scelto un accesso chirurgico dalla schiena invece del tradizionale accesso addominale.
La pianificazione preoperatoria con ricostruzioni 3D e simulazioni virtuali è stata determinante per lo svolgimento dell’intervento, in quanto si sono potuti analizzare con precisione i rapporti tra tumore, colonna vertebrale, midollo spinale e nervi e “provare” virtualmente l’azione chirurgica prima di entrare in sala operatoria.
Nel corso dell’operazione, il sistema nervoso è stato tenuto sotto controllo in tempo reale da un sistema di monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio e da una strategia anestesiologica specificamente calibrata per mantenere attivi i segnali nervosi.
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Un nuovo approccio chirurgico
La strada percorsa dai chirurghi del Bambino Gesù si è discostata da quelle scelte canonicamente. A spiegare il perché è stato il dottor Giorgio Persano, dell’Unità operativa semplice di Chirurgia oncologica del Bambino Gesù guidata dal dottor Alessandro Crocoli. Queste le parole di Persano riprese da Repubblica:
La posizione del tumore ci ha imposto di ripensare completamente l’approccio chirurgico.
Le simulazioni tridimensionali ci hanno permesso di studiare in anticipo ogni fase dell’intervento e di scegliere un accesso dalla schiena, insolito per questo tipo di tumore ma il più adatto in questo caso.
L’obiettivo era rimuovere completamente la malattia preservando al tempo stesso le strutture nervose più importanti.
Accedendo posteriormente è stato possibile asportate con una sola procedura sia la parte esterna del tumore che quella all’interno del canale vertebrale. Come già detto, durante l’operazione la paziente è stata tenuta sotto controllo dal monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, che permette di controllare in tempo reale l’integrità dei nervi in sala operatoria.
Le informazioni raccolte dal sistema hanno consentito agli specialisti di procedere con la massima precisione, proteggendo il nervo attaccato dal tumore. Il dottor Andrea Carai, responsabile dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia del Bambino Gesù, ha commentato a tal proposito:
Quando un tumore cresce così vicino ai nervi che controllano il movimento di una gamba, ogni millimetro conta.
Il monitoraggio neurofisiologico ci permette di verificare in tempo reale che queste strutture continuino a funzionare mentre il chirurgo lavora.
Integrando neurochirurgia, neurofisiologia, anestesia e chirurgia oncologica possiamo affrontare interventi estremamente delicati con un livello di sicurezza più elevato.
L’intervento è durato circa quattro ore ma è terminato nel migliore dei modi. La bambina è stata dimessa sei giorni dopo l’intervento e ha già iniziato il percorso riabilitativo.
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