Una nuova direttiva riguardante i concorsi universitari sta per dare una svolta decisa in tutto il panorama accademico nazionale: il DDL proposto dal Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, incentrato principalmente sui concorsi per docenti indetti dagli atenei, diventa ufficialmente legge.
Il punto fondamentale di questa riforma è la cancellazione dell’Abilitazione scientifica nazionale (Asn), in vigore dal 2010 e ora sostituita da un’autocertificazione in cui i candidati dichiarano il possesso dei prerequisiti necessari al sostenimento del concorso.
Secondo quanto riporta “Il Sole 24 Ore”, tali requisiti autocertificati saranno vagliati da una commissione dedicata composta da cinque membri, quattro dei quali esterni all’ateneo dove si svolge la selezione, e che verranno sorteggiati, mentre l’altro sarà scelto internamente. Infine, si prevedono poi cambiamenti, più marginali ma presenti, sulla questione mobilità con l’introduzione della possiibilità di trasferimento “a senso unico”.
La nuova legge, che ha il chiaro intento di rendere i processi intorno ai concorsi più limpidi e trasparenti, si candida ad essere una delle più rilevanti negli ultimi anni per quanto concerne l’istruzione accademica: ora nel dettaglio i punti focali della riforma.
STOP ALL’ABILITAZIONE SCIENTIFICA NAZIONALE, VIA LIBERA ALL’AUTOCERTIFICAZIONE

Il cuore della riforma è l’abolizione, per l’appunto, dell’Abilitazione scientifica nazionale (Asn), entrata in vigore nel 2010: il superamento di questo meccanismo, che porta disomogeneità e l’utilizzo di un doppio livello di valutazione nazionale e locale, spalanca le porte a un sistema più moderno basato sull’autocertificazione, all’insegna di chiarezza e trasparenza.
Le autocertificazioni dei requisiti di produttività scientifica, che i candidati sono tenuti a completare, vengono sottoposte alla verifica di commissioni formate da cinque membri: quattro esterni, estratti da una lista di 40 aspiranti commissari predisposta dal Ministero sulla base di curricula pubblici, e un componente interno selezionato dall’ateneo tra docenti stabilmente impegnati all’estero.
Gli stessi devono possedere una posizione accademica almeno equipollente a quella oggetto del concorso. Per i gruppi scientifico-disciplinari di dimensioni più ridotte, le commissioni saranno invece composte da tre membri: due esterni e uno interno.
Alla base della scelta del Governo i sono i numeri del sistema appena archiviato. Stando a quanto riporta “Il Sole 24 Ore”, nelle sei tornate dell’Asn bandite dal 2012 ad oggi, dei 71mila aspiranti professori abilitati, solo meno di 40mila hanno poi ottenuto la cattedra, e oltre 31mila candidati pari al 41,3% del totale non sono stati chiamati dagli atenei nonostante abbiano superato la valutazione nazionale.
Questa falla ha conseguentemente portato, tra il 2013 e il 2024, a un elevato numero di contenziosi: sono ben 2500 i ricorsi inviati al TAR della regione Lazio e al Consiglio di Stato. Tuttavia, ora queste modifiche alla legge lasciano spazio a uno spiraglio di luce, che vada a contrastare localismi e raccomandazioni.
LA QUESTIONE MOBILITà E IL TRASFERIMENTO “A SENSO UNICO”
Il provvedimento sui concorsi universitari prevede anche modifiche dal punto di vista della mobilità, tra cui un aumento di quota dal 20 al 25% per i posti da professore riservati a chi proviene da un altro ateneo, e dal 33 al 35% per risorse legate ai contratti da ricercatore.
Ma ciò che risulta più opportuno da segnalare è l’introduzione dell’opportunità del trasferimento “a senso unico”, quindi non più a scambio reciproco, di professori e ricercatori a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni.
L’unica conditio sin equa non è, oltre ovviamente l’assenso dell’interessato, la garanzia, da parte dell’ateneo che intende farsi carico del trasferimento, di rispettare specifici indicatori di sostenibilità economico-finanziaria.
Questa riforma permette di rendere i trasferimenti più semplici, esuli da questioni burocratiche inaffrontabili. Tutto all’insegna, dal trasferimento “a senso unico” al superamento dell’abilitazione scientifica nazionale, di legalità, chiarezza e trasparenza, i veri capisaldi di questa riforma.
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